In Islanda con Honda X-ADV
Diario di viaggio

21 settembre 2019 - 11:44

Navigazione lenta e mare calmo per fortuna!! L’ultima volta che sono stato su questa nave era il 1993 ed allora in Agosto (stagione pessima da queste parti) il mare era forza 8.. quindi non aggiungo altro. Tardo pomeriggio di mercoledì si arriva alle Fær øer, isole visitate nell’agosto del 1993, molto verdi e quindi molto piovose. Piove sempre tranne oggi! Il traghetto Smyril Nørrøna attracca alle 17 e ci fa godere di una vista stupenda sul porto di Törshavn la capitale. La nave riparte e stavolta la prossima fermata sarà in Islanda.

Giorno 6: primo in Islanda

Arriviamo a Seydisfjördur (costa Sud-Est) alle 8:30 puntuali. Lo sbarco è un poco più lento ma alla fine si esce… Il fiordo è molto chiuso alla fine e le nubi coprono le cime delle montagne quindi non sembra di essere in Islanda.

Alla dogana è una signora che gentilmente mi chiede da dove arrivo, butta un occhiata alla targa mi chiede quanto tempo penso di fermarmi e poi mi augura buon viaggio con un “Enjoy Iceland!”

Il programma è di eseguire il giro in senso antiorario e quindi dopo i primi 26 km arrivati ad Egilsstadir si incrocia il “Ring 1” e si punta a Nord.

Dopo i primi 100 km il paesaggio diventa lunare, inizio a sentire il vento che ti sposta impedendoti di stare dritto anche in rettilineo e la vegetazione è completamente assente: solo rocce terra rossa e montagne senza un arbusto né una pianta. È un altopiano che si attraversa per andare a Myvatn da Egilsstadir sono solo i miei primi chilometri qui, ma tutto ha già dell’incredibile.

I limiti di velocità in Islanda sono bassi:  90 km/h su asfalto ed 80 km/h su sterrato e conviene rispettarli perché ci sono auto della polizia in “borghese” per cui quando ti accorgi della loro presenza è sempre troppo tardi. Percorsi 200 km si arriva al lago Myvatn. Lascio tutto in hotel e via per il primo sterrato che porta alle cascate Dettifoss. Si percorre la 1 per qualche km tornando indietro poi 862 verso nord, all’inizio è asfaltata poi diventa “gravel road” quindi uno sterrato stabilizzato lo chiamano cosa differente dalle “Mountain roads” identificate con la lettera “F” che precede il numero, differenza che imparerò più avanti.

Il primo giorno si conclude con un giro sulla costa Nord percorrendo la 862 poi la 85 e giù dalla 87sino a l punto d’inizio Myvatn. La sera il tachimetro segna già 390km di Islanda.

Prima lezione: sulle strade sterrate le auto che incrociate NON rallentano a meno che voi non le costringiate a farlo mettendovi in mezzo alla carreggiata! Questa cosa la impari dopo la prima sassata che ti arriva sul casco o altrove… Quindi quando incrociate altri mezzi o li fate rallentare (come spiegato sopra) oppure quando siete vicini giratevi porgendo la nuca del casco almeno vi salvate la visiera!

Giorno 7: secondo in Islanda

Mattinata spesa a visitare Hverir (luogo geotermico) con pozze di fango e fumarole attive, poi giù lungo la costa est del Lago Myvatn per visitare il cratere Hverfjall poi passando a sud del lago (848) ci dirigiamo a ovest risalendo verso Akureyrj sulla 1. si passa per una bellissima cascata Godafoss.

Arriviamo in anticipo per il check-in e quindi decidiamo di anticipare la visita dei fiordi a nord di Akureyrj sulla 82 poi 76 sino al capo del Faro. Strada con gallerie strette, tratti di sterrato e vento forte specialmente quando il paesaggio si fa interessante sulla costa Nord estrema della penisola di Akureyrj. Nulla di spettacolare specialmente per chi ha già visto la Norvegia e le Fær øer, il paesaggio è molto simile ma ne è valsa comunque la pena. Dimenticavo che ora le temperature miti 16-18°C del primo giorno sono cadute drasticamente a 9°C per via del vento da Nord…e qui Nord significa Polo Nord perché oltre la costa, c’è solo quello! Arriviamo in Guest House ad Akureyrj alle 19 dopo 290km.

Giorno 8: terzo in Islanda

Sveglia colazione pronti viaaa! Oggi destinazione Blonduos percorrendo un pezzetto del Ring 1 sino a Saudarkrokur poi puntiamo a nord sulla 744 e 745 per il compiere il periplo della seconda penisola scendendo poi sulla 74 verso Blonduos appunto.

