C’è sempre un momento nella vita di un uomo in cui è bello tornare a mettersi alla prova. Soprattutto se non hai mai “spento” veramente le tue velleità agonistiche. Perché quando guidi ti rendi conto di essere ancora discretamente veloce. Sei a posto fisicamente, hai ancora l’occhio allenato. Veloce? Si ma quanto?

AFFARI DI FAMIGLIA

Con un padre ex maratoneta e malato delle prove di resistenza fisica, un fratello alpinista è evidente che nei geni dei Cordara ci deve essere qualcosa di strano. Capita così che l’invito a partecipare come guest alla Coppa F3, il trofeo monomarca dedicato alle MV Agusta F3 675, che si disputa in Spagna, sia un buon pretesto per capire se dopo un po’ di anni di fermo agonistico e la scorsa stagione passata a sviluppare la piccola RC 390 KTM, sono ancora all’altezza di scendere in pista sul serio con una moto più “consistente”. La Coppa F3 mi ha dato lo spunto per farlo e per me è stato un po’ come tornare al passato, a quei bellissimi anni in cui l’Italia pullulava di trofei monomarca -ogni casa ne aveva uno- le 600 erano le moto più usate per correre.  Oggi che questa categoria è ridotta al lumicino, vedere che qualcuno ha ancora coraggio di organizzare un monomarca con una 675 (cilindrata voluta anche se MV ha anche l’800 perché con la 675 si possono correre anche gare supersport) mi mette di buon umore.

POCA SPESA TANTA RESA

La formula della Coppa F3 (organizzata dal promoter Box 31 Motos) è semplice: le moto hanno una preparazione minima, la mappa del motore (preparata espressamente da MV) è conservativa (limitatore abbassato di 600 giri) per permettere di correre a lungo senza problemi (in due anni di trofeo nessun motore rotto), cartuccia forcella e monoammortizzatore TTX sono marchiati Ohlins, rimane montato sulla moto addirittura il modulatore dell’ABS (comunque bypassato, ma non si può togliere per non mandare in protezione l’elettronica) e compare uno scarico Termignoni con una voce che pare Bocelli.

 

Tutto il resto è assolutamente di serie. La formula è studiata per rendere i costi accettabili. Con 17.500 euro, infatti, si entra in possesso di una fiammante MV Agusta F3 675, di tutto il kit, di un treno di gomme e si è pronti per correre su sei circuiti top della spagna (Jerez – Aragon – Albacete – Barcellona – Valencia e il nuovo circuito di Andalucia che ha così tante curve da sembrare un intesino). Il premio per il vincitore è una Brutale 800 RR. Direi appetibile.

MONOGOMMA COL BIBENDUM

Nel più puro spirito dei trofei monomarca anche la Coppa F3 è monogomma, si corre con le Michelin Power Cup, disponibili in versione Soft o Ultimate (supermorbide che richiedono determinate prestazioni per rendere al meglio). Volendo è anche possibile noleggiare una moto per una sola gara con una serie di step di assistenza che vanno dal “basico” (1.560 euro) al completo (2.295 euro) che comprende il meccanico dedicato e 5 pneumatici (tre posteriori e due anteriori). Sono cifre davvero interessanti, soprattutto se si considera che la moto è una MV Agusta.

ITAGNOLO

Proprio una di quelle moto a noleggio è finita nelle mie mani per questo week end di gara. La scelta cade su Barcellona, circuito con cui in fondo ho un conto aperto visto che ci ho corso ben due 24 ore senza però mai finirne una. Per due giorni, quindi, mi sono trovato immerso in una festosa atmosfera catalana (gli organizzatori sono davvero fantastici), forse un po’ ruspante ma decisamente rilassata e mi sono trovato a parlare di “embrague”, “desarollo”, “neumatico” e “gasolina”, alternando italiano e spagnolo in un esperanto che solo chi va in moto può capire. Un ambiente bellissimo.

