Prova Ducati Diavel model year 2015

Il nuovo Diavel diventa più facile da gestire grazie al motore Testastretta 11° DS e non perde una stilla del suo fascino. L’allestimento standard in colorazione Dark Stealth nera (telaio, cerchi e silenziatori) costa 17.990 euro; il Diavel Carbon con molti particolari specifici è in vendita a 21.490 euro. Da aprile nei Ducati Store

Monte Carlo (Principato di Monaco) – Probabilmente è la Ducati più bella da guidare. Certamente è tra le più affascinanti. Il Diavel, lanciato nel 2011, torna protagonista con una nuova versione (leggi le caratteristiche del Ducati Diavel), che porta a compimento un progetto di successo. Così di successo da aver visto crescere il numero di esemplari venduti anno dopo anno, a dispetto delle teorie di marketing sul ciclo di vita del prodotto. Il Diavel ha conquistato soprattutto clienti non italiani, a conferma di una certa ritrosia dei nostri connazionali alla sperimentazione: conservatori anche nella scelta della moto preferita!Amato oppure detestato: il destino del Diavel non contempla mezze misure, e anche questo lo distingue dalla massa di modelli “carini”, quelli che piacciono un po’ a tutti ma non fanno innamorare nessuno. Eclatante come una ragazza in un collegio di adolescenti, inatteso come la visita di un amico lontano, emozionante come un bacio rubato: il Diavel è un uragano che spazza la strada con la sua gigantesca gomma posteriore da 240 mm di sezione; è un azzardo, una mano fortunata al Casinò. E a Monte Carlo, dove la Ducati ha invitato i giornalisti di tutto il mondo, ostenta orgoglioso la sua natura, senza chinare la testa nemmeno davanti alle straordinarie supercar che fanno del Principato un regno di smisurata, inebriante ricchezza.RIDEIl Diavel si vede. E si sente. Dai nuovi terminali di scarico tagliati trasversalmente erutta rumore vero, che risuona e rimbomba, rimbomba e risuona. Viene voglia di dare gas, una prima volta e poi di nuovo, sempre più forte. Con rabbia, dimenticando per un attimo le regole asfissianti di sempre, la buona creanza e i pedoni. La posizione di guida è quella che già conosciamo: sella bassa (770 mm), ora più larga e comoda, grazie alla forma rivista per renderla più ergonomica. Anche i riser del manubrio sono inediti, nonostante non cambino le misure caratteristiche. Il braccio di leva è molto favorevole e permette di affrontare con facilità le manovre anche in spazi angusti. In mezzo al traffico si apprezza la principale novità del Diavel 2015: il motore Testastretta 11° DS che ha esordito sulla più recente versione della Multistrada – e che qui ha 12 cv in più -, vanta una regolarità di funzionamento ai bassi regimi e nel “chiudi-apri” encomiabile in tutte le mappe. Oltre alla combustione migliorata dalle due candele per cilindro (DS significa Dual Spark, doppia scintilla), il bicilindrico ha beneficiato di una miscela aria-carburante più ricca ai bassi regimi, di iniettori riposizionati e del sistema di aria secondaria che abbatte le emissioni di idrocarburi incombusti, tramite appunto l’immissione d’aria a valle della valvola di scarico. In poche parole, ai bassi nelle camere di combustione entra più benzina: il risultato è un motore più dolce, che però conserva tutto il suo carattere, sfoggiando anche un apprezzabile allungo.Le modalità di gestione delle mappe, a cui corrispondono differenti criteri di intervento del controllo di trazione su otto livelli, sono immutate: la Sport prevede un rapporto particolarmente diretto tra rotazione del gas e apertura farfalle, e offre la potenza piena di 162 cv; la Touring è anch’essa “full power” ma con un profilo di erogazione opportunamente addolcito; la Urban da 100 cv va benissimo per lo struscio in città come per la guida sul bagnato.Dotato di un impianto frenante da vera sportiva, con una coppia di dischi da 320 mm e pinze a quattro pistoncini davanti e di un cerchio da 265 mm con pinza a due pistoncini dietro, completo di ABS, il Diavel vanta un assetto sostenuto; la taratura rigida scelta dallo staff Ducati per questa prova ha reso meno immediata la guida sull’asfalto sconnesso, richiedendo attenzione e presa salda sul manubrio. La forcella Marzocchi con steli da 50 mm e trattamento superficiale DLC (Diamond Like Carbon) comunque è regolabile in tutte le funzioni, al pari del monoammortizzatore Sachs, ancorato al bel monobraccio.  La distanza tra i due assi è da cruiser (1.590 mm) ma aiuta a limitare i trasferimenti di carico, donando un equilibrio che è tra i punti di forza della moto. Ed è una sorpresa constatare come l’interasse così elevato non limiti la manovrabilità né l’efficacia nei cambi di direzione: l’unicità del Diavel, che sa divertire senza richiedere particolari doti di guida, è anche questa. Appoggiato sulla monumentale copertura Pirelli Diablo Rosso II 240/45, si lascia indirizzare con facilità: il suo terreno di caccia è il misto con curve di medio e largo raggio, dove la ciclistica ne esalta l’indole battagliera e l’approccio risulta quanto mai intuitivo. Sullo stretto al pilota è chiesto di lavorare un po’ di più, sia avvalendosi dell’ottima frizione dotata di comando idraulico, sia sfruttando il manubrio: per farlo è opportuno tenere i gomiti bassi, in modo da poter utilizzare l’intero raggio di sterzata. Le vibrazioni sono molto contenute lungo tutto l’arco di erogazione, mentre la protezione dall’aria è giocoforza soltanto discreta. Intuitivi i comandi al manubrio: nonostante non siano recentissimi rimangono tra i più riusciti sul piano estetico e funzionale. I consumi rilevati durante il test (8,1 litri per 100 km), condotto a ritmi sostenuti su strade ricchissime di curve e intervallate da gustosi allunghi, sono più che accettabili; tra le novità c’è l’indicatore del livello carburante, posto sul display TFT che campeggia sul serbatoio: cambia colore di sfondo, da verde a giallo, quando si entra in riserva. L’innesto del Testastretta 11° DS ha reso ancora più gustosa una moto che aveva già molte frecce al suo arco; nonostante la maggior parte delle vendite si concentrino all’estero, l’auspicio è che in Italia i motociclisti si rendano conto delle qualità di un modello che non va affatto considerato un’appendice alla gamma Ducati ma, al contrario, costituisce una punta di diamante dell’offerta “Made in Italy”.I prezzi collocano il Diavel nella fascia alta del mercato: con 17.990 euro si porta a casa la moto in allestimento standard, mentre la più costosa Carbon (21.490 euro) offre in più la componentistica in fibra di carbonio e gli splendidi cerchi forgiati.