Prova Quadro 350D

Tre le ruote, due i pistoni che governano il movimento basculatorio. Così il Quadro irrompe sul mercato portando una ventata di tecnologia. Design azzeccato, buone prestazioni, offre un nuovo punto di vista sul segmento dei tre ruote

31 maggio 2012 - 10:05

Prima di provare e giudicare il quadro 350 va fatta una premessa. A chi si rivolge questo veicolo? Ai motociclisti o agli automobilisti? Questa domanda può sembrare fuori luogo ma non lo è affatto. Perché secondo i casi il metro di valutazione può, anzi, deve cambiare, e di conseguenza può e deve cambiare anche il giudizio. Il Quadro, come il Piaggio MP3, è un veicolo a sé stante, qualcosa che nelle intenzioni di chi lo ha progettato ha il compito di convincere gli automobilisti a mollare l’auto in garage per spostarsi più rapidamente nei centri urbani e non solo. Questo è il suo obiettivo, e con questa considerazione bene in testa va giudicato, togliendosi di dosso la tuta da motociclista.
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Luciano Marabese, un designer che non ha bisogno di presentazioni, è l’ideatore del Quadro. Apprezzo il coraggio che ha saputo mettere in questo progetto. Non è certo facile inventarsi costruttori in un periodo come questo e soprattutto non è facile scommettere su un veicolo la cui rilevanza e potenzialità ancora non è stata ancora compresa da tutti. Onestamente mi stupisco di come nessuno dei grandi costruttori di moto abbia ancora voluto rispondere alla “provocazione” lanciata a suo tempo dal Piaggio MP3. A ogni salone mi aspetto di trovare nuovi veicoli a tre ruote, ma puntualmente resto deluso.

Dove non sono arrivati i “grandi” è arrivata invece Quadro, figlia di quella Marabese Design che da anni è coinvolta in progetti motociclistici per conto di quasi tutti i grandi marchi di moto del mondo e che dell’MP3 è l’originale ideatrice. Logico che adesso voglia evolvere il concetto con il Quadro 3D. Lo fa con l’intenzione di risolvere il limite principale del sistema di “dilding” (basculamento) dell’MP3, che si basa su un quadrilatero deformabile composto da grossi e pesanti bracci in alluminio. Il sistema è sicuramente funzionale ma anche piuttosto pesante, anche se nell’ultima evoluzione (Piaggio MP3 Urban) è stata alleggerita: ecco perché Marabese e soci hanno pensato di risolvere il problema passando dalla meccanica all’idraulica.

La chiave di tutto il sistema di basculamento del Quadro sta infatti in un sistema idraulico composto da due pistoni che gestiscono il basculamento e da un ammortizzatore centrale che ha la funzione di assorbire i colpi. Il tutto gestito da una valvola a tre vie che indirizza l’olio (ma sarebbe meglio chiamarlo fluido idraulico) in base alle necessità. In pratica il funzionamento è molto semplice: piegando a sinistra la ruota di sinistra sale, comprime il pistone su quel lato, il quale a sua volta spinge fuori l’olio che per mezzo di una tubazione e passando per la valvola a tre vie finisce nel pistone di destra: quest’ultimo, nel frattempo, essendo “tirato” aspira nella sua camera il fluido. Quando c’è una sovrappressione (ad esempio un colpo dovuto a una buca o un tombino) la valvola a tre vie indirizza l’olio verso l’ammortizzatore centrale che smorza il colpo.

Sfruttando l’incomprimibilità del fluido idraulico questo sistema è quindi del tutto paragonabile a un braccio meccanico, immediato e senza ritardi. Alla fine il tutto si compone di tre pistoni e una manciata di tubi idraulici. Il risultato è quindi efficace e leggero allo stesso tempo, oltre che tarabile a piacimento scegliendo ad hoc la viscosità del fluido idraulico. Più viscosità (per chi non è avvezzo ai termini ingegneristici, olio più “denso”) significa avere movimenti più controllati, mentre meno viscosità (quindi olio più “fluido”) permette di ottenere più velocità. Effetti collaterali del sistema: una possibile sensibilità alle variazioni di temperatura, visto che sempre di olio si tratta e che quindi sono possibili cambi di viscosità con il variare della temperatura. Il sistema è comunque geniale per come affronta il concetto del basculamento senza appesantire troppo il veicolo.

