Prova Indian Springfield

Thunder Stroke™ 111: è il cuore che muove la Springfield, un bicilindrico a V da 1.811 cc e 135 Nm di coppia massima. La stazza conta fino a un certo punto e, a fronte di una distribuzione dei pesi ottimale, i 390 kg non fanno paura. Il prezzo, invece, un po' di più: 27.290 euro.

23 febbraio 2017 - 15:02

Cruiser o touring? La scelta non si impone, anzi… La nuova Indian Springfield racchiude in sé entrambe le anime e fa della versatilità la sua caratteristica peculiare. Gli appassionati del marchio americano chiedevano da tempo un modello capace di competere con l’Harley Road King, una hard bagger con le potenzialità di una tourer macina chilometri e la Springfield è stata concepita proprio per loro, andando a completare la gamma Indian.

Ma pensare che la Springfield sia poco più di una Chief con parabrezza e borse è un grosso errore. La ciclistica infatti è inedita, con telaio dalle geometrie più svelte, forcella a cartuccia con steli da 46 mm ed escursione di 120 mm, ammortizzatore a gas regolabile da 114 mm e ruote da 16″. Inoltre, il telaio in lega è rinforzato nei punti chiave per adattarsi alla nuova distribuzione dei pesi che, partendo dai 372 kg a secco, possono crescere di altri 242 kg fra esseri umani e bagagli, da sommare a quelli relativi ai liquidi in ordina di marcia. A frenare cotanta massa ci pensano i due dischi anteriori flottanti da 300 mm con pinze a quattro pistoncini e il posteriore, anch’esso flottante da 300 mm, con pinza a due pistoncini.

Il legame più forte con la Chief è il motore. Si tratta infatti del Thunder Stroke 111, il generoso V-twin da 1.811 cc raffreddato ad aria, accreditato di 135 Nm di coppia a 2.100 giri, con cambio a sei marce. Non manca un po’ di elettronica, almeno quella che ci aspetta su una motocicletta di questo tipo, ossia accensione keyless, ABS, cruise control, sensore pressione pneumatici.
Il parabrezza e le borse sono facilmente asportabili; queste ultime sono dotate di un pratico comando centralizzato ma mancano di maniglie per il trasporto. Come consuetudine, il catalogo di accessori by Indian offre anche per la Springfield una scelta ampia, sia sotto il capitolo Style, sia Performance: manubri, selle, parabrezza, pedane, ma anche scarichi, camme, radiatore per l’olio…

Le colorazioni sono quattro, due monocromatiche (Indian Motorcycle Red e Thunder Black) e due bicolore (Blu Sapphire/Star Silver e Steel Gray/Burgundy Metallic), queste ultime disponibili con un sovrapprezzo che fa lievitare il prezzo di una bazzecola (600 euro), se si tiene conto che la cifra di partenza per mettersi in garage la Indian Springfield è 27.290 euro.

Foto Simon Palfrader – RED

Dalla bicicletta motorizzata Indian del 1902 alla Springfield del 2016 ci sono circa 260 kg di storia…  E questa storia, una volta in sella si percepisce. Non tanto in termini di peso, quanto di aura: in sella alla Indian Springfield sai di guidare qualcosa di speciale e, per dirla tutta, ti fa sentire anche un po’ figo.
Il lavoro fatto sulla ciclistica fa sentire i suoi frutti anche nelle manovre a velocità ridotta (e per muovere la motocicletta durante lo shooting delle immagini statiche ne abbiamo fatte parecchie, in uno spazio ridotto e con il fondo acciottolato…) in cui si apprezza la leggerezza dell’avantreno, in relazione alla mole, e la maneggevolezza.
La posizione di guida non è da sciallo in poltrona, ma ben centrata e con il triangolo sella/pedane/manubrio che permette di guidare davvero anziché farsi portare a spasso dalla motocicletta. Il comfort è comunque notevole, la sella è ospitale anche dopo lungo tempo e le vibrazioni sono sempre al di sotto della soglia del fastidio; buona anche la protezione offerta dal parabrezza, che però è proprio lì, davanti agli occhi.

Se la ciclistica è promossa, il motore lo fa a pieni voti. La coppia è goduriosa, il Thunder Stroke 111 riprende dal minimo dei giri senza sussulti e spinge vigoroso fino a quando si ruota il gas. L’accoppiata funziona bene e in sella alla Springfdield ci si diverte più di quanto pensassi, al punto che mi è rimasta la curiosità di alzare l’asticella, passando dalle curve rotonde e dolci delle strade della Brianza a quelle più tortuose e strette di montagna…

Certo, le pedane cominciano a fare scintille presto, ma l’angolo di piega e la luce a terra sono soddisfacenti per una guida “educata”, quella che l’erogazione dolce e lineare ispira da subito, anche se la potenza e il carattere del motore sono come la brace sotto la cenere e ogni tanto fanno venire voglia di dare una soffiatina per scaldare l’atmosfera… Quando si arriva a questo punto, però, ci si accorge che la massa della Springfield è davvero imponente e, se la sensazione generale di confidenza non viene meno, i freni fanno fatica a seguire l’irruenza del nostro polso.

A ogni sosta, che sia il bar per la colazione o il benzinaio per il pieno, la conversazione è assicurata. In sella alla Springfield la socializzazione è garantita. Bisogna mettere dunque in preventivo di dover fornire informazioni e spiegazioni ad ampio respiro, ma presto ci si fa l’abitudine.
Per gli amanti del genere, questa è la Indian che mancava. Un mix di versatilità e carattere con un vestito niente male. Caricatela come una station wagon e andateci a fare un weekend al mare oppure spogliatela come una cabrio e divertitevi a raggiungere il punto più panoramico che conoscete. Cambia il gusto ma il sapore è sempre piacevole.

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