KTM Duke family Thailandia

Un viaggio in oriente accompagnati per mano da KTM per vivere l’esperienza di guida della famiglia Duke che passa dalla piccola 125 fino alla SuperDuke 1290. Quest’ultima è la massima espressione della tecnologia e della meccanica messa in campo dalla Casa Austriaca che conferma che costruisce moto dal carattere sportivo e unico.

L’umidità che ti accoglie a braccia aperte e sudate in Tailandia probabilmente sfiora il 100% in qualsiasi periodo dell’anno e non ti molla nemmeno per un secondo; ma non è un problema in virtù del fatto che siamo qui per provare la gamma, tutta la gamma, della famiglia Duke. Perché nel lontano Est? Semplice, quello dell’Asia è un mercato in cui le due ruote fanno numeri da spavento e che per la Casa austriaca non può che considerare un tassello fondamentale per espandere le vendite e quindi un ottimo terreno di conquista.Certo le macchine e i mezzi di trasporto pubblici, spesso rudimentali, sono un’ottima alternativa alla mobilità individuale; è altrettanto vero che però con uno scooter, un ciclomotore o moto di piccola taglia si muovono praticamente tutti ed è il mezzo di locomozione per eccellenza.  Che poi ciò accada nei modi più disparati, anche con quattro persone sulla sella o con casse di animali da cortile stipati su portapacchi di fortuna, è un’altra cosa.Experience. Bangkok è una città che nel breve tour tailandese possiamo vivere solo per mezza giornata di ritorno dal test prima salire sull’aereo verso l’Italia. L’alone di leggenda che accompagna da sempre la capitale riporta ai tristi quanto noti luoghi comuni visti e raccontati attraverso documentari e film. Definito con superficialità come luogo di perdizione, non racconta l’esatto valore di un paese con una forte connotazione rurale e che ha nei suoi abitanti una dignità e un valore che va ben oltre la storia moderna di questa città.Tradizione e modernità convivono a stretto contatto. Di fatto è una metropoli gigantesca, più di 8 milioni di abitanti, il cui clima si appiccica addosso; l’aria pesante e satura di gas di scarico entra decisa nei polmoni facendoli bruciare e irrita gli occhi. Il caldo e l’inquinamento sono parte integrante di una mobilità multicolore senza sosta: 24 ore su 24. Il traffico ha colori cangianti in perfetto contrasto con il cielo lattiginoso che solo di rado lascia qualche spiraglio al sole. Difficile trovare autovetture nei classici colori europei: qui i colori alla moda sono i fluo che in Italia tiravano negli anni’80.Muoversi a piedi è scomodo, le distanze sono difficilmente colmabili soprattutto se si ha poco tempo a disposizione; meglio scegliere i pratici tre ruote che pagano pegno alle infinite soste ai semafori e ricoprono gli sfortunati clienti del puzzo misto di olio motore e benzina da pochi ottani. Bangkok è e rimane un luogo di forti contrasti. Le richieste dei mendicanti agli angoli di ogni strada sono interrotte dai ruggiti dal carosello del costante passaggio di recenti Ferrari e Lamborghini; l’architettura moderna fatta di grattacieli e lussuosi hotel è attorniata da catapecchie ricoperte di spazzatura, la zona dei templi si ritaglia a fatica spazio tra le grandi catene di fast food e indicazioni colorate che invitano a provare motel a basso prezzo e massaggi a cui molti turisti non sanno resistere.L’invito che ci arriva dall’Austria per questo viaggio ha un’indicazione chiara. La Casa austriaca sta viaggiando con il contagiri costantemente puntato in zona rossa. La produzione nelle ultime stagioni presenta numeri spaventosi, il fatturato del 2014 ha battuto ogni precedente record, senza dimenticare la presenza massiva nelle massime competizioni con l’ufficializzazione di un rientro nella MotoGP già a partire dal 2017. KTM non scherza: non lo ha mai fatto. E’ andata alla conquista della Moto3, del mondiale Enduro, del Mondiale Cross, del Supercross USA e conoscendo bene gli uomini e lo spirito del Ready to Race c’è da aspettarsi un rientro con i fuochi d’artificio nella velocità categoria prototipi.Di produzione parliamo e il mercato asiatico è senza ombra di dubbio uno dei più floridi, un mercato che a Mattighofen vogliono presidiare da assoluti protagonisti. Del resto anche il modello di business di KTM in questi anni è cambiato parecchio. Se in passato l’associazione con il marchio era inequivocabilmente legata al fuoristrada, oggi l’offroad vale meno del 50% del venduto. Non ci stupiamo di questo, sono aumentati i numeri, è cambiato il motociclista, KTM offre oggi una gamma stradale completa e invitante.Bonanza. E’ il nome del circuito che fa da base al test della Duke family. Un mondo che a due ruote che spazia dalla piccola 125 declinata in altre due versioni da 200 e 390 centimetri cubi con le quali condivide il telaio,  l’ABS e la facilità di guida passando attraverso la 690. Infine la mostruosa SuperDuke 1290 disponibile e solo per un rapidissimo test anche nella versione “Beast” con pneumatici slick, potenza maggiorata e un kit di accessori Power Parts da fare invidia a una Superbike in configurazione gara.Il Guida anglosassone: sul lato sinistro della carreggiata. Condizione di parziale difficoltà se non fosse che la corsia d’emergenza è percorsa in entrambi i sensi da ciclomotori e bici. Dunque occhi spalancati e cervello sempre collegato per non incappare nei classici quanto pericolosi errori da turista: rotonde contromano e svolte osservando dalla parte sbagliata il traffico che sopraggiunge. Ma c’è Jeremy Mc Williams che fa da chioccia che ci accompagna in questo viaggio dalla piccola alla maxi cilindrata.L’epilogo dell’esperienza Duke ha il suo culmine con la Super Duke 1290. Rientro in circuito e una intensa, unica e purtroppo singola, sessione in sella al mostro. Un’esperienza sapida di soli 15 minuti prima dell’arrivo dei Monsoni e lo scatenarsi di un temporale estivo.Beast di nome e di fatto. Trionfo di accessori. Trionfo di prestazioni con il manubrio alto. Questa Superduke è mistica. Il cambio marcia da terza a quarta spara il muso dritto al cielo: benedetta elettronica che tira giù la ruota anteriore a terra.  Più di 190 cavalli domabili grazie a un traction control che non castra la potenza ma ne mussa gli spigoli: quando lavora non ti senti tirare indietro dal taglio di corrente ma ti accorgi che c’è perché la lucina gialla brilla nel cruscotto. E poi frena anche con l’ABS, pure in pista, (merita di essere provato) e infine volta. Sì proprio così. Baricentro alto il giusto e manubrio largo: la leva giusta per arrivare a toccare gli slider e il punto di corda, proprio lì sul cordolo facendo lavorare il pensiero e poco più. Un turno non basta non sazia. Torneremo presto a parlare di lei e non solo…