Il percorso è inizialmente agevole, il tempo non è bellissimo ma sino a quando rimaniamo “coperti” il vento sembra non essere un problema. arrivati però sulla 745 le cose di fanno serie… ci troviamo infatti sulla costa a ridosso del mare, la strada è una “gravel road” ma meno “stabilizzata” delle precedenti con ghiaia e brecciolino su terra battuta che si ammassa a centro carreggiata dove le auto non passano ma che noi, a causa delle forti raffiche di vento laterale da Nord a 30-35 nodi (intensità segnalata dai tabelloni elettronici che si incontrano di tanto in tanto), siamo costretti a tagliare di continuo con rischio caduta altissimo. In tutto percorriamo 87 km di sterrato in due ore praticamente in solitaria con un paesaggio costiero immerso tra oceano e verdi pascoli dove spesso si incontrano branchi di cavalli e pecore.

Arriviamo a Blonduos in anticipo e decidiamo una volta fatto check-in di uscire nuovamente per vedere Hvitserkur un masso che si erge in solitaria su una spiaggia di sabbia nera. La strada per arrivare a Hvitserkur è la 716 ancora sterrata e si imbocca dalla 1 percorrendola per circa 30 km verso sud da Blonduos. Decido di fare una variazione imboccando la 717 che ci porta prima in un punto panoramico per poi ridiscendere a livello del mare per incrociare la 716. In tutto percorriamo altri 96 km e la sera il tachimetro segna 360 km.

Seconda lezione: in moto e con il vento forte che c’è qui NON ci si deve mai fermare! Tutti i ponti sono a senso alternato ad una corsia quindi calcolate sempre i tempi quando vi approcciate ad un ponte. Se sopraggiunge un veicolo in senso contrario rallentare prima o accelerare per non fermarsi mai è la regola da seguire. Il vento è così forte che se ti fermi non riesci più a ripartire.

Giorno 9: quarto in Islanda

Oggi è il giorno che, sulla carta, dovrebbe essere il più duro per via della strada da percorrere tutta costiera circa 390km di cui una novatina di sterrato e per le condizioni meteo avverse (freddo 7-9 gradi) e vento forte sempre da Nord. Partiamo senza antipioggia speranzosi percorrendo la 1 verso sud per 87 km poi a dx verso nord sulla 68 ma subito ci si deve fermare..piove! Percorrere le gravel roads con la pioggia non è bello: primo perché diventano fangose e quindi devi ridurre l’andatura, secondo perché le auto che incontri (per la maggior parte turisti) non si curano di te, anzi ti considerano di intralcio e quindi ti superano appena hai un attimo di esitazione alzando una nube di acqua e fango che vi lascio immaginare.

Qui inizio ad apprezzare veramente le Pirelli Scorpion Rally STR che sembrano non accusare le condizioni della strada mantenendo sempre un grip adeguato e rassicurante che ti fa pure venire voglia di dare qualche manata di gas per far intraversare un pochino la moto (o lo scooter per non ferire i più sensibili). Un bel gioco, ma poi ti ricordi di essere carico, lontano da casa e senza assistenza pertanto molli subito!

Arriviamo ad Holmavik circa a mezzogiorno dove facciamo rifornimento e ci riscaldiamo con un caffè ed un ottima zuppa di carne. Ora siamo sulla 61 che ci porterà sino a Isafjordur villaggio più grande nonché la “capitale” dei fiordi occidentali.La strada si snoda tra i fiordi che per molti aspetti sono simili a quelli Norvegesi e c’è solo un ponte quindi i fiordi li devi costeggiare proprio tutti in un senso e nell’altro ma il paesaggio è bellissimo. Ci sono ruscelli che scendono ovunque e sulle pareti cresce il muschio, fermatevi e toccatelo è di un verde brillante che sembra finto ed ha una compattezza che non ho mai trovato da nessun’altra parte.

Arriviamo per le 18 a Sudavik villaggio a 20 km da Isafjordur dove abbiamo prenotato un B&B. Km percorsi 392. La serata tracorre al ristorante, a mio avviso il migliore incontrato in tutto il viaggio ed anche il più caratteristico che consiglio di non perdere! Si trovava Isafjordur e si chiama Tjöruhúsið! È Necessario prenotare altrimenti non si entra, il prezzo è nella media quindi caro 60€ a testa per zuppa e secondo di pesce ma almeno questo è all you can eat. Premetto che non mangio mai negli all you can eat, ma qui è tutto freschissimo quindi andate tranquilli.

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