Il valore del tempo, scooter o intermodale?

Che valore diamo al tempo? E quanto vale quello che impieghiamo (o risparmiamo) per spostarci? Proviamo a rispondere in due modi: il primo in sella allo scooter Kawasaki J300. Il secondo attraverso un trasferimento intermodale bici più treno

7 ottobre 2014 - 19:10

“Il tempo è denaro”. Il vecchio adagio popolare è in realtà una teoria frutto di lunghi studi scientifici. Il “VOT”, dall’inglese Value Of Time, infatti, è una vera e propria unità di misura che viene utilizzata nello studio della pianificazione dei trasporti ed esprime il valore monetario associato al tempo impiegato per spostarsi. Non è un caso che nelle amministrazioni pubbliche più moderne l’attenzione al trasporto (pubblico o individuale) sia massima. Ottimizzare gli spostamenti dei cosiddetti “pendolari” (ma pendolari lo siamo un po’ tutti, eccetto coloro che lavorano a casa) fa risparmiare tanti soldi, non solo agli utenti ma anche alle amministrazioni stesse.
A qualcuno – anche a me, lo ammetto – il solo pensiero che il tempo abbia un valore economico genera stress, insieme all’immediata sensazione che il tempo non basti mai.
Se però ci limitiamo a parlare di trasporti e di tecnologia, ci rendiamo conto che nel ventunesimo secolo tutto va, o meglio dovrebbe andare, molto veloce. La velocità è una condizione imprescindibile del nostro tempo: ad esempio non siamo disposti ad aspettare più di due secondi perché si carichi una pagina web, oppure perdiamo la pazienza se il navigatore satellitare non ci indica in pochi istanti la strada da seguire. Siamo abituati a viaggiare da Milano a Roma in treno in appena tre ore (due ore e venti dal 2015!) e ci arrabbiamo, giustamente, quando un mezzo pubblico arriva in ritardo.

Velocità, probabilmente, fa rima con efficienza e questo tema non è il fiore all’occhiello del nostro Bel Paese visto che, giusto per fare un altro esempio ferroviario meno virtuoso, per muoversi da Reggio Calabria a Bari (450 km) con i mezzi pubblici occorrono ancora oggi otto ore abbondanti.
Il tema del valore del tempo, dunque, è essenziale in un Paese moderno; lo è ancor di più, per tornare alla domanda iniziale, per i milioni di Italiani che “pendolano” tra la provincia e la città, chiedendosi quotidianamente quale sia il mezzo di trasporto più adatto alle proprie esigenze.
Il più veloce? Il più ecologico? Il più rilassante? Il più economico? Sono molte le domande e forse poche le risposte perché la casistica è molto ampia, per non dire sterminata.
Per capire il valore da attribuire al tempo ci siamo spostati fuori città, perché è chiaro che la velocità degli spostamenti prettamente urbani, in una città che dispone di 4 linee di metropolitana (e diverse linee ferroviarie passanti) come Milano vede sempre favorito il trasporto pubblico. Inoltre non tutti abitano in città: il pendolare tipo vive in provincia e per raggiungere la metropolitana si deve divincolare tra autobus, tangenziali e treni. Oppure può affidarsi al cosiddetto trasporto intermodale, combinando tra loro mobilità individuale (con una bici, ad esempio, ancor meglio una pieghevole che può viaggiare sui treni) e trasporto pubblico. Si tratta di un modo di spostarsi moderno e “chic”, che in molte zone d’Europa ha preso piede e che anche in alcune zone d’Italia si sta facendo largo. Una delle alternative? Lo scooter, mezzo per lo spostamento individuale per eccellenza, che quando si abita fuori città può essere la soluzione definitiva. Non si è soggetti agli orari (e ai ritardi) dei mezzi pubblici, ci si sposta ovunque e con una “copertina” e un minimo di equipaggiamento si può affrontare l’inverno.

