KTM Trofeo Enduro 2012 1a prova Albenga

33 km di enduro perfetto, meno di un chilometro d’asfalto e il via alla stagione 2012 del trofeo enduro di KTM parte nel migliore dei modi. Il report ufficiale della domenica di gara.

27 marzo 2012 - 10:03

Spingo la moto spenta per gli ultimi dieci metri che mi separano dal parco chiuso e aspetto che mi sia consegnato il “tagliandino” di carta semplice che mi autorizzerà al recupero della stessa dopo che i commissari avranno verificato tutte le moto dei partecipanti. La parcheggio e mi chiedo, ora che la gara è finita, cosa mi spinga a volermi cimentare in una gara dove, preparazione atletica, esperienza agonistica, tecnica e memoria siano elementi fondamentali per la vittoria visto che non brillo in nessuna di queste peculiarità.

Mi spiego meglio. Per fare enduro, come per ogni sport a livello agonistico, serve indubbiamente una preparazione specifica: e quest’inverno in palestra ci sono stato parecchio. E’ altrettanto vero che, come dice tuttora il buon Marco Lucchinelli, il vero allenamento si fa in sella alla propria moto. Perfetto, l’Husaberg 250 2T che userò quest’anno l’ho incontrata direttamente il sabato prima della gara, e benché sia scattato il colpo di fulmine, a non cedere è stata la signora in blu.

Sull’esperienza agonistica c’è poco da dire; è il mio terzo anno da endurista ma le posizioni che mi competono non sono mai state nemmeno lontanamente da podio. Sulla questione tecnica stendiamo un velo pietoso e sulla capacità di memorizzare le prove speciali … valgo quanto uno giapponese nel centro di Roma senza un navigatore satellitare: semplicemente perduto.

Parliamo della gara. La prima dell’anno è sempre quella più difficile. Sono sei mesi che non stringi un manubrio, sei mesi che mangi come un porcello, sei mesi che non tiri fuori l’abbigliamento tecnico: gli stivali sono duri, i guanti sono accartocciati, il casco prude ancor prima di indossarlo e i pantaloni, quelli stranamente vanno stretti in vita: troppi spuntini fuori pasto?

Le premesse per la gara di domenica sono buone. Gigi Bianchetti, responsabile dei percorsi per il trofeo KTM/Husaberg mi annuncia che sarà una gara di vero enduro, asfalto quasi inesistente, tanti passaggi in altura, dove si vede anche il mare, qualche pezzo più tecnico da “tribolare” un poco e poi guida, guida e ancora guida: come si conviene a questa specialità. Conclusioni 33 km a giro da percorrere tre volte, due speciali in linea – perché in questa zona il fettucciato è impossibile da realizzare – e velocità media prossima ai 29 km/h. Insomma le premesse sono più che ottime e soprattutto non temo i miei avversari storici. Dimenticavo controllo orario ogni ora e quaranta minuti, per non incorrere nelle classiche penalità che si accumulano alla somma dei tempi delle speciali.

L’alba della domenica mi coglie impreparato, l’ora legale attiva da mezzanotte incasina il metabolismo del mio telefonino che non si adegua ai nuovi orari: maledizione! Arrivo comunque puntuale all’appuntamento con lo squadrone dei bergamaschi DOC che l’enduro ce l’hanno nel sangue. Parto alle 9:50 è ho il numero di gara 43. non sono scaramantico e oltretutto non riesco a ricordare quali piloti nel mondiale velocità lo hanno portato. Nella mischia del parco chiuso, tanto per rilassarmi, riconosco nomi che associo a piloti unici: 46, 222 etc.

La mia Husaberg se ne frega dell’ora legale, della temperatura mite, del fatto che sono io a guidarla. Commuto per il primo giro la centralina su soft ma mi rendo conto che è un’azione da cadetto e ancor prima di conoscere le linee sterrate sono nuovamente sulla mappa hard. Il percorso, in effetti, corrisponde a quanto detto da Gigi; si guida da lussarsi le ginocchia e smontarsi i gomiti. Non c’è un attimo di tregua, tra continui saliscendi, linee taglia fuoco e delle discese ripidissime: adoro le discese molto più delle salite e non solo perché si fatica meno.

