In pista al CIV con KTM RC390 Mugello #1

7 luglio 2017 - 14:07

Come diceva Eduardo de Filippo “gli esami non finiscono mai” e aggiungerei anche “non si finisce mai di imparare”. Fatto. Con le frasi fatte abbiamo dato. Proprio così, se pensavo di avere fatto di tutto in pista al Mugello per il terzo round del CIV 2017 ho aggiunto un altro tassello di esperienza. Le premesse erano quelle di portare in pista un pilota giovane e veloce e uno esperto. Quello esperto in teoria avrei dovuto essere io, ma sono passato subito allo status di cadetto quando nel Team è stato “ingaggiato” Jeremy McWilliams. Esperienza ne abbiamo? Quindi, sappiatelo, questo racconto sarà più incentrato sulla mia esperienza nel box a fianco di un pilota che ha fatto delle pole position in GP ha battuto Rossi e ha corso praticamente con tutto, piuttosto che sulle nostre evoluzioni in pista. McWilliams è da tempo “ambasciatore” e tester di KTM. La persona giusta per sostituire Omar Bonoli che in questo week end è impegnato nella Rookies Cup. È un tester nato, con lui lo sviluppo del nostro progetto può avanzare rapidamente.
UNO DI NOI

Jeremy è uno che potrebbe tirarsela da pazzi e invece colpisce per l’umiltà con cui si pone. Per lui diventare l’idolo del Team è stato questione di secondi. Jeremy è arrivato al Paddock del Mugello con il suo trolley come uno di noi, si è cambiato nella tenda, ha condiviso ogni momento della giornata con il team, entrando immediatamente a far parte della squadra. Era indubbiamente la star del WE tanto è vero che sotto le nostre strutture sono passati praticamente tutti: per un’intervista, un selfie, o anche per chiedere qualche consiglio. Però per noi è diventato subito solo e semplicemente Jeremy.

Degno di essere studiato da qualche sociologo il mix linguistico che si è creato durante il WE, una sorta di esperanto fatto di parole inglesi-bergamasche-spoletine, che però alla fine portavano sempre allo stesso risultato: migliorare la moto turno dopo turno.
INCONTENTABILE

Da lui ho imparato molte cose. Prima fra tutte quella che io chiamo l’attitudine dell’incontentabile. Mi spiego meglio: noi umani siamo abituati a chiedere modifiche relativamente semplici, ci accontentiamo piuttosto in fretta e poi ci adattiamo a quello che la moto è in grado di offrire. Insomma sperimentiamo fino a un certo punto, poi siamo portati per indole a girare attorno ai problemi. Chi arriva dai GP, quelli veri, invece, è portato a sperimentare ogni strada possibile e immaginabile per limare anche il millesimo. Partendo da una moto relativamente nuova, che in pista ci è andata ancora poco, avevamo quindi una specie di prateria da esplorare per quanto riguarda la ciclistica. Poco da fare per il motore: quello è, quello rimane. Di serie come vuole il regolamento. Ma quello che puoi fare anche con moto relativamente semplici come la RC390 dal punto di vista ciclistico è impressionante.

Siamo partiti quindi con una serie di esperimenti (moto alta, moto bassa, moto lunga, moto corta) cambiando la distribuzione dei pesi (più carico davanti, più carico dietro) per cercare il bilanciamento perfetto e rientrare in quella che Jeremy chiama “the window” ovvero la finestra in cui le moto funzionano bene. Perché se una moto è troppo alta sarà lenta nei cambi di direzione, ma lo sarà anche se è troppo bassa. Insomma l’equilibrio perfetto è un po’ come la pietra filosofale, devi restare dentro un’area ben precisa per poter avere il meglio. Per questo motivo facciamo impazzire tutto il team che in questi quattro giorni ha fatto gli straordinari smontando più sospensioni di quanto una un meccanico normale faccia in un anno. Già: bilanciamento è la parola magica che sentite dire spesso dai piloti in MotoGP.

