Prova Ducati Scrambler Desert Sled

Ducati punta allo stile americano a cavallo degli anni ’60 e delle Baja, maratone fuoristradistiche nel deserto tra California e Messico; la Desert Sled non è una semplice rivisitazione estetica, ma un modello nato con le giuste caratteristiche per divorare sabbia e resistere agli scossoni dell’offroad.

17 gennaio 2017 - 11:01

Il mercato delle moto sta cambiando. Prendendo come punti fermi i segmenti “duri e puri”, anno dopo anno l’apprezzamento di un gran numero di motociclisti si sta sempre più spostando verso modelli che non siano solo pratici ma che abbiano carattere e stile. Il ritorno prepotente delle maxi enduro è solo un esempio di come il motociclista si stia evolvendo o semplicemente stia tornando ad apprezzare moto che in passato hanno fatto la voce grossa. Non è un caso che proprio nell’ultima stagione le Case abbiano puntato su moto con una forte connotazione classica. Prima le naked,spinte dall’hipster style, poi le Cafè Racer e oggi, come abbiamo avuto modo di vedere in occasione dell’ultima EICMA, quelle che possiamo definire Classic Offroad. In quest’ultimo settore sono i costruttori europei che dimostrano di avere più fantasia e detengono il primato delle novità. Sarà forse per una questione culturale, ma è un fatto che siano proprio le classic enduro viste a EICMA, le moto che scrivono questa nuova pagina del motociclismo moderno contaminato da forti richiamo al passato.

LIVE
Il nome. Desert Sled è la piastra di alluminio che protegge il motore da tutto: sassi, detriti, cespugli e permette alla moto dopo i lunghi salti sulle dune di roccia americane di scivolare senza danni e arrivare così al traguardo delle terribili Baja. Questa Scrambler nasce con questa filosofia. Una vocazione fuoristradistica che va oltre il semplice aspetto aspirazionale, un impatto estetico che non lascia indifferenti (e con qualche richiamo a modelli noti del passato) e soprattutto chiari stilemi che riportano alla nuova generazione di questa famiglia di moto.

Più robusta. La destinazione off road ha comportato modifiche tecniche di sostanza. Il telaio pur riprendendo le quote della sorella Icon è stato irrobustito con due piastre di rinforzo nella zona di contatto tra motore e forcellone. La scelta di un comparto sospensioni dedicato, la corsa arriva ora a 200 mm, e l’adozione di nuove piastre di sterzo ha modificato molti dei valori: l’interasse aumenta, la posizione in sella e l’altezza da terra maggiore sono gli elementi che ne definisco quindi anche la guida.

Motore: un classico. E’ l’Euro4 la vera novità che riguarda il bicilindrico due valvole a L di 90° raffreddato ad aria. Il valore dichiarato è di 75 cavalli per una coppia di 6,9 kgm a 7.750 giri. Potenza più che ottima se si considera il campo d’azione lontano dall’asfalto e più che sufficiente per chi desidera viaggiare con un buon ritmo.

Accessori dedicati. Sono tanti i particolari che identificano lo spirito avventuriero di questa nuova Scrambler a partire dalla griglia di protezione sul faro anteriore, i parafanghi -alto per l’anteriore più lungo posteriormente- e infine il manubrio a sezione variabile con il traversino di rinforzo.

Quale Desert Sled. I colori previsti sono due bianco “White Mirage” e rosso “Red Dusk” per distinguerla dalla sorella Icon e i colori classici, ma sono poi gli accessori disponibili sul catalogo ufficiale Ducati che permettono la personalizzazione secondo i gusti di chi l’acquista. 10.950 euro franco concessionario la Rossa e 11.100 euro la Bianca.

RIDE
Le diverse scelte tecniche modificano la sostanza di questa Scrambler che passa dall’essere un bel giocattolo – la versione standard- ad una moto possente nelle dimensioni e soprattutto con un carattere ben definito. Ci sali e scopri di essere alto da terra e non solo a causa della sella piazzata a 860 mm, ma soprattutto per la larghezza della sella stessa che, abbinata a  sospensioni – escursione di 200 mm – destinate a sopportare il carico di un’eventuale divagazione fuoristrada impone un non perfetto contatto dei piedi a terra. In Ducati si è deciso di rispettare i canoni della prima Scrambler moderna e così il serbatoio, il telaio rinforzato e il motore rimangono sostanzialmente identici e impongono a chi guida una posizione obbligata stando seduti. Lo svaso della sella ti tiene lontano dal serbatoio che si fatica a stringere tra le gambe e il manubrio, regolato per essere utilizzato facilmente in piedi da seduti risulta essere un po’ più lontano del previsto. Nonostante io sia alto un metro e 78 cm mi sono sempre sentito un po’ appeso viaggiando a velocità sostenuta con il carico dell’aria diretto su casco e torace. Mi sono invece trovato decisamente meglio nel guidato su quei percorsi in cui tra curve e tornanti si trova il il giusto feeling con la ruota anteriore che dialoga direttamente con il manubrio e i palmi delle mani.

Regolazioni facili. La Scrambler Desert Sled esce dal concessionario configurata per essere facilmente abbordabile da piloti di tutte le taglie e esperienze di guida. Certo è che potendo metterci mano, e bastano pochi attrezzi, la si può adattare al proprio stile e quote personali. Partiamo dalla base su cui appoggeranno le terga che è alta da terra 860 mm, è opzionale la sella a 840 che rende migliore il contatto a terra dei piedi. Doveroso passare al manubrio ruotandolo nelle boccole dei riser per ridurre la distanza dal torace ed evitare di avere le braccia completamente distese e infine chiudere il set-up statico passando alle leve del cambio e del freno posteriore che si devono regolare in altezza perché oggi guideremo con gli stivali in fuoristrada. Ecco fatto, mi sono cucito la Scrambler su misura.