La P.S.1 o prima prova speciale è l’unica che ho percorso a piedi con l’amico Samuele di Terni. Qualcosa ricordo e, in effetti, devo dire che è quella che mi dà maggior soddisfazione; c’è velocità e guidato, ci si arrampica su lastre di cemento ripido che portano rapidamente verso il punto più alto della speciale, la polvere non manca ma si riesce a non mangiarne troppa. E poi discesa in un sigle track – sentiero – dove è meglio non sbagliare sennò a valle ci arrivi per direttissima senza passare dal via.

Poi il terreno cambia e lo fa diverse volte e in pochi chilometri. Dopo la speciale ci accolgono una mulattiera di sassi che sembra infinita e poi discese in terra rossa dove ci sono dei canali in cui è meglio non finirci con le ruote storte sennò.

La P.S.2 invece ha il peggiore effetto possibile sul mio umore: tanto mi era piaciuta la prima, tanto tecnica e inavvicinabile la seconda. Qui l’endurista vero sa cosa fare: piega il manubrio con forza, derapa con il posteriore scava linee con la ruota anteriore semplicemente perfette. Io nel toboga polveroso pascolo come una pecora smarrita: mi passano a due per volta come fossero su un sidecar, sbaglio marce, non azzecco traiettorie, la ruota anteriore non rimane nel canale che si sfonda come borotalco al vento… un disastro, ho i crampi e ho percorso due giri su tre!

Arrivo all’ultimo rifornimento un po’ sconfortato. La fatica è troppa e ho una sola busta di Polase! Manco fosse la pozione magica in grado di rimettermi in sesto. Pazienza, mi sazio del mio orgoglio che mi spinge a ripartire con il sorriso sapendo che, se solo volessi, a cinque chilometri c’è il mare, la focaccia ligure, coca-cola ghiacciata a fiumi e comodissime sdraio pronte ad accogliermi.

Il terzo e ultimo giro lo affronto di inerzia, senza pensare troppo al risultato finale, perché nella coscia sinistra mi bussa forte un crampo che sta per esplodere, ho scoperto cos’è l’epicondilite e soprattutto mi sento le chiappe vuote che, ogni volta che mi siedo sulla sella, le ossa spingono sul piano della seduta ricordandomi che in fondo 33 km possono essere più lunghi di un volo intercontintale. E, in effetti, dopo aver affrontato l’ultima speciale quasi in apnea riesco a vedere la fine di questa giornata come se avessi vinto un bel diecimila al “gratta e vinci”. Arrivo al parco chiuso e come ho scritto all’inizio spingendo la moto a motore spento fino a parcheggiarla nel primo spazio disponibile. Nel frattempo mi chiedo se sto facendo le cose giuste. Cioè, mi chiedo onestamente se a me l’enduro piace? Risposta: sì da matti, al punto che anche il risultato terrificante di questa prima tappa mi fa sorridere, in fondo tra un mese si corre in Toscana, vicino al Mugello e magari l’aria della velocità e di quell’asfalto veloce potrebbero darmi una mano… potrebbero, ma non credo!

LA GARA DI QUELLI VERI!

Il Trofeo KTM enduro edizione 2012 non poteva partire nel modo migliore. Polvere, terra, single track e asfalto zero in un panorama da favola. Gli appennini liguri alle spalle di Albenga hanno accolto nel modo migliore i 220 partecipanti alla prima gara del trofeo “Orange” di enduro della Casa austriaca. Plauso all’organizzazione sempre esemplare e soprattutto dieci  e lode al Moto Club Due Valli di Albenga che è riuscita a realizzare una gara che rispetta alla lettera i criteri della regolarità in chiave moderna.

Per evidenti limiti territoriali niente fettucciato ma due linee dalle caratteristiche molto diverse. Entrambe le zone cronometrate sono state posizionate a breve distanza da parco chiuso per permettere a tutti gli ospiti di assistere allo spettacolo della “prima” in programma.

