Prova Harley-Davidson Street 750

Un motore che non suona di meccanica tradizionale, un peso ridotto al minimo e ben distribuito, la sella bassa e una facilità di guida che sorprende. Questa nuova Street 750 è il passaporto per entrare a Milwaukee, purché si accettino alcuni difetti di gioventù

28 marzo 2014 - 7:03

Tanto leggera che quando l’ho tirata dritta dal cavalletto sono rimasto senza parole. Pesa poco questa Street e poi è bassa, non troppo lunga e con una posizione in sella che può essere comoda anche per le ragazze, le più piccine. Harley-Davidson ha capito che per continuare a raccontare storie di moto bisogna scegliere una platea nuova, non gli aficionados che di anno in anno cambiano moto seguendo il crescere delle cilindrate del famoso bicilindrico a V piuttosto che l’introduzione di nuove tecnologie.

Nuovi sono i motociclisti che si avvicineranno a quest’ultima novità. C’è da sperarlo perché di nuove leve all’orizzonte, sprezzanti del meteo inclemente e che hanno voglia di guidare, se ne vedono sempre meno. Le premesse però sono buone, a patto di chiudere un occhio su particolari che non sono all’altezza del marchio che la moto porta stampato sul serbatoio.

Parto da quello che c’è di buono e che mi è piaciuto. Il peso, primo dato e primo momento di confronto con chi sceglie la Street. 202 kg a secco, reali 222. Tutto vero! Che significa poca fatica nelle manovre, poco impegno nel traffico, facilità di gestione quando si guida. Il pensiero ritorna alla neomotociclista. Posizione in sella soddisfacente, gambe molto piegate e piedi che toccano benissimo a terra equivalgono a poco impegno nella guida e giusto relax.

Motore nuovo, è il Revolution X raffreddato a liquido da 750 centimetri cubi. Stesso schema a due cilindri tipico di ogni Harley-Davidson, potenza buona ma il dato ufficiale come da tradizione Harley non è dichiarato, coppia di 60 Nm a 4000 giri e soprattutto pochissime vibrazioni e una rumorosità meccanica degna della scuola giapponese. Non è un’eresia: in molti storceranno il naso, ma lo reputo un complimento. Questo significa buon comfort, ridotto affaticamento e un posizionamento di prodotto che una volta di più può essere la spina nel fianco dei costruttori jap, che questa volta hanno un concorrente che gioca ad armi pari.

La prima stoccata arriva con il prezzo di 7.800 euro per la versione nera lucida, di poco superiore (8.000 euro) la versione rossa o nera opaca, tutte disponibili entro metà della primavera dai concessionari.

RIDE

Il raffreddamento a liquido introdotto qualche anno fa con la VRod e ripreso di recente per le sole teste sulle più recenti Touring non è argomento che suscita sorpresa: stupisce maggiormente il fatto che H-D abbia aggiunto un tassello “moderno” alla propria gamma che, come spiegavo prima, vuole colpire nuovi motociclisti. Impresa interessante soprattutto perché la base di partenza, la Street di serie, offre ottimi spunti di personalizzazione. Indimenticabili le tre interpretazioni che hanno fatto da corollario alla presentazione avvenuta lo scorso autunno all’EICMA.

Il motore è la chiave di lettura di questo progetto. A liquido il raffreddamento, cilindrata mai così ridotta per un’Harley dei tempi moderni; dettagli che confermano quanto la Street voglia essere user frendly e ci riesca già dal primo momento. Il bicilindrico si accende facilmente, non si scuote e non “shakera” gli intestini di chi è in sella; soprattutto non si produce in alcuna rumorosità meccanica. Il cambio è buono, nel senso che anche gli innesti non replicano l’ormai leggendario clangore, e le sei marce si infilano una dietro l’altra con rapidità.

Dal centro di Madrid parte la prima degustazione della Street, che si conferma idonea al confronto diretto con i classici maxi scooteroni – dei quali riesce a tenere il passo anche zigzagando tra le vetture – e con le inevitabili e continue ripartenze dal semaforo. La frizione a comando meccanico stacca bene, è puntuale, non è particolarmente dura da azionare ed è controllata al pari del freno anteriore da due leve al manubrio prive di regolazioni.

Anche della frenata, in ambito urbano, non ci si può lamentare. Il singolo disco non fatica a contenere gli spazi di frenata ma non si possono elogiare il mordente o la ridotta forza da applicare; al pari del freno posteriore per ottenere risultati buoni bisogna strizzare l’anteriore e pestare sul pedale a patto di ricordarsi che, almeno per ora, l’ABS non è previsto.

Mi sento di promuovere anche il reparto sospensioni, semplice nella dotazione ma in grado di garantire adeguato comfort. La forcella tradizionale ha gli steli protetti da soffietti in gomma nera; i due ammortizzatori sono rigorosamente cromati ma in tutta onestà stonano con il resto della moto che di cromato ha il solo manubrio.

Di note positive ce ne sono, a partire dalla guida che non delude quando si incontrano le prime curve. La guida “rotonda” premia, supportata da un’erogazione di potenza e coppia dignitosa e costante per buona parte del regime di rotazione del bicilindrico. Nonostante l’interasse lungo 1.534 mm e la forcella piuttosto aperta che ricorda la VRod, la Street riesce ad essere tutto sommato svelta nei cambi di direzione, caratteristica che ben si accompagna alla sua naturale stabilità con il crescere della velocità.

Bisogna ricordarsi che la protezione dall’aria è poca, il cupolino c’è ma nonostante la posizione di guida raccolta e bassa può poco oltrepassato il muro dei 120 km/h. In cosa pecca questa Street? Non tanto nell’aspetto, quando nella scelta di diversi particolari tecnici. Sono troppi gli elementi che lasciano intendere un contenimento di costi di produzione. Non sono all’altezza del marchio i blocchetti elettrici e tutto quello che gravita intorno al manubrio: design dei comandi, strumentazione e specchietti.

Non accetto che vengano lasciati a vista i cablaggi elettrici e i connettori, o che gli ammortizzatori non abbiano almeno la regolazione del precarico molla. Considerazioni frutto di una lunga frequentazione con il marchio e l’evidente apprezzamento per i vari modelli che hanno preceduto questa Street che però, prima di essere giudicata, merita di essere guidata, magari pensando proprio a quei neo motociclisti che del mondo di Harley-Davidson sanno poco o nulla, ma che vogliono una moto che sia prima di tutto facile, intuitiva, pesi il giusto e abbia un prezzo a portata di molte tasche. E, non dimentichiamolo, con un marchio sul serbatoio che è la chiave per entrare in un mondo unico.

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