Quando hai trovato quello sei a posto per tutta la stagione. L’attitudine di Mc Williams era quindi sempre quella del “it’s better, but… we can still improve” e ci ha portato dal giovedì alla domenica ad avere per le mani una moto decisamente più efficiente dal punto di vista ciclistico. Ad ogni sessione la moto cambiava evolveva, quasi sempre nella giusta direzione, ma questo comporta che a ogni sessione mi ritrovavo per le mani una moto diversa. Jeremy deliberava, poi io provavo le stesse modifiche e davo la controprova. Beh potete capire la mia soddisfazione nel sentirmi dire dai tecnici che i miei report post pista erano uguali ai suoi…

 
TEMPI PAUROSI

Il problema più che altro è riabituarsi a guidare la moto. Tra Misano e qui mi sono concesso il test della mostruosa BMW HP4 Race: 215 cv per 171 kg. Ora mi devo riabituare a una zanzarina da 45 cv e 140 kg con gomme strette come i tubolari della mia bici da corsa. Ci metto un po’, nel frattempo gli scalmanati della SSP300 volano sui saliscendi del Mugello con tempi da far sgranare gli occhi. I migliori viaggiano sotto il 2.10 io sono a 2.13 mi rendo conto ancora una volta che qui il peso conta moltissimo.
SEMPRE PIÙ RIGIDA

Al Mugello non ci sono le ripartenze di Misano le esse sono velocissime si cambia direzione ad alta velocità, per quel motivo abbassiamo gradualmente la moto guadagnando rapidità ed efficacia. E proviamo anche una frizione antisaltellamento, che turno dopo turno diventa sempre più “libera” migliorando le staccate. Poi le sospensioni: dure, sempre più dure. Ancora una volta resto basito nel constatare come più cala la cilindrata più la moto deve diventare praticamente un’asse per limitare al massimo i trasferimenti di carico che invece sono un toccasana per le superbike. Le moto sono leggere per cui per cercare carico sulle gomme devi andare rigido e con poca corsa. In più le velocità in curva sono sconsiderate (Casanova-Savelli e Arrabbiate si fanno in quinta piena), quindi le sospensioni devono reggere una compressione tremenda. E si frena pure forte. Vero che alla San Donato arrivi a 200 orari e non a 300, ma è anche vero che quando prendi in mano i freni il cartello dei cento metri è passato da un pezzo… Così, turno dopo turno, la moto da bruco si trasforma in farfalla. Il nostro compito è quello evolvere, provare modificare per arrivare ad offrire il “Pacchetto completo” per chi utilizzerà la moto per correre i prossimi anni.

GARA È GARA

Ma c’è anche una gara da fare e nessuno ama tirarsi indietro, nemmeno Jeremy che a 53 anni suonati si butta nella mischia con la velocità e la grinta di un ragazzino. Il primo turno di qualifiche mi lascia (ancora una volta) con il morale a terra. Anzi sono decisamente incazzato. Impensabile al Mugello fare un tempo decente con queste moto senza sfruttare le scie. Infatti io cosa faccio? Giro sempre da solo!! Penso di essere furbo mi lancio per un paio di giri poi inizio ad aspettare i trenini buoni che… non arrivano o se arrivano quando mi vedono mollano. Rientro ai box e Max mi viene incontro con un incoraggiante “guarda che sei lento”. Jeremy è fermo per una modifica all’assetto. È la mia occasione! Rientro con lui confidente che questo sarà il giro buono gli mordo il codino. Ma lui esce subito, al peduncolo dopo la Casanova prende la via dei box. La modifica non lo convince e io… sono ancora solo!
SEMPRE AL LIMITE, SEMPRE INDIETRO

