MV Agusta Corse Team Yacknich

Celebrazione, sviluppo e “culo”… Sono alla base dell’esperienza MV Agusta nel Mondiale Supersport. Il parere del nostro inviato Giulio Fabbri

C’è un motivo se la MV Agusta ha deciso di presentare il team a campionato mondiale già iniziato. C’è un motivo se la Casa di Varese ha scelto di correre nella categoria Superbike e non nella più semplice ed economica EVO, dove motori ed elettronica sono stock. C’è un motivo se Jules Cluzel ha vinto la prima gara del Mondiale Supersport a Phillip Island. Motivi spiegati alla Schiranna con tre semplici parole: celebrazione, sviluppo e “culo”.

Il Team ufficiale MV Agusta Reparto Corse – Yakhnich Motorsport (un nome più corto avrebbe potuto sceglierlo, ma scontentando qualcuno) è arrivato a Phillip Island di corsa, con le moto che sono state terminate all’ultimo e quindi non è stato in grado di organizzare prima una presentazione di squadra e piloti. Oggettivamente le moto che hanno corso in Australia non erano ancora al massimo della loro competitività, eppure Jules Cluzel, che nei due spezzoni di corse dalla Supersport ha fatto più giri di quanti non sia riuscito a fare in otto giorni di test, ha vinto. Così, a Schiranna, hanno preso la palla al balzo ed hanno invitato stampa, sponsor ed amici per celebrare il ritorno alla vittoria dopo 37 anni. Più una celebrazione che una presentazione, quindi, perché di fatto, a questo evento, non c’era molto di più da dire di ciò che già si era visto nel primo round del mondiale.

A ridosso della catena di montaggio dove nascono le MV è stato poi spiegato nuovamente (a chi ancora non lo aveva capito) il perché della decisione di correre nella Superbike e non nella nuova EVO. La MV Agusta non ha una storia recente di corse mondiali alle spalle (escludendo la parentesi nel CIV vinto da Luca Scassa). L’ultima evoluzione della F4 non ha mai partecipato a un mondiale e mancano dati sui cui lavorare. Quindi la Casa di Schiranna ha scelto di correre nella Superbike per avere più possibilità di intervento, visto che se avesse scelto di prendere parte alla EVO non sarebbe stato possibile lavorare su motore ed elettronica, congelati dai regolamenti.

La motivazione è semplice, MV vuole usare il 2014 per sviluppare la base della moto che sarà schierata nel prossimo anno. E questo significa che con buona probabilità, a fine anno, vedremo l’ennesima versione della F4. Ma non temete, a breve arriverà una moto totalmente nuova. Vi segnalo inoltre una cosa assolutamente interessante che mi ha fato notare il nostro Stefano Cordara: in Superbike accade esattamente l’opposto di ciò che succede in MotoGP, dove sulle moto Factory, come quelle di Marquez e Rossi per intenderci, è impossibile fare evoluzione, cosa che si può fare invece con le Open, nuova sottoclasse nata per aprire le porte dei GP a nuovi team. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma le Superbike non devono essere derivate dalla serie? La risposta è si. Ed infatti, dal 2015, tutte le moto saranno EVO. E questo da ancora più valore alla scelta della MV Agusta che ha voluto di sfruttare al massimo l’ultimo anno nel quale è possibile lavorare profondamente sulla moto. Astuzia italiana.

Culo. Non lo dico io ma è stato lo stesso Giovani Castiglioni, giovane manager e presidente di MV tutt’altro che politically correct quando dal palco della presentazione ha detto: “abbiamo avuto un po’ di culo, ma nelle corse serve anche quello”. Ed ha ragione, perché senza l’interruzione della gara della Supersport, Cluzel, difficilmente avrebbe vinto. Perché al via della gara sprint di soli 5 giri sono usciti subito di scena i due piloti che si sarebbero giocati la vittoria: il turco Kenan Sofuoglu e l’olandese Michael van der Mark. Ed il francesino (che è molto, molto veloce tanto che è stato suo il giro più veloce a Phillip Island ) è stato bravissimo ad approfittare della situazione. Ora è il leader del mondiale, che tornerà in pista con Superbike e Supersport, oltre alle due classi Stock, la 600 e la 1000, il prossimo 13 aprile ad Aragon, in Spagna.