Sulle pedane. La stessa triangolazione che ti fa sentire un po’ “appeso” quando guidi veloce su asfalto, si colora di altre sfumature quando si punta al fuoristrada e si guida in piedi. L’interasse lungo e la distribuzione dei pesi ben bilanciata – la moto a secco pesa 191 kg – permette sin dai primi metri di trovare il giusto feeling anche quando sotto le ruote scompare il terreno compatto sostituito da un spesso e morbido tappeto di sabbia. L’anteriore galleggia sicuro e la ruota posteriore, complice il forcellone lungo ha sempre una buona trazione.

Pulito ed efficace.  Il 2017 è l’anno dell’introduzione della nuova normativa che ridefinisce la soglia delle emissioni e della rumorosità allo scarico. Eppure il bicilindrico desmodromico ad aria non sembra soffrire la “strozzatura” prestazionale. I 75 cavalli di cui dispone hanno un comportamento soddisfacente ai bassi regimi. Affrontando il percorso in fuoristrada il motore lavora a un regime di poco superiore ai 3.000 giri; la risposta al gas è pronta, morbida e diretta. Quel che serve per uscire dalla difficoltà mantenendosi in equilibro sulle pedane usando solo un filo di gas e i giusti cavalli che servono nell’offroad.

Asfalto in souplesse. Nonostante l’estetica ci racconti di una particolare predisposizione al fuoristrada è nella guida sulle normali strade che si apprezza il comportamento generale della Desert Sled. La prima sensazione è quella di guidare una moto più matura rispetto alla sorella standard, con il beneficio di una posizione maggiormente rialzata e dimensioni più consone anche ad un viaggio in coppia. Al passeggero sono dedicate due maniglie nascoste sotto la parte posteriore della sella: facili da raggiungere, invisibili e quindi esteticamente perfette.

Gambe lunghe. Forcella e monoammortizzatore sono stati realizzati apposta per questo modello, entrambi sono regolabili e hanno la stessa escursione di 200 mm. Come si comportano? Quello che definiamo il setup da concessionario è stato leggermente ammorbidito per affrontare meglio il percorso scelto per la prima presa di contatto con questa nuova Scrambler. Il comportamento stradale delle sospensioni è buono, migliore che sul versante fuoristrada. La forcella Kayaba da 46 mm di diametro si comporta bene se sollecitata e fatta lavorare a dovere. Quando affonda in frenata assorbe le asperità e, anche tenendo la leva del freno anteriore in mano, si porta facilmente la ruota anteriore verso l’interno della curva. La sospensione posteriore, priva di leveraggio, è confortevole ma accusa un eccessivo trasferimento di carico nei cambi di direzione. Mi piacerebbe fosse un po’ più frenata di idraulica per evitare il “pompaggio” nei cambi di direzione.

Partenza difficile. La forcella merita un paragrafo dedicato perché si districa senza difficoltà nel doppio ruolo di timone, sia su asfalto sia in fuoristrada, soprattutto se consideriamo le quote ciclistiche “importanti” della moto e il percorso del test che sicuramente ha comportato uno sforzo superiore rispetto al “normale” utilizzo. Sono convinto che in pochi si cimenteranno in una sessione di fuoristrada tecnica come quella del nostro test. Nel sabbione il rischio di sentir scappare la ruota anteriore e il manubrio dalle mani c’è stato più e più volte, ma il percorso scelto dall’inossidabile Beppe Gualini era veramente “impestato”. Detto questo, l’equilibrio generale, la sorprendente risposta della ruota da 19 pollici di diametro e il comportamento del motore hanno fugato il rischio di parcheggiare la Scrambler Desert Sled con le ruote all’insù. Eppure a mio parere si può ancora migliorare, e mi riferisco al comportamento della forcella nella prima parte della sua escursione. In gergo si dice che fatica a partire cioè a scorrere nei primi centimetri quelli che evitano che tutte le micro asperità del terreno arrivino sul manubrio, le mani e quindi riducano il comfort e il feeling.

Scorpion Rally Trail STR. Scelta vincente per Ducati quella di equipaggiare la Desert Sled con degli pneumatici specifici 12o/70 all’anteriore e 170/60 e diametro da 17 al posteriore. Tassello grosso e fitto, pochi spazi e buona trazione hanno completato il quadro tecnico. Le Scorpion Rally STR rotolano sull’asfalto facendo pochissimo rumore, offrono un buon grip e sono molto “rotonde”. Condizione ideale per affrontare un percorso tortuoso senza temere improvvise perdite di aderenza. Analoga situazione anche sullo sterrato dove il grip, sui vari terreni che abbiamo incontrato, non è mai venuto meno.

2 commenti

L’impresa con la Scrambler Desert Sled, giro del mondo da Guinness – NEWS.STARTONLINE
12:59, 9 giugno 2019

[…] Crew: il motociclista più giovane a compiere il giro del mondo in moto. 88.000 km in sella al suo Scrambler Desert Sled. La Classic Enduro Ducati si è rivelata una compagna di viaggio versatile, in grado di affrontare […]

Ducati Scrambler Desert SledGiro del mondo da Guinness - MT DIRECTION SK
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