Prima volta in pista, facciamo conoscenza

Ogni circuito ha i suoi segreti, ma se non li conosciamo come facciamo a scoprirli nel minor tempo possibile? Con razionalità a qualche trucco: ecco come fare conoscenza in fretta…

Quando nel 2005 la MotoGP sbarcò a Laguna Seca, tornandoci dopo anni di assenza, ci fu un po’ di polemica. L’IRTA decise di organizzare una giornata di prove libere in più perché i piloti europei e giapponesi il circuito californiano lo avevano visto solo in cartolina. I piloti americani non erano molto d’accordo: Laguna Seca la conoscevano alla perfezione, avevano un vantaggio enorme e non volevano assolutamente vederse rosicchiare da Valentino e soci. Un giorno in più di prove e, nonostante tutto, sappiamo come andò: due americani ai primi due posti.Se in tre giorni i draghi della Moto GP non sono riusciti a carpire tutti i segreti di un circuito, quanto mai potremmo metterci noi comuni mortali? Affrontare un circuito nuovo dà sempre quella bella sensazione di adrenalina mista a una sorta di timore reverenziale. Scoprire nuove curve, nuove situazioni è assolutamente piacevole, basta non farsi prendere dalla fretta. Mi è capitato diverse volte nella vita, e sempre nelle condizioni peggiori, quelle di una gara, quando in pochissimi giri devi ottenere tempi almeno decorosi. Ma come si impara un circuito? La risposta è perfino scontata: girandoci, ma non solo. Diciamo che come per ogni cosa nuova la regola di agire con la testa e di andare per gradi non va mai tradita.È vero che, alla fine, ogni circuito è un semplice susseguirsi di curve e rettilinei, ma è altrettanto vero che ogni pista fa storia a sé, ha mille insidie, mille trabocchetti. E ci sono mille trucchi che fanno abbassare il tempo facendo molta meno fatica. Non si spiegherebbe altrimenti il motivo per cui spesso le wild card – i piloti “indigeni” invitati una tantum alle gare dei vari campionati – facciano vedere i sorci verdi a piloti ben più accreditati di loro nella gara di casa. Semplice: girano sempre lì, conoscono ogni buca, ogni avvallamento, ogni dettaglio della pista: insomma, sanno perfettamente dove passare. Senza arrivare a questo livello di conoscenza è possibile utilizzare astuzia e cervello per carpire quanti più segreti possibile, su qualsiasi circuito.Prima di tutto consentitemi di sfatare il mito del “Ci ho girato con la Playstation per cui il Mugello lo conosco bene”: è assolutamente falso. Sebbene l’infernale macchinetta che ci tiene attaccati al televisore e ci fa girare, virtualmente, con i tempi di Stoner sia molto fedele alla realtà, non la rappresenta affatto. Un conto è affrontare il Montmelò a casa con la Coca Cola sul tavolino. Un conto è arrivare in fondo al rettilineo principale con la testa che sbatte, le pulsazioni a 180, il tachimetro a 299 km/h e staccare ai 200 metri. La Playstation, dunque, lasciamola dove sta: serve tutt’al più per capire che quando usciremo dal box dovremo girare a destra anziché a sinistra…Più utile , invece, stampare la mappa del circuito, magari fedele perché su Internet gira di tutto, e portarla con noi, consultandola a mente fredda ogni volta che usciamo dalla pista e segnandoci le marce utilizzate e le indicazioni come promemoria. I piloti del mondiale hanno una possibilità in più: possono fare qualche giretto con lo scooter, e di solito lo fanno ogni anno quando arrivano al circuito, perché anche se il circuito è arcinoto, in realtà la sua morfologia da un anno con l’altro può mutare parecchio. Le buche aumentano, addirittura si spostano: il passaggio delle auto fa miracoli! Noi che non abbiamo questo privilegio dovremo usare il primo turno disponibile per studiare quanto più possibile il tracciato.Eccoci pronti per il primo turno, in corsia box. La sensazione è quella di essere degli incapaci che non sanno più nemmeno guidare. Ci sorpassano tutti, anche quel tipo con la moto d’epoca, e la voglia di ingarellarsi è tanta. Guidiamo sporchi, arriviamo troppo lunghi (o troppo corti) e il rischio di fare un volo è più alto che se fossimo impegnati nella Superpole del Mondiale Superbike. Ne vale la pena? No, siamo solo all’inizio di una bella giornata di moto, per cui calma e gesso, niente frenesia.La prima sessione andrà affrontato da turista, guidando il più puliti possibile, studiando le linee, memorizzando curve e pendenze, cercando di guardare dove passano gli altri, di capire quali marce utilizzare per ogni curva. In particolare, il primo giro va fatto lentamente, altrimenti: se c’è qualche punto “cieco” finire in ghiaia è un attimo. Considerato poi che è il primo turno e stiamo andando piano, conviene provare anche ad utilizzare marce differenti per la stessa curva, valutando il comportamento della moto: sottosterza? È troppo nervosa? Di tempi non se ne parla: se avete il trasponder spegnetelo, soprattutto se ci sono già i riferimenti cronometrici di altri piloti: sarebbe fin troppo facile farsi prendere dalla depressione, mettersi a tirare come dannati e fare un sacco di errori. Ma così non si impara niente.Una volta presa confidenza con il tracciato si inizia a spingere; seguire i piloti più bravi è una tattica eccellente – sempre che si riesca a tenere almeno per un giro il loro passo – ma l’ideale è fissare i propri riferimenti: se ci limitiamo a seguire chi ci precede guidiamo come guida lui, non come potremmo farlo noi. Inoltre, una volta soli, è facile disorientarsi e ricominciare a sbagliare. Se chi ci precede è un manico e guida meglio guardiamo dove frena e dove passa per rifare le stesse cose una volta soli.Potendo, non sarebbe male nemmeno farsi un giro all’esterno del circuito nei vari punti chiave per vedere i punti di staccata, le traiettorie, o magari sentire che in quel punto quelli bravi “appoggiano” una marcia in più per far scorrere meglio la moto. Studiare un circuito dall’esterno è spesso più utile che farlo mentre si è in moto concentrati a fare tutt’altro: si captano un sacco di cose che altrimenti potrebbero sfuggirci.Conoscendo poco il circuito fin troppo facile incolpare la moto dei nostri errori di guida. Perché passiamo in punti che magari sono sì sulla traiettoria ideale ma per qualsiasi motivo (una buca, un rappezzo, l’asfalto che cambia grip) non sono quelli giusti per fare il tempo. Magari ci danniamo sui registri della forcella per evitare il chattering in una curva e poi scopriamo che basta passare mezzo metro più in là per annullare il problema e abbassare il tempo di due secondi. E più si va forte, più la pista cambia. L’asfalto che girando in 2 minuti pare liscio come un biliardo può diventare un groviera se andiamo a girare in 1’55”, perché più si va forte più emergono le imperfezioni del fondo.  Quanto all’assetto, siccome non siamo in un team di MotoGP e non abbiamo i valori della telemetria dell’anno prima o di un circuito simile, il consiglio è di partire per i primissimi turni con un assetto assolutamente standard, modificandolo per gradi solo dopo che si è presa realmente confidenza con il circuito. Quando tutto sarà a posto, il tempo verrà da sé.