KTM RC 390 Cup Experience

L’uomo è un bambino che usa giocattoli costosi... Vero! Ma se il giocattolo è una RC 390 Cup, il costo è basso e il divertimento tantissimo. Nasce per svezzare i ragazzini ma se la usano i grandi… l’abbiamo provato sulla nostra pelle in una giornata pazza in perfetto KTM Style.

29 aprile 2016 - 22:04

Certe cose, per essere capite veramente, vanno provate sulla propria pelle. È l’esperienza che ti fai fin da bambino e che, crescendo, impari ad apprezzare. Perché anche se qualcosa ti viene raccontato e spiegato nel migliore dei modi, l’esperienza diretta ha un valore nettamente superiore. È quello che pensa KTM quando organizza press test “particolari” come quello che vi andrò a raccontare. La premessa è che ormai abbiamo capito che dalle parti di Mattighofen si mangiano Schnitzel e moto. Chi lavora in KTM probabilmente al colloquio non va in giacca e cravatta ma con la tuta in pelle o il completo da off road. È un popolo “estremo”, per cui il motto Ready To Race è una specie di religione da applicare non solo alle moto che producono ma alla vita in generale. Competitivi, sempre. Entusiasti, sempre. Gasati, sempre.

Per questo motivo da loro e solo da loro puoi aspettarti inviti come quello arrivato in redazione qualche tempo fa, in cui si parlava di un non meglio identificato “challenge” in pista per farci vivere nel migliore dei modi, divertendoci, l’esperienza della RC390 Cup.

Già, esperienza, divertimento. Ma unisci le parole “pista” e “challenge” (un modo elegante per definire una gara) e unisci con “tempi sul giro” “prove cronometrate” che subito il gioco viene preso tremendamente sul serio.

KTM non è nuova a questo tipo di eventi: già qualche anno fa per il lancio della 990 Super Duke R da 132 cv al Salzburgring eravamo stati proiettati in una vera e propria gara di endurance in cui abbiamo guidato come non ci fosse un domani, divertendoci come pazzi. Stavolta è stata la RC 390 Cup la protagonista della prova, la moto che KTM usa per lanciare i giovani piloti, il primo gradino di una scala che, potenzialmente, può portare alla MotoGP. Il concetto è semplice: la RC 390 è una moto “globale” venduta in oltre 70 Paesi nel mondo, è una sportiva realizzata con l’attenzione al prezzo, ma anche alla performance perché alcune scelte (telaio a traliccio, sospensioni WP) sono trasversali a tutte le KTM sportive, dalla piccola 125 alla MotoGP che verrà.

La Cup è la versione pronto gara della RC390, viene venduta così come la vedete con carenatura racing (con la vasca omologata), scarico Akrapovic, pastiglie speciali e disco racing da 320 mm, sospensioni upgradate (monoammortizzatore e forcella completamente regolabili), pedane racing, leve snodabili e kit cambio rovesciato a 9.000 euro netti, prezzo che comprende anche il kit “retrofit” (fari, frecce, sella e silenziatore standard, eccetera), per poter omologare regolarmente la moto. È una moto veramente “Ready to Race”, (un po’ come la RC8R Track con cui ho corso tempo fa) quindi creata pescando direttamente gli accessori dal catalogo Power Parts KTM. Lo spirito del trofeo è quello del “tutti uguali”, naturalmente; in Germania la RC 390 Cup (che è la moto che abbiamo provato) corre con moto leggermente depotenziate (da 45 a 38 cv) perché il campionato è dedicato ai giovani e la potenza per scelta è stata allineata a quella delle moto 125 2T con cui si correva prima.

In Italia il trofeo è inserito nella categoria Sport 4T del CIV (Campionato Italiano Velocità), dove le KTM se la vedono anche con altre moto (Kawasaki Ninja 300, Yamaha R3 e Honda CB500R) e si cerca fino all’ultimo cavallo (si arriva anche a 48 alla ruota). Chiaro che in un mondo come quello del racing italiano ci sia chi guarda con sufficienza “motorette” come le 390 KTM. Abituati ai 200 cv delle superbike che ci fanno sentire tutti campioni pensiamo, sbagliando, che girare in pista (per correre, ma anche solo per divertimento) con queste moto sia poco divertente o gratificante. L’errore è di quelli madornali: provatene una, cercate di star dietro a qualche ragazzino che in curva entra al doppio della vostra velocità e vi ricrederete in fretta. Proprio per questo motivo KTM ha deciso di farci tornare bambini, (diciamo ragazzini, va…) e ha messo a disposizione di 20 giornalisti provenienti da tutto il mondo 10 RC 390 Cup, gommate Pirelli Diablo Rosso II e pronte per essere messe alla prova nel “challenge”. Di cosa si tratta? Girate pagina e ve lo spiego.

