Intervista doppia Ducati/Piaggio

I manager di Piaggio e Ducati rispondono a 5 domande su mobilità, futuro e sul rapporto tra la moto e Internet

15 novembre 2014 - 18:11

Il mondo della moto parla italiano. Da sempre. I nostri marchi esportano nel mondo design, tecnologia e prestazioni. E l’industria della moto italiana ha trovato la sua migliore espressione durante l’EICMA. L’esposizione di Milano, giunta al centesimo anno, è il palcoscenico privilegiato per chiunque orbiti attorno al mondo della moto. Ecco come vedono il futuro Ducati e il Gruppo Piaggio, dalla voce di Claudio Domenicali (AD Ducati) e Leo Mercanti, direttore Marketing Prodotto del Gruppo Piaggio. Interessanti i punti di vista, a volte molto differenti, tra chi si occupa di prodotti molto legati alla passione e chi invece ha nel suo mondo anche prodotti di pura mobilità come gli scooter.  Nella gallery alcune novità che il Gruppo Piaggio e Ducati hanno portato all’EICMA.

Dall’Italia al mondo, voi esportate Made in Italy: quali sono le carte giuste per primeggiare sul mercato globale?

(D) La risposta è innovazione, tecnologia e design: sono le carte principali su cui noi giochiamo questa partita, unite a una grandissima attenzione al rapporto con il cliente finale diretto e alla forte propensione verso i nuovi mercati. Portare il nostro marchio al di fuori delle zone conosciute è quello che per noi è importante in questo momento.

(P) Quando si parla di mercato globale si parla di problemi globali, quindi non esiste una ricetta corretta. Io credo che ogni tradizione, marchio, ogni espressione di una cultura motociclistica di prodotto in generale debba far leva in maniera coerente con quelli che sono i valori del motociclismo nel proprio Paese di origine e dei propri marchi. Voglio dire che credo ognuno abbia una sua ricetta. Certamente, quando si parla di Made in Italy già si fissa un paletto, ed è un paletto che parla di esclusività, fa leva su una tradizione che si basa sulla cultura e sulla storia del brand.

Cosa significa essere un brand italiano in questo momento storico del motociclismo?

(D) E’ un privilegio e una difficoltà allo stesso momento. Privilegio perché in un mondo sempre più interessato alla disponibilità di prodotti sofisticati e di grande bellezza il Made in Italy ha molto da dire in questo senso. La difficoltà deriva dal fatto che quando un mercato interno è in sofferenza, qualsiasi impresa che abbia un mercato nazionale, che è quello su cui si fondano le radici del marchio e dove si può ottenere la base più solida dei clienti, fa fatica a uscire nel mercato mondiale. Questo è molto evidente per esempio con le imprese tedesche dell’auto, che hanno lavorato tantissimo nel tempo per avere un mercato interno molto forte.

(P) Nel nostro caso significa la responsabilità di avere sulle spalle tanti marchi, ciascuno dei quali ha segnato la storia di un popolo non solo europeo. Noi abbiamo marchi come Vespa che è conosciuto in tutto il mondo, e lo era anche prima dell’invasione di tanti prodotti asiatici e giapponesi. Quindi è importante saper interpretare i mercati che cambiano e saper dare un futuro a marchi dalla grandissima tradizione, sviluppati in maniera coerente rispetto al loro valore e alla loro storia, per fare prodotti unici che non combattano una battaglia soltanto di prezzo ma che in realtà combinino caratteristiche uniche.

Parliamo di futuro: in che direzione vedete muoversi il mondo delle due ruote?

(D) Secondo me si polarizzerà in un mondo sempre più di divertimento e in un mondo di mobilità. Chiaramente Ducati non è interessata al secondo, lo è molto al primo. Perché in un mondo in cui è sempre più difficile trovare modalità divertenti di espressione della personalità e di gestione del tempo libero credo che la moto abbia molto da dire.

(P) Ci sono tantissime direzioni. Noi come Gruppo Piaggio siamo presenti nel mondo tipicamente della mobilità, che associa valori come economia, razionalità ed efficienza. E siamo presenti anche nel mondo delle due ruote più “viscerali”, fatto di prestazioni e di sport. Questa differenziazione in Europa è molto vera, perché la mobilità è la risposta a un bisogno che determina il livello di qualità della vita delle persone. Dall’altra parte, invece, il mondo della motocicletta è molto diverso e ha utenti anche di età più avanzata. Questi due mondi, però, si riconciliano abbastanza quando si va in mercati come l’Asia, dove i prodotti devono essere in grado di essere sì evocativi ed emozionali, ma anche rispondere a concetti di utilità.

In un mondo ormai dominato da Internet che importanza ha un evento come un salone?

(D) Noi stiamo facendo questa intervista da dove si è tenuto l’evento 2015, la premiere che abbiamo trasmesso live in diretta streaming in tutto il mondo per la prima volta nella nostra storia. Questo per noi diventerà un appuntamento fisso. Quindi per noi il mondo del web, dei social e della comunicazione diretta e non intermediata con il cliente finale è straordinariamente importante, perché una delle caratteristiche del nostro marchio è il rapporto di passione che si instaura con il cliente. Dall’altra parte la moto è un oggetto che va toccato, che va compreso, che va cavalcato con un approccio ergonomico, di contatto con le proprie forme. Quindi credo che la possibilità per gli appassionati di vedere dal vivo e di poter montare in sella alla moto dei propri sogni rimanga qualcosa di fondamentale.

(P) E’ abbastanza difficile dirlo: l’EICMA è un appuntamento storico nel quale viviamo la passione del pubblico che si unisce all’anima appassionata di tutti gli operatori. Tutti si ritrovano qui e in qualche maniera questa manifestazione è un punto di partenza per l’anno successivo. È chiaro che il mondo della comunicazione vera e propria ormai segue altre strade, quindi in un mondo globale un salone non basta per comunicare al mondo: le nuove tecnologie, i nuovi media diventano un elemento fondamentale.

La moto è emozione, razionalità o entrambi?

(D) Ma che domande mi fai? Per me la moto è emozione pura, poi ci sono veicoli a due ruote che sono razionali. Ma per me non sono moto.

(P) E’ razionalità emozionale

Ci sono sempre più Case auto interessate alle aziende motociclistiche (ultima in ordine di tempo Mercedes-AMG che ha acquisito quote di MV Agusta)? Perché secondo voi e quali vantaggi portano questi “matrimoni” da una parte e dall’altra?

(D) Credo che le Case automobilistiche si siano rese conto recentemente della grande componente emotiva che è presente nel mondo moto. Quindi come da tua domanda precedente, se le moto fossero razionali le Case automobilistiche non ne avrebbero bisogno. In un mondo sempre più complesso, che ci bombarda di informazioni, è importante avere un collegamento emotivo con i clienti. La moto emozionale offre questa possibilità e quindi permette di qualificarsi come marchio che non si occupa solo di realizzare prodotti, ma che coinvolge il cliente dal punto di vista dell’emotività.

(P) Credo che questa sia la prova di come la moto abbia un valore molto importante, che probabilmente chi lavora all’interno del mondo della moto ancora non ha capito e chi invece è impegnato a risolvere problemi di mobilità come le Case auto ha ben presente. Non voglio dire che le aziende auto debbano temere una “aggressione” da chi costruisce moto, perché è ovvio che parliamo di una scala completamente diversa, ma è chiaro che chi ci osserva dall’esterno vede nel nostro mondo o in qualcosa di “ibrido” tra un’auto e una moto come il nostro MP3 qualcosa che può risolvere problemi reali.

 

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