RIDE
Leggerezza e motore brillante (un 350 quattro valvole realizzato dal gigant taiwanese Aeon) rendono il Quadro piuttosto brillante rispetto ad altri tre ruote presenti sul mercato. Lo scatto al semaforo non è niente male e anche in allungo le prestazioni sono più che soddisfacenti, consentendo al 350D di “vedere” i 130 orari indicati e di muoversi senza impacci anche su tangenziali e autostrade. Durante la prova abbiamo usato il Quadro un po’ dappertutto: statali, autostrade, molto ovviamente in città. Nelle differenti situazioni motore e trasmissione non hanno mai evidenziato reali limiti.

Ovvio che, prestazioni a parte, ciò che di Quadro interessa di più è la dinamica del sistema di basculamento. In questo caso le impressioni vanno un po’ calibrate avendo ben presente quello che ho spiegato all’inizio dell’articolo. A chi è rivolto il Quadro? A un motociclista o a un automobilista? Molto più probabilmente al secondo, che ovviamente non si permetterà di fare paragoni con la guida motociclistica. Sì, perché il Quadro non è una moto, non è uno scooter, è un’altra cosa. Un motociclistica probabilmente lo troverà “strano” nelle reazioni: l’azione sembra sempre un po’ rallentata, soprattutto nei cambi di direzione dove pare di percepire il fluire dell’olio che richiede il suo tempo per scorrere dentro ai tubi e passare da una pistone all’altro.

Il tre ruote chiede di essere accompagnato un po’ con il corpo verso l’interno della curva, giocando d’anticipo per non essere sottosterzante. Inoltre, esagerando con le pieghe, si ha la sensazione che il Quadro si appoggi sul pistone, “irrigidendosi” mentre si apre la valvola a tre vie. Questa è la sensazione che si ha nei primi metri, perché poi fare l’abitudine è questione di pochi chilometri. Appare chiaro che si tratta di una scelta di compromesso, raggiunta con una viscosità dell’olio ben precisa per dare questa sensazione di “sostegno” e non avere un mezzo che tende a “cadere” in curva. Questa fluidità di azione (che per alcuni può essere considerata lentezza) offre sensazioni rassicuranti a chi motociclista non è. In ogni caso, un po’ di reattività in più non mi dispiacerebbe.

A parte queste considerazioni, il Quadro offre una grande sensazione di appoggio e sicurezza in curva: le due ruote anteriori in questo senso non si battono, invitando a osare in pieghe quasi impossibili. In più ha un comportamento piuttosto “morbido”, proprio grazie al maggior controllo derivante dal fatto che i pistoni idraulici ammortizzano i movimenti. Mi permetto un piccolo suggerimento: non sarebbe male disporre di un sistema regolabile (2 posizioni?) per poter ottenere differenti comportamenti dinamici. Il principio potrebbe essere simile a quello dei registri idraulici degli ammortizzatori: chiudendo un po’ la valvola e diminuendo la sezione di passaggio si otterrebbe un mezzo più stabile e “frenato” nel basculamento; viceversa, aprendola si aumenterebbe la velocità di manovra. Una soluzione non certo impossibile sul piano tecnico, che permetterebbe anche di ovviare alle variazioni di viscosità del fluido in inverno e in estate.

Il messaggio che il Quadro manda a tutti gli automobilisti, comunque, è molto chiaro. Una ruota in meno, tanta libertà in più. Ci fa piacere constatare come in questo momento solo i costruttori italiani siano capaci di offrire veicoli del genere, che hanno il chiaro (e importantissimo) obiettivo di convincere più di qualcuno a mollare l’auto per mezzi più snelli, veloci, economici. A tre ruote.

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