Trentaseiesimo, sono così indietro che la mia posizione in griglia è alle Biondetti. 2.14.3 (più lento delle libere) è il mio miglior tempo Jeremy è più avanti con un 2.11.5 ma la pole è di un’altra categoria: 2.09. Come e dove si possa tagliare al Mugello per fare un tempo simile non è dato sapere. Dal canto mio mi pare di entrare così forte in curva che trattengo il respiro ogni volta perché l’impressione è di essere più di là che di qua. Anche nei (pochi) confronti diretti con gli altri mi rendo conto di essere a posto nella prima parte del tracciato (Luco-Materassi-Casanova-Arrabbiate) ma di patire sulla salita che porta alla Arrabbiata 2 (ma va? Con sta moto Sembra lo Stelvio!!) e soprattutto nella parte in discesa dove non sono assolutamente efficace perché non ho un feeling perfetto sull’avantreno. C’è tempo per migliorare, il secondo turno mi vede agguerrito e soprattutto deciso a prendere qualsiasi scia, anche quella dell’autobotte che sta uscendo a barberino dalla A1. Divento “the master of slipstream” e scendo di un secondo e mezzo. 2.13.1 l’ideal time mi dice che potrei fare un “12 basso” ma quando sei in gruppo guidi “sporco”, non sei mai perfetto. Sono li, in mezzo ai ragazzi, li tengo. Sono a posto, mi piace anche il davanti. Vado a ritirare il foglio dei tempi confidente e scopro che… ho guadagnato solo una posizione!!! Hanno migliorato quasi tutti. E il mio morale è così basso che devo scavare.
GARA 1

Il semaforo è lontanissimo, ma la KTM ha un grande vantaggio: allo spunto parte sempre molto bene. Ancor più ora che ha la nuova frizione, allo spegnersi del semaforo riesco sempre a bruciare almeno tre file, alla Sandonato veleggio attorno alle ventesima posizione ma c’è più traffico che in tangenziale al lunedì mattina. Sportellate, lunghi, tagli di traiettoria sono all’ordine del giorno. In questa categoria i primi tre giri passano mentre cerchi di stare fuori dai guai, poi inizi a guidare per bene. Certo mi fa un po’ impressione essere in pista con un McWilliams (l’originale) e due Haga (i figli di Noryuki), in mezzo ci sono 4 generazioni e sono tutte qui al Mugello insieme in pista. Come sempre la gara mi esalta, il confronto diretto mi gasa, tengo le scie. Gara uno vede l’arrivo in volata di McWilliams in un gruppo di 6/7 piloti. Quando si toglie il casco ha gli occhi sbarrati e mi urla “what a hell they are crazy!!” La battaglia della SSP300 ha lasciato il segno anche su uno che ha vinto la North West 200… Io soffro, un problema al filtro dell’aria mi toglie potenza e finisco in solitudine senza riuscire a tenere la scia del mio gruppetto. Ventottesimo.
GARA 2

Tra ritiri e penalizzazioni, guadagno una fila per lo Start in gara 2 abbiamo un ulteriore step di sospensioni e la moto mi piace di più. Partenza e di nuovo brucio tre file, quanto parte bene la KTM! Guido veramente al (mio) limite e ho sempre a che fare con Haga (il figlio) con cui ci sorpassiamo tipo cento volte e mi infilo in una bagarre con due Yamaha che durerà fino alla fine della gara. Pensavo di annoiarmi al Mugello con una 300 ma vi assicuro che di annoiarsi non c’è proprio il tempo, nemmeno sul rettilineo quando vieni affiancato da chi ti sta ciucciando la scia e passi metri e metri a guardarlo come quando facevi le gare con gli amici e il cinquantino. Il passo scende di un secondo. Giro in 2.12.4 faccio solo ora il tempo che avrei dovuto fare in prova. MCWilliams è poco più avanti il suo passo è circa un secondo più veloce del mio, ma la sua gara termina con una scivolata al Correntaio, porto di nuovo la moto al traguardo. Sono soddisfatto, ho guidato bene, e la moto è cresciuta. Uno degli obbiettivi è centrato, al momento…

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