Prova Royal Enfield Continental GT

Stile british, cuore indiano e componentistica italiana: la nuova café racer firmata Royal Enfield non è potente ma è agile, ha carisma ed è gradevole da guidare. Il prezzo per sentirsi un vero rocker del terzo millennio? Decisamente ragionevole

“In un mondo dove le macchine sono sempre più virtuali e lontane dalla realtà…”: comincia così il discorso di Siddharta Lal, 39enne CEO di Royal Enfield, che come il suo omonimo e più famoso protagonista del romanzo di Hermann Hesse sembra voler tornare all’essenza delle cose, alla loro origine.LIVEL’origine della nuova Continental GT è datata 1965, anno in cui sulla fabbrica della Royal Enfield sventolava la bandiera inglese (ora è al 100% indiana) e i rockers (gli amanti delle moto e del rockabilly nella Londra dei sixties) scorrazzavano in sella alle loro café racers sulle strade tortuose tra l’Ace Cafè e il mare di Brighton. Ma il 1965 è anche l’anno in cui dagli stabilimenti vicino a Birmingham venivano sfornate le Royal Enfield Continental GT originali, a cui il modello presentato in questi giorni alla stampa si ispira al punto da sembrarne una vera e propria replica.Oggi come allora la GT è una moto “vera”, dal sound profondo, senza fronzoli e senza elettronica (ad eccezione dell’iniezione): non parliamo di controllo di trazione, anche perché la “potenza” è decisamente gestibile dal polso, ma dell’ABS, che comunque diventerà obbligatorio per legge dal 2016.Il motoreLa base di partenza del motore che equipaggia la nuova Continental GT è il monocilindrico raffreddato ad aria di 500 cc della Royal Enfield Bullet, opportunamente “pompato” fino a 535 cc per dare un po’ di brio a questa café racer, che raggiunge ora i 29,1 cavalli di potenza a 5.100 giri e 44 Nm di coppia a 4.000 giri. Vi sono venuti i brividi? Non crediamo, questi numeri non fanno tremare i polsi, al massimo fanno simpatia, ma la sportività che la Continental GT vuole comunicare non passa attreverso la potenza, ma attraverso altri elementi: il design, prima di tutto, ma anche la componentistica, affidata a partner rinomati.La ciclisticaPartner che parlano italiano: Paioli, che fornisce gli ammortizzatori, due come una volta, con escursione di 80 mm eregolabili nel precarico delle molle; Pirelli, che monta le sue Sport Demon sulle ruote da 18” (nostaglia!!) nelle misure 100/90 e 130/70; e Brembo, che firma i dischi (singolo, flottante, da 300 mm davanti e da 240 dietro) e le pinze, flottanti a due pistoncini (uno dietro).Anziani rockers o nuova generazione?Ma a chi è rivolta questa café racer? Forse ai nostalgici degli anni ’60 o a chi si avvicina per la prima volta al mondo della moto, vista la potenza contenuta e la facilità di guida? Abbiamo girato la domanda al CEO di Royal Enfield, Siddharta Lal, il quale si è detto fiducioso che la Continental GT sarà in grado di raggiungere un pubblico trasversale. Sarà vero? Sicuramente il prezzo (€ 6.495,00 oltre alla messa su strada) è abbastanza allettante; per vedere i primi riscontri di vendite dovremo attendere la fine di ottobre, quando la GT sarà disponibile nelle concessionarie, proposta nella sola colorazione rossa.RIDEMa come fa la Royal Enfield Continental GT a costare così poco? Certamente la manodopera in India costa un po’ meno (un bel po’) che nella vecchia Europa ma, avvicinandoci alla café racer, si scopre che il prezzo contenuto dipende forse anche dal fatto che alcune finiture (come le saldature del telaio) non sono eccelse. Il look, però, è riuscito: la moto è snella, essenziale, autentica, e specchiandoci nelle vetrine del celebre Ace Café di Londra da cui parte la nostra prova, la memoria non può che correre agli anni del rock and roll. La sella non è alta (800 mm da terra) e, grazie anche al peso contenuto (184 kg in ordine di marcia) a motore spento la GT si manovra bene. All’avvio – ci sono sia l’avviamento elettrico sia il kick, per i veri nostalgici – lo scarico cromato emette un sound molto gradevole, anche se poi ci spiegano che la moto che troveremo nelle concessionarie ne monterà uno diverso).Racer o cafè?Il manubrio non è basso come quello dell’originale: i polsi è la schiena non si stancano, la GT è comoda e si riescono a percorrere anche parecchi chilometri senza affaticarsi; certo l’assenza di qualsiasi protezione aerodinamica nei lunghi trasferimenti può essere un problema se si viaggia a più di 120 km/h. Un problema marginale, comunque, dato che se non ci si spalma sul serbatoio si vedono a fatica i 150. Non è un fulmine, la GT, ma non possiamo certo pretendere troppo da un mono di 535 cc, che comunque tra i 2000 e i 3000 giri mostra un fervore e una spinta interessanti, per poi spegnersi un po’.Il gusto di guida di questa Royal Enfield non va certo ricercato nella prestazione pura, quanto nel piacere di essere in sella a una moto tranquilla, che offre sensazioni retrò. Sensazioni, per fortuna, non mortificate da vibrazioni da martello pneumatico come quelle che offrivano i monocilindrici di un tempo, perché i tecnici di Royal Enfield sono riusciti a fare un ottimo lavoro nel limitare le vibrazioni, sempre contenute sia sulle pedane sia sul manubrio.Nel terribile traffico londinese la Continental GT si destreggia agevolmente, grazie appunto al peso contenuto e al baricentro basso, qualità che le consentono anche di essere stabile in curva e correggere le traiettorie in ogni momento. Con una coppia disponibile così “in basso” e con un’agilità e stabilità degne di nota, la Continental GT si dimostra molto gradevole da guidare tra le curve. Gradevole e sicura grazie alla forcella telescopica da 41 mm e agli ammortizzatori posteriori Paioli, che la sorreggono molto bene e sono scorrevoli (certo dietro è un po’ “secca” ma tutti i doppi ammortizzatori lo sono un po’). I freni sono potenti e molto ben modulabili: insomma la ciclistica si è dimostrata più che adeguata in rapporto alle prestazioni.Find your cafè…Dopo aver scorrazzato due giorni per le città e le campagne inglesi, un’idea di chi potrebbe comprarsi la Continental GT ce la siamo fatta anche noi: i nostalgici della gloriosa Royal Enfield, innanzitutto; qualche giovane anticonformista ma non solo: la comprerà semplicemente chi non vuole spendere cifre eccessive per la propria passione a due ruote, ama il rumore della meccanica e le moto semplici, magari da personalizzare ma soprattutto da sfoggiare, oggi come allora, davanti alle vetrine di un caffè.