Apprezzata la scelta del Moto Club e del presidente Stefano Dani di limitare il numero massimo dei partenti a 220 per non creare tappi e rallentamenti soprattutto in previsione del tempo sereno, il terreno secco e quindi la polvere. Rispettata la tabella di marcia al decimo di secondo; l’arrivo di molti partecipanti è avvenuto nella tarda sera del venerdì e da sabato mattina tutti sulle linee a controllare i segreti dei percorsi cronometrati.

Domenica mattina partenza ore 9.30 tre giri previsti per un totale di circa 100 km di gara. Traditrice è stata l’ora legale scattata a mezzanotte del sabato che ha lasciato in branda qualche giovane pilota… si rifarà tra meno di un mese!

Dicevamo gara e soprattutto rinnovate diverse lotte di classe. Quest’anno il trofeo ridefinisce le classi: E1 2T, E1 4T, E2 che comprende le 200 2T, 250 2T e 350 4T, la E3 che accorpa tutte le cilindrate a quattro tempi oltre 450 4T e 250 2T e ovviamente le specifiche come la Gentleman, la Vintage e quella a squadre.

Al via dunque uno stuolo di KTM ma anche tante Husaberg, apprezzata la presenza femminile al via, e soprattutto voglia per molti di partire con il piede giusto perché con sei gare in calendario ogni punto perso può voler dire posizioni perse nella classifica finale. Tornando al percorso, ottima la scelta di realizzare un tracciato che ha saputo mixare perfettamente tratti di guidato caratterizzato da terra rossa, salite morbide verso le creste delle montagne che si affacciano sul mare e qualche ripida discesa che “tuffava” i  piloti in splendido sottoboschi.

Anche le due linee hanno rispettato le aspettative dei partecipanti; la P.S.1 più scorrevole e mediamente più larga ha dato modo ai piloti di scaricare cavalli e divertirsi anche nei tratti più ripidi; la P.S.2 ha invece permesso ai puristi del “paletto” e degli appoggi di tirar fuori il meglio della specialità. Soprattutto la zona centrale della prova speciale obbligava i partecipanti a guidare deciso per tirare fuori il tempo.

Risultati.

Matteo Bresolin, giovane pilota del GP Moto Sport, è il vincitore della classe Super, riservata agli ospiti con importanti precedenti agonistici e non iscritti a tutto il trofeo. Sue tutte le speciali e alle sue spalle Donelli, Boffa e Mazzoleni si sono contesi le rimanenti posizioni sul podio della classifica assoluta. Nella categoria E1 2T prima vittoria di Marco Montelaghi davanti a Franzetti e Pietranera. Nella E1 4T si conferma mattatore della classe una vecchia conoscenza del Trofeo Luca Loss che ha battuto Perletti e Sonzogni; nella E2 Fabio Milani si piazza davanti a Piacenza e Pietranera con un vantaggio di pochi secondi.

Anche la categoria E3 vede un finale di classifica degno di nota: vince Bichicchi con un vantaggio di solo mezzo secondo nei confronti di Luca Gandolfo e terzo al traguardo Pittaluga. Indubbiamente la sfida più sentita è quella che si corre nella Gentleman dove tra Mario Zanetti e il dakariano Claudio Terruzzi di anno in anno si ripresenta la classica sfida a “singolar tenzone”: vince il milanese con un vantaggio di soli 5 secondi sul bergamasco.

Tra le squadre vittoria dell’AMX Cellular Line che con oltre venti piloti iscritti rappresenta è la squadra più folta del trofeo. Alle sue spalle M.C. Chieve, K Center, Hunter Racing e New Valentini. Tutti team in lizza per l’ambita classifica “Motorex lubrifica lo spirito”.

Prossimo appuntamento il 6 Maggio in terra toscana a Firenzuola (FI) per la gara organizzata dal Moto Club Pegaso.

Per le classifiche complete: http://www.ktmsportitalia.it/TrEnduro/classifiche.asp?ID=1403

http://youtu.be/h26ltbi2vcQ

 

 

 

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