Prova Harley-Davidson Electra Glide Ultra Limited

Grande, grossa e talmente piena di accessori da far impallidire una supercar. La Electra incarna alla perfezione l’opulenza motociclistica americana. Due cilindri spingono 413 kg, che si lasciano condurre così facilmente da lasciare senza parole. Non guidatela. A meno che non ve ne vogliate innamorare

2 settembre 2012 - 19:09

Ci sono moto che arrivano, mi passano tra le mani e se ne vanno senza lasciare in me nulla se non il gusto di averne provata “una in più”. Altre mi lasciano un buon ricordo. Altre ancora, invece, mi conquistano a tal punto che le vorrei piazzare nel mio garage virtuale. Poche, in verità, sono quelle che mi fanno venire un’incredibile voglia di guidare, che quando sono in sella non scenderei mai. Quelle che mi fanno sempre cercare il percorso più lungo. Bene, tra queste moto inserisco di diritto la Harley-Davidson Electra Glide Ultra Limited. La guardi parcheggiata e capisci subito che non ce n’è per nessuno: il fascino che la Ultra riesce a esprimere è inarrivabile per qualsiasi moto del segmento che si azzardi a sfidarla. Sarà perché è stata la prima, sarà perché la sua linea è immutata da anni, sarà per quel profumo di Highway che sprigiona da ogni bullone o, semplicemente, perché sul serbatoio c’è scritto Harley-Davidson. Sarà per tutte queste cose, ma al suo cospetto è davvero difficile restare indifferenti.

LIVE
La cosa più incredibile di questa moto è come riesca ad aggiornarsi continuamente, senza però darlo mai a vedere: far digerire le novità a un popolo ultraconservatore come quello degli Harleysti è roba da più di un mal di testa. Infatti la guardi e sembra che non sia cambiata in niente, immutata negli anni. Invece l’evoluzione è incessante: anno dopo anno le Harley cambiano, crescono. Per quel che riguarda le Touring è il 2009 l’anno delle novità più radicali, con un nuovo telaio, nuove ruote (l’anteriore da 17 pollici) e nuovi pneumatici (Dunlop bimescola), oltre che misure della ciclistica ridefinite. Cambiamenti che hanno segnato una svolta decisa nella qualità della guida. Non che prima si guidasse male, ma oggi la H-D è davvero migliorata soprattutto per quel chi riguarda il feeling che è capace di trasmettere al pilota.

Sul modello 2010, e soltanto sulla Ultra Limited, è arrivato il motore, il Twin Cam 103, poi esteso sulla gamma Touring con l’annata 2011, cioè a partire dalla fine di luglio dell’anno precedente: Harley, infatti, presenta i nuovi modelli l’estate prima… Per chi non mastica unità di misura anglofone 103 sta per pollici cubi, significa 1.690 centimetri cubi ottenuti da due pistoni da 98,4 mm che vanno su e giù per una corsa infinita: 111,3 mm. Il resto è tecnica immortale e sedimentata per Harley: raffreddamento ad aria con grande aiuto dell’olio, due valvole per cilindro, distribuzione ad aste e bilancieri, cambio separato a sei rapporti e trasmissione finale a cinghia. Potenza? Non se ne parla: a parte casi del tutto eccezionali, i cavalli per Harley sono un dato secondario. Meglio riferirsi alla coppia dichiarata di 134 Nm a soli 3500 giri.

RIDE
Grande, grossa, pesante. A vederla parcheggiata la Ultra Limited sembra esser tutto fuorché guidabile. La sensazione continua una volta che la sollevi, non senza un certo sforzo, dal cavalletto (rigorosamente laterale, sembra sempre dover soccombere sotto il peso della moto). Muoverla a motore spento richiede fermezza ed esperienza: sarà così impegnativa anche in movimento? O invece… Invece ha una ciclistica incredibilmente a punto, con sospensioni morbide e scorrevoli, e una guida che non finisce mai di sorprendere per quanto è facile e intuitiva. Date gas, fate girare le ruote e scoprirete come possono essere leggeri i suoi 413 kg in ordine di marcia. Il baricentro rasoterra, il bilanciamento perfetto e l’ottimo braccio di leva offerto dal manubrio riescono a fare un mezzo miracolo. La Ultra esce alla grande da qualsiasi situazione, dalle curve di un tortuoso passo di montagna dove richiede uno sforzo fisico molto più limitato di quel che si creda, alla guida in città, dove si lascia condurre con disarmante facilità.

Parte del merito è del motore: il colossale V2 Twin Cam “A” che si scuote nel telaio è un mostro di dolcezza, gestito alla perfezione da un ride by wire talmente efficiente che altri costruttori dovrebbero prenderlo ad esempio. Il V2 è flemmatico nel prendere i giri, ma la Harley è la classica moto che con pochi giri fa tanta strada; non badate troppo all’ago del contagiri ma guardate il tachimetro e scoprirete che, senza che ve ne rendiate conto, state già viaggiando veloci. L’autostrada, ovvio, è il suo regno: la stabilità è ineccepibile e solo sui curvoni affrontati a velocità sostenuta s’innesca qualche movimento, comunque non fastidioso. Tutto su questa moto invoglia alla guida tranquilla: il motore, il cambio, l’eccellenza del sound dello stereo – il migliore tra le moto per volume e qualità, si sente bene fino a 140 km orari indicati – instillano il “morbo” del relax nel pilota.

Il motore 103 vanta tanta “schiena” e permette, volendo, di mantenere una velocità di crociera più alta che in passato, anche se ha come piccolo effetto collaterale, su un’unità che ha i cilindri perfettamente allineati tra loro, di scaldare più che in passato. Il calore nelle giornate estive si riversa sulla gamba destra del pilota, tanto che in questi casi è meglio togliere i paragambe per viaggiare più freschi. Calore a parte, è perfino superfluo affermare che il comfort è sontuoso. La comodità della sella è qualcosa di oggettivamente unico, il mix tra sostegno e morbidezza che i tecnici Harley sono riusciti ad ottenere inarrivabile. È come adagiarsi sul letto di un hotel a 5 stelle, uno di quelli che fanno capire che i materassi non sono tutti uguali… Il pilota viaggia da re, protetto in modo totale e con in più la possibilità di cambiare posizione dei piedi grazie all’ampiezza delle pedane. Inoltre la capacità di carico è eccellente sotto tutti i punti di vista, anche quello dell’accessibilità e della sfruttabilità delle valigie.

Il cruise control offre ulteriore comodità in autostrada. Giudizio positivo anche per i freni, grazie alla buona potenza e alla risposta decisa: peccato che Harley si ostini a proporre leve enormi (e non regolabili nella distanza) che tolgono sensibilità al pilota. L’ABS di serie, infine, segna sicuramente un passo avanti quanto a sicurezza attivo, ma il suo funzionamento non è ancora all’altezza dei migliori impianti della concorrenza.

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