Due turni di prove libere (ma cronometrate), due griglie di partenza (challenge A, challenge B) da 10 giri ciascuna, un challenge “team” Endurance da 16 giri con equipaggi composti da un pilota veloce e uno più lento, giusto per mischiare le carte. Ecco l’experience di KTM, roba ad alto tasso di adrenalina che ha subito alzato il testosterone degli invitati. Perché finché si scherza ok ma se entrano in gioco tempi e trasponder… C’è stato chi, venuto a conoscenza dello svolgimento della giornata, si è fatto prendere la mano e ha inviato a Modena personaggi un po’ “borderline”. Dalla Francia arriva un piccoletto, si presenta come Arnaud, scopro che è Arnaud Vincent, uno che un mondiale 125 GP lo ha portato a casa. Dall’Austria arriva Roland Resch, campioncino (anzi campioncione visto che è bello stazzato) Stock austriaco con qualche presenza nel Mondiale SBK, e nel Mondiale endurance. Gli altri sono quasi tutti giornalisti: alcuni, che conosco, piuttosto veloci in pista, altri all’apparenza più veloci a far sparire le salamelle dal barbecue piuttosto che nel girare la manopola del gas…

Le prove libere servono per prendere confidenza con la moto. Non che ci voglia molto, la RC 390 Cup è decisamente facile da guidare: la potenza non spaventa, il motore spinge ma è molto lineare. Ma devi essere bravo a farla scorrere in curva (per questo è propedeutica) perché altrimenti sei “murato” e non vai avanti. E l’assetto è decisamente troppo morbido per la cricca di giornalisti appesantiti che si cimenta in sella. Le molle di forcella e ammortizzatore (da 70 Nm) sono molto morbide, si comprimono al massimo stressate da pesi per cui non sono state progettate. Il risultato è che, se guidi in modo aggressivo, la moto si “avvita” un po’, le sospensioni lavorano vicine al fondo corsa, la moto si accuccia e “spancia” con la carena. Iniziano, quindi, a lavorare molto le gomme, forse troppo, perché ogni tanto la Diablo Rosso II posteriore costretta a reggere peso, piega, e gas spalancato con moto in piena inclinazione (come se stessimo facendo la pole della Moto3…) si stufa e perde un po’ di grip. Con molle più rigide (esistono a catalogo) la situazione sarebbe completamente differente, lo so. Ma questa è la configurazione che usano i leggeri ragazzi del Trofeo, per cui noi ci adattiamo. Prima lezione: queste Diablo Rosso II sono sufficientemente performanti per gestire le sollecitazioni impresse dalla RC 390 anche in pista, ma vanno scaldate bene. Qualcuno in piena adrenalina lo scopre subito a sue spese durante il primo turno di prove…

La RC390 Cup è la moto che KTM usa nei suoi trofei per “svezzare” i ragazzini (da 13 a 18 anni) e all’evento è presente uno di quei “ragazzini”: un olandesone di 13 anni che sfiora il metro e novanta e, mi dicono, gira in 1’18”. Ne parlo con Jeremy McWilliams, ambasciatore KTM presente all’evento, che mi conferma che le sospensioni sono tarate per piloti molto leggeri e che per noi hanno dato fondo al precarico. Io guardo l’olandesone e affermo sicuro: “Sì, ma quello spilungone peserà come me”. “Jerry” mi ride in faccia: “Guarda che lui pesa 54 kg, e con la molla da 72 si trova alla grande. Per te ci vuole almeno una 90, forse una 100”. Ok, mi allontano con le orecchie basse, bassissime, e mi butto sul buffet. Tanto, ormai…

Intanto le prove proseguono, i trasponder iniziano a dare i primi responsi. Arnaud Vincent, come è giusto che sia, la fa da padrone, gira in 1’20” di passo, regolare come un orologio e suona tutti come tamburi. Lo seguo (o meglio tento di seguirlo) per un giro per capire dove mette le ruote, scoprendo che all’ultima curva si prende ogni millimetro di asfalto (oltre il cordolo). Poi mi dirà che non conviene, però lui continua a girare fortissimo mentre io arranco, vittima di un peso non proprio da rider Moto3 e di una pista (Modena) che con le sue curve a chiudere e conseguenti ripartenze non è che mi faccia impazzire. I tempi, però, pian piano scendono: 1’23” il primo turno, 1’22” basso il secondo turno, finisco nella gara (anzi nel challenge) dei veloci, con il quinto tempo. Primo Vincent, secondo un tedesco di Motorrad a cui ho tirato la scia (m…a), terzo Resch, quarto il collega italiano Leslie Scazzola. Gli altri a seguire.