ME AND MAX

Ovviamente quando parto per questi miei voli pindarici trascino sempre con me Max Tresoldi che ormai mi sopporta da 13 anni e che, conoscendo come le sue tasche i miei gusti e le mie esigenze in fatto di moto da corsa, potrà accelerare il processo di conoscenza con la moto. In effetti non ero più abituato a queste comparsate, arrivare il sabato mattina in pista, senza essere mai salito su una moto e darci dentro subito non è la cosa più facile del mondo. In più, qui la prospettiva era di partire subito dalle prove di qualificazione, il che non mi lasciava per nulla tranquillo. Per fortuna è saltato fuori un turno di prove libere mattutine che mi ha consentito di prendere almeno confidenza con moto e pista. Pista che negli anni è cambiata diventando peggiore perché la curva Caixa (quella famosa della “spalla per terra” della MotoGP) è stata anticipata e ora segue il percorso della formula 1. Orribile. Una curva che sarebbe stretta anche per la rampa del box, figuriamoci per correre.

Parto con gomme usate, la posteriore è una Ultimate già vissutella e ci do dentro da subito, non è che ci sia tutto questo tempo per guardarsi attorno. Ovviamente mi produco in una interessante sequenza di dritti, larghi e traiettorie sbagliate. Ma trovo anche una moto già molto a punto di ciclistica che senti in mano da subito e mi piace molto. L’assetto è tendenzialmente “seduto” la MV ha una seduta molto orizzontale e poco puntata sul davanti e questo la rende formdabile in staccata. L’avantreno è spettacolare, scava l’asfalto è sempre molto “presente” e lavora bene con la Michelin Power Cup che onestamente mi ha sorpreso. Grande rapidità di manovra, l’agilità è davvero di alto livello e giro dopo giro capisco quanto ci stiamo perdendo abbandonando le medie cilindrate.

TRE CILINDRI CHE CONVINCE

Il motore è particolare. Avevo sentito in passato di un cambio impreciso, ma sulla mia moto (che è l’ultima versione della F3 con motore Euro4) il cambio è assolutamente perfetto sia in salita sia in scalata. Assistito per di più da un Quickshifter molto veloce. I rapporti sono strani, lunghi, molto spaziati tra loro e la trasmissione finale un po’ lunga non aiuta. In alcune curve la seconda è un po’ corta e la terza un po’ lunga. L’erogazione del tre cilindri è ruvida ma efficace, esaltante c’è un bel tiro (per cui spesso si possono usare anche due marce differenti per affrontare la stessa curva), e l’allungo è considerevole, fino a 15.000 giri, consentendo, volendo di tenere la marcia tra una curva e l’altra anche se a 14.000 la spinta finisce per cui conviene cambiare marcia. Insomma con rapporti così spaziati c’è da prenderci un attimo la mano. Vorrei accorciare di un dente la corona ma quella corona non c’è. Per cui mi arrangio e inizio a far scorrere la moto. Nuova Curva Caixa a parte il circuito Montmelò è strepitoso, ma anche ostico, la curva 3 e 4 interminabili e a destra fanno lavorare tantissimo le gomme, soprattutto la posteriore, che raggiunge temperature stratosferiche. Va capito, interpretato per fare meno strada stressare meno gli pneumatici e aprire il gas prima possibile.

STEP BY STEP

Non mi riesce benissimo all’inizio, ma pian piano miglioro tanto che per il primo turno di qualifiche con gomme usate sto già girando in 1.54 (lo stesso tempo che facevo 10 anni fa con la 1000 e le slick !!!) e oscillo tra la prima e la seconda fila. Siccome in tutte le gare che faccio riesco sempre a trovare qualcuno che mi complica la vita, quel qualcuno nel caso della Coppa F3 è Maria Herrera, la giovane rider spagnola che ha già ben figurato in Moto3 e in SSP300, capace di mettere dietro molti maschietti giovani e arrembanti. Maria, tanto minuta quanto agguerrita, ha uno stile di guida stupendamente pulito e mette dietro tutti rifilando distacchi abissali. Al punto che c’è da chiedersi se stia effettivamente girando sulla nostra stessa pista o ci sia qualche taglio.

