Nato nel 1907 sull’Isola di Man, il Tourist Trophy (TT) è la corsa motociclistica più antica, celebre e rischiosa del pianeta. Un mito che si rinnova anno dopo anno e che ha appena visto andare in archivio la sua 105ª edizione. I piloti gareggiano singolarmente contro il tempo, sfrecciando a oltre 300 chilometri orari tra marciapiedi, muretti in pietra, pali della luce e case, lungo un tracciato stradale di 60 chilometri che si snoda tra villaggi e montagne. Correre a queste medie folli su strade aperte al pubblico tutto l’anno richiede un approccio tecnico completamente diverso rispetto alla pista tradizionale. Tutti i rischi li conosce bene Andreani Group, che attraverso la sua neonata divisione britannica cura l’assistenza delle Honda derivate dal Campionato Superbike, pronte per sfidare il leggendario percorso.
L’intervento dei tecnici sull’assetto

A livello meccanico la base di partenza è simile a quella dei circuiti classici, ma le priorità cambiano. Per evitare che le carene tocchino l’asfalto grattando contro il terreno, l’assetto della moto nelle road race viene leggermente rialzato. Il tracciato del TT è infatti una trappola di dossi, avvallamenti e salti improvvisi che sottopongono le sospensioni a uno stress continuo e violento. I tecnici lavorano soprattutto sulla fase di ritorno degli ammortizzatori. L’obiettivo è fare in modo che la moto non salti e non si scomponga dopo le compressioni più dure, mantenendo le ruote sempre incollate a terra. La prima parte dell’ammortizzatore rimane quindi simile a quella da pista per assorbire le imperfezioni, mentre la parte finale diventa molto più rigida per gestire gli impatti più violenti, come nel difficilissimo settore di Ramsey. Anche l’elettronica viene addolcita. La gestione del freno motore e l’erogazione della potenza servono a rendere la risposta del motore prevedibile e fluida, riducendo la fatica fisica e mentale del pilota, costretto a mantenere una concentrazione totale per oltre 17 minuti a giro nei lunghi rettilinei affrontati a gas spalancato.
Macinare chilometri e analizzare dati


Durante le prove non si fanno stravolgimenti continui sulla moto: i piloti devono girare il più possibile per accumulare i chilometri necessari a qualificarsi e per memorizzare i segreti del percorso. Le modifiche si fanno con calma, i tecnici Andreani analizzano i dati tra una sessione e l’altra. Infine, c’è il fattore meteo. Al Tourist Trophy il margine di errore è zero, motivo per cui non si corre mai sul bagnato. Se la strada non è perfettamente asciutta, tutto si ferma. Perché per vincere sull’Isola di Man la velocità è importante, ma la capacità della moto di rassicurare il pilota nelle situazioni più estreme è l’unico aspetto che conta davvero.