Ok, si fa sul serio. Giro di allineamento, giro di warm up, schieramento, semaforo rosso. Solo chi ha corso almeno una volta può capire cosa si prova in quei secondi che passano da quando si sposta il commissario con la bandiera rossa a quando molli la frizione. Solo chi ha provato sa quanta adrenalina ti allaga le vene. Io non l’ho mai dimenticata, quella sensazione, ma ormai, visto che non corro da quattro anni, l’avevo riposta in un cantuccio. Maledetti arancioni! La scimmia della competizione mi torna improvvisa e prepotente. Start. Ho provato la partenza e parto pure benino: in gara mi accorgo che la magica modifica “fatta nel warm up” (due click in compressione di monoammortizzatore e forcella prima di partire) funziona a meraviglia, o semplicemente sono io che non voglio mollare quelli davanti. Stacco, piego, apro come mai fino a ora, mi muovo, mi sporgo, rialzo la moto così limito le spanciate. Come per incanto recupero parte di quegli automatismi che si creano quando corri e che quando smetti si “atrofizzano”. Guido preciso, scorrevole ma riesco a staccare veramente forte, mi riescono anche un paio di sorpassi. Sono terzo dietro all’”ovvio” Vincent e a Resch. Ho girato in “ventunobasso”, altro secondo limato. Allora si può…

Tocca all’endurance. Con sadica organizzazione gli uomini KTM mischiano il più possibile le carte. Il rider più veloce si abbina con il più lento e così via e si parte a griglie invertite. 16 giri con cambio pilota dopo 8 giri (gli equipaggi devono anche cambiare il trasponder), partenza in stile Le Mans. Chi mi conosce sa che qui mi sento a casa. La nostra moto parcheggia sorretta dal mio compagno di squadra in ottava posizione (su 10 partenti), perché io sono arrivato terzo nella mia manche. Il mio socio mi concede l’onore della partenza: faccio valere quel pizzico di esperienza accumulata in qualche gara di endurance, lasciando la moto (spenta come da regolamento) già in prima marcia. Al via le azzecco tutte: sono quarto alla prima curva, terzo alla fine del primo giro, secondo alla fine del secondo giro. Davanti ho solo Resch, ma è lontano, mi precede di un paio di secondi e poi fino a questo momento è sempre stato un po’ più veloce di me. A questo punto come mi è successo spesso in gara, esco dal mio corpo e inizio a inanellare una serie di giri senza senso… 1’20” di passo (migliore 1.20.2), vado a prendere anche lui e lo passo in staccata. Non ci credo!

Entro ai box con mezzo secondo di vantaggio, le prove di cambio moto che ho fatto con il mio co-equipier hanno l’effetto voluto, siamo velocissimi, riparte a razzo. E quando ripartono gli altri di secondi di vantaggio ne abbiamo 5. È fatta! E invece no… il mio socio si trova con la leva a fondo corsa alla prima frenata; prassi nell’endurance è dare una pinzatina appena riparti dai box, perché l’impianto è rovente e appena ti fermi, mancando il raffreddamento dell’aria, la temperatura del fluido va alle stelle e la corsa della leva si allunga, ma lui non ha mai corso un endurance e questo non lo può sapere. Va lungo, entra in ghiaia, perde una vita e chiudiamo sesti. Ma non è questo il problema. Il problema è che adesso di ‘ste KTM mi è venuta voglia di comprarne una, di rimettermi la tuta e andarmela a giocare con tutti i bambinelli che ci corrono. Perché alla fine poco importa cosa guidi. Quando sei in pista contro un cronometro, contro tutti gli altri, vuoi solo andare più forte di loro, e ti diverti. Molto. Maledetti arancioni!!! Mi avete fatto tornare la voglia! La stessa che è venuta a tutti i presenti, scesi dalla moto con gli occhi iniettati di sangue, il sorriso stampato e l’ipercinesi di un bambino appena uscito dai gonfiabili. A chi ancora crede che con queste “motorette” non ci si diverta dico: provate.

Quanto a me e alla scimmia da gara che mi è risalita in groppa: la faccia di Thomas Kuttruff, il PR KTM, che guarda stupito questo rider quasi in età da pensione esclamando “impressive” mentre mi tolgo il casco vale la giornata. Qualcuno ha un buon manager sottomano?

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