Q2 ALTRO SECONDO LIMATO

Per le QP2 parto più agguerrito e convinto, gomme nuove, che “spingono” molto di più aiutano. Filo proprio dietro alla Herrera e nel mio giro migliore scendo ancora di un secondo, 1.53.3 la prima fila è mia fino a un minuto dalla fine quando Israel Lopez uno con cui avrò a che fare per tutto il week end mi frega per due decimi. Anche perché io al secondo Run mi rimbambisco e vado piano. Quando esco Max non mi dice niente, ma so già quello che mi vorrebbe dire “che cacchio facevi in pista a consumare benzina e gomme per andare così piano?”

In ogni caso siamo soddisfatti, abbiamo sfiorato la prima fila, ogni modifica che abbiamo effettuato all’assetto (solo qualche click e qualche giro di molla in verità) ha dato i risultati sperati e sono confidente per la gara, che però potrebbe esser bagnata. È da una settimana infatti che spulcio le app del meteo per vedere se quel maledetto simbolo del temporale sparisce ma niente da fare. Proprio nelle ore centrali della giornata, quelle della gara le pioggie “consistenti” imperversano. La gara potrebbe essere bagnata.

DOMENICA GRIGIA

Il cielo è carico di nubi il warm up è fresco ed essendo in coabitazione con la categoria Supersport 600 mi metto alle calcagna di un infiammato con una R6 riesco perfino ad essere veloce (incredibile per me che nel warm up dormo sempre) strappando il terzo tempo assoluto. Sto bene in moto, sono carico. Talmente sicuro che dico a Max di cambiare solo la gomma posteriore (rimetto la Soft e sbaglio perché i più veloci montano l’ultimate che rende almeno un secondino) “tanto l’anteriore è buona”.

Ma lui, il tarlo bastardo del pilota insicuro inizia a lavorare dentro di me. Giro per il box e noto che tutti quelli veloci cambiano entrambe le gomme. Resisto, resistoooo. Ma niente. Il tarlo vince.

S. “Max per piacere cambiamo anche l’anteriore”.
Mi guarda e ride
M. “lo sapevo che andava a finire così, sei proprio un pilota”. (detto non proprio in modo elogiativo)
Già.

La gara finisce per essere una bellissima battaglia tra me e l’ormai amico Israel. Parto bene, nonostante la frizione della F3 non aiuti molto. Va accompagnata poco, altrimenti strappa. Meglio quindi partire tranquilli per evitare di fare il canguro. Alla prima curva sono terzo, la Herrera e Aleix Gonzalez allungano e io cerco di seguirli. Sono veloce ma mi sento meno a mio agio sulla moto rispetto al warm up, è uscito il sole e fa un caldo infernale e la gomma posteriore scivola un po’. Ma mi difendo: 6 giri in terza posizione prima di essere infilato dal solito Israel che mi passa in staccata alla curva 1. Mi accodo lo tengo giriamo forte, più forte che in tutto il week end. Sono più incisivo di lui in almeno un paio di punti della pista, ma nei curvoni non riesco ad aprire altrettanto presto e facciamo un po’ l’elastico.

PODIO CENTRATO

Gonzalez vola via all’ultima curva, lo vediamo gattonare a bordo pista, ma non mi rendo nemmeno conto che è lui preso come sono a cercare di passare quella maledetta MV numero 141. E’ l’ultimo giro sono in apnea apro così presto che gli sono addosso, ma Israel è bravo mi chiude un paio di porte in faccia nei punti di possibile sorpasso. Potrei tentare un numero alla Valentino Rossi su Lorenzo all’ultima curva ma io non sono Rossi e ogni volta che passo di li mi chiedo come diavolo abbia fatto a passare in quel punto. Finiamo uno dietro l’altro, in volata. Solo dopo aver tagliato il traguardo mi rendo conto di essere sul podio. E sono contento. Si contento come un bambino a cui hanno ridato il gioco preferito. Perché le corse sono questo, un gioco bellissimo a cui, anche se ormai come ha scritto mio padre su Facebook “hai pur sempre quasi 51 anni e due figli” una volta iniziato a giocare è difficile rinunciare.