Abbiamo voluto fare un esperimento, dandoci appuntamento per la partenza da Borgarello, un paese alle porte di Pavia,  con destinazione il centro di Milano. Una scelta meditata, perché chi vuole andare a Milano partendo da qui ha tre scelte: muoversi con mezzi propri, utilizzare la linea stradale di autobus o scegliere il treno regionale che ferma alla vicina (2,4 km) stazione della Certosa di Pavia, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, con tanto di panche in legno e cabina telefonica!
I protagonisti della sfida? J300, lo scooter con cui Kawasaki lo scorso anno è entrata con successo nel mondo degli automatici, e Graziella, non la bici pieghevole degli anni ‘60 ma la versione glamour e moderna riproposta da Bottecchia due anni fa, con tanto di telaio in alluminio e cambio Nexus a tre velocità nel mozzo. La Graziella è “la” pieghevole per eccellenza.

Si parte alle 8 del mattino: la statale dei Giovi, che costeggia il Naviglio Pavese e unisce Pavia al capoluogo lombardo, è una colonna pressoché ininterrotta di automobili, come molte delle arterie che a quell’ora travasano forza lavoro in città. Il Kawasaki J300 è agile in mezzo al traffico, si muove rapido sulle arterie extraurbane, non teme tangenziali e autostrade. Oltretutto la cilindrata 300 è il compromesso perfetto tra prezzo, prestazioni e dimensioni. Come abbiamo avuto modo di verificare nelle altre occasioni in cui lo abbiamo guidato, è comodo e stabile, anche quando si viaggia ad andature allegre. Insomma lo scooterone rimane un grande classico del trasporto interurbano e lo conferma il fatto che questo segmento del mercato delle due ruote, insieme a quello delle maxi-enduro, è quello che soffre meno in questi tempi difficili.
Dopo poco più di mezzo giro d’orologio, alle 8.42, ci ritroviamo in centro a Milano, in zona arco della Pace. Il costo del viaggio? Calcolando consumi e ammortamento dello scooter (in listino a 4.730 euro, 400 in più per la versione ABS), si può quantificare in 7,60 euro (secondo la tabella di calcolo ACI per questa categoria di scooter), compreso il costo del tratto autostradale Binasco-Milano.

Nel frattempo la nostra stilosa Graziella si avvia lungo la pista ciclabile che in 8 minuti ci conduce fino alla stazione ferroviaria di Certosa di Pavia. Il tempo di acquistare il biglietto (3,50 euro per il passeggero, la bici pieghevole non paga) e di salire sul treno: in 36 minuti siamo alla stazione di Porta Garibaldi, nel centro di Milano. Si potrebbe arrivare anche alla stazione Domodossola, più vicina alla destinazione finale, ma occorrerebbe cambiare treno e perdere tempo. Sommando 5 minuti di tempi “tecnici” per l’attesa del treno, 9 minuti per uscire dalla stazione e pedalare lungo le poche piste ciclabili, nonché il viaggio in treno, si ottiene un totale di 58 minuti.

Considerando il costo di 1 euro al giorno (cioè il costo della Graziella – 699 euro – oltre a un minimo di manutenzione su quattro anni) arriviamo a un totale di 4,50 euro. Risultato: 7,60 euro per 42 minuti con il Kawasaki J300 e 4,50 euro per 58 minuti (16 in più) con il trasporto intermodale. 16 minuti che diventano 32 al giorno, 160 alla settimana, 640 al mese, quasi 11 ore al mese che, in questo caso, potremmo dedicare a fare altro. Ci avete mai pensato?
Evitando a questo punto di generalizzare e avventurarci in complicati (e discutibili) calcoli, perché ogni situazione è un caso particolare, possiamo decretare un vincitore? Cosa ci dicono questi dati? Ciascuno di noi sa quanto vale il tempo risparmiato e soprattutto qual è il modo migliore per investire il tempo a disposizione in più che ci viene concesso scegliendo il mezzo di trasporto più “efficiente”. I dati ci dicono, però, però che in un’area con una fitta rete di mezzi pubblici e con una certa continuità tra le diverse modalità di trasporto, come quella di Milano, ha senso valutare quale sia il mezzo migliore per spostarsi: meglio lo scooter oppure la bicicletta pieghevole e i mezzi pubblici? La discussione è lanciata.

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