Prova Moto Guzzi V7 my 2014

Con prezzi che spaziano da 8.470 a 10.220 euro franco concessionario, le tre versioni della V7 riconfermano un fascino peculiare, che permette a questo modello di restare attuale con pochissime modifiche

I grandi classici, in quanto tali, restano fedeli alla propria immagine nel tempo: è questo il caso della Moto Guzzi V7, la più amata tra i modelli costruiti a Mandello del Lario, dove la produzione è in continua crescita e nel 2013 si è attestata su 6.800 unità. Mandello, a pochi chilometri da Lecco, è uno dei luoghi più cari al motociclismo mondiale: oggi, a dispetto delle previsioni pessimistiche del recente passato, la fabbrica italiana può contare su linee completamente rinnovate, per essere al passo con la tecnologia del presente e del futuro. La V7 ripropone la già nota combinazione di tre versioni: Stone, Special e Racer. La base tecnica è la stessa e presenta una sola novità rispetto al modello precedente: l’alternatore a secco è stato sostituito da uno in bagno d’olio, che offre un impatto estetico diverso per via del coperchio metallico dal disegno inedito. Tutto il resto è inconfondibilmente V7, a partire dal bicilindrico a V di 90° da 744 cc, senza dimenticare il telaio a doppia culla in acciaio al cromomolibdeno e la trasmissione finale ad albero cardanico. D’altra parte nel 2012 la V7 ha beneficiato di moltissimi aggiornamenti, con più di 200 componenti nuovi che hanno fatto del V2 “small block” un motore al passo con i tempi. Tra gli elementi più facilmente riconoscibili ci sono il singolo collettore di alimentazione e le testate dall’aspetto rivisto, al pari delle alette di raffreddamento.LIVELe tre versioni delineano altrettanti modi di interpretare la classicità che è l’essenza della V7. La Stone (8.470 euro) punta sulla semplicità, enfatizzata dalla scelta di ammantare di nero tutti i particolari che fine allo scorso anno erano cromati. Fanno eccezione soltanto il motore e l’impianto di scarico, oltre al serbatoio, proposto nelle tre tonalità Rosso Corposo, Verde Agata e Nero Ruvido. La V7 Special (8.870 euro) ricorda la “Essetre”, cioè la V750 del 1974, in particolare nella combinazione tra il nero e l’arancione delle fasce colorate che ne esaltano le linee classiche; proposta anche in argento con bande nere, monta specifiche protezioni degli steli forcella, che sostituiscono i parapolvere della Stone. Profumo di corse per la V7 Racer (10.220 euro), corredata di targhetta numerata sulla testa forcella, serbatoio cromato da 22 litri e tabelle anch’esse cromate, con il numero 7 del campione del mondo 250 Enrico Lorenzetti a renderla ulteriormente riconoscibile. Degna di nota anche la sella monoposto in alcantara, che riprende il colore della cinghia di cuoio sul serbatoio, come anche la colorazione rossa di telaio, mozzi, cerchi Alpina a raggi e forcellone. RIDELo stabilimento di Mandello, completamente restaurato, emana tutta la suggestione di una storia gloriosa, che dal 1921 vede la città lariana meta di visite di appassionati dell’Aquila, che giungono da ogni parte del mondo. Ciò che non tutti sanno, però, è che ben 52 delle aziende fornitrici di Moto Guzzi sono lombarde: addirittura 21 di queste hanno sede nella provincia di Lecco, ed è un dato sorprendente, visto che questo territorio si estende per soli 814 chilometri quadrati e ha circa 340.000 abitanti. La scoperta della nuova V7, che non ha innovazioni tecniche distintive rispetto al precedente modello, è stata l’occasione per visitare tre delle aziende storicamente partner di Moto Guzzi: Domino, che fornisce manopole, comandi frizione e blocchetti elettrici; Alpina Raggi, produttore dei cerchi a raggi per la V7 Special e per altri modelli in gamma; Gilardoni, fornitore di cilindri e testate non solo per il costruttore lecchese ma anche per BMW, KTM, Rotax, Polaris, Indian, Triumph e molti altri. La sede Gilardoni si trova a pochi passi dallo stabilimento Moto Guzzi, ma per arrivarci abbiamo percorso un centinaio di chilometri sulle strade della Brianza, per assaporare ancora una volta il gusto forte e ricco di una moto semplicissima (Leggi la prova della Moto Guzzi V7 2012) e allo stesso tempo affascinante. Il telaio a doppia culla in tubi di acciaio è quello di sempre: di conseguenza anche il comportamento dinamico non cambia, restando improntato alla facilità di guida, come si conviene a una moto che tra gli altri obiettivi vuole avvicinare nuovi appassionati alle due ruote. Il V2 di 90° da 744 cc sfoggia una indubbia personalità, nonostante le prestazioni giocoforza modeste: 48 cv di potenza e 60 Nm di coppia, però, si sfruttano tutti, grazie alla risposta sempre prevedibile della V7. Misure degli pneumatici (100/90-18” anteriore e 130/80-17” posteriore) e caratteristiche del sistema frenante, con un disco per asse, delineano un quadro tecnico chiaro, dove anche la posizione di guida – braccia larghe, seduta bassa e piatta – fa di tutto per mettere a proprio agio il pilota, che assapora sensazioni tipiche del passato: per qualcuno irrompono i ricordi della giovinezza, per altri il fascino vintage degli anni ruggenti del motociclismo. La V7 Racer è più specialistica, soprattutto a causa della posizione di guida caratterizzata da semimanubri angolati e bassi: le prestazioni restano facilmente gestibili, ma è comunque necessaria maggior esperienza per gustarla appieno tra le curve, da condurre sfruttando al massimo la scorrevolezza ed evitando decelerazioni brusche e successive ripartenze, che la V7 non apprezza.Arriviamo alla Gilardoni: alluminio fuso e odore di metallo. Non ci sono tecnici in guanti bianchi, né intonsi laboratori di analisi. C’è una fonderia. C’è caldo, un caldo soffocante. C’è gente che lavora 8 ore al giorno in un posto che per la maggior parte di noi risulterebbe insopportabile dopo pochi minuti. E ci sono tanti clienti importanti: Moto Guzzi in primis, oltre ai tanti costruttori stranieri che affidano a questa azienda italianissima la realizzazione dei cilindri e delle testate. L’alluminio cola negli stampi, si raffredda e viene poi lavorato con maestria fino ad assumere la forma definitiva, diventando un cilindro per motori aeronautici, oppure un blocco cilindri di una moto inglese, o ancora il V2 di Mandello. Uomini dalle mani grandi modellano il metallo, estraendo da lastre grezze le forme geometriche che ci sono così familiari. Quelle dei motori che amiamo.