Prova Vespa Sei Giorni

10 ottobre 2017 - 12:10

Varese – La Vespa Sei giorni nasce per celebrare la partecipazione della Squadra Corse Piaggio alle competizioni di regolarità del passato. Basata sulla versione GTS, rievoca i giorni gloriosi del 1951, quando a Varese andò in scena la 26esima edizione della Sei Giorni Internazionale. Piaggio allestì una versione specifica, evoluzione della Sport, e si preparò a sfidare la concorrenza, che si presentava al via con vere e proprie moto off-road. I percorsi, infatti, erano in buona parte sterrati: e non parliamo di strade bianche bensì di sterrato vero. I piloti si sfidavano lungo tappe durissime, interminabili, dove i mezzi meccanici erano messi alla prova senza compromessi. La Sei Giorni si concluse in modo inaspettato: la Vespa, infatti, conquistò con i suoi piloti addirittura nove medaglie d’oro individuali, tra lo stupore del pubblico e degli altri concorrenti. Dopo la vittoriosa partecipazione, Piaggio mise in produzione un modello dedicato, riconoscibile rispetto alla Sport da particolari come il serbatoio maggiorato, lo scudo più ampio e la sacca laterale destra più grande per lasciare spazio al carburatore posto sul cilindro. Prodotta in soli 300 esemplari, quella Vespa è diventata uno dei pezzi da collezione più ricercati.

Sessantasei anni dopo, la base della nuova Vespa Sei Giorni è la GTS, con scocca in acciaio e motore monocilindrico 300, 4 tempi e 4 valvole, raffreddamento a liquido e iniezione elettronica. Omologata Euro 4, offre 15,6 kW di potenza (21,2 cv) a 7750 giri/min e 22 Nm di coppia a 5000 giri. Numerosi gli elementi distintivi, a partire dal gruppo ottico anteriore spostato sul parafango anteriore, proprio come in passato. Anche il plexiglas brunito davanti al manubrio è una concessione al fascino della regolarità e alle lunghissime tappe delle competizioni. Classicissima la strumentazione dedicata, con il tachimetro analogico su fondo bianco e numerose spie luminose.

Oltre al manubrio cromato spiccano il portanumero, identico a quello della Vespa Squadra Corse del 1951, e particolari neri come i cerchi e il terminale di scarico. La targhetta nel retroscudo certifica la numerazione di ogni esemplare, mentre la sella che sembra monoposto in realtà offre spazio anche al passeggero. La Vespa Sei Giorni è già in vendita a 6.290 euro franco concessionario. 

La prova della nuova Vespa Sei Giorni non poteva che partire da Varese, in una giornata da cartolina per temperatura e colori. Uno di quei giorni in cui il fascino dell’autunno non può nulla contro la malinconia dell’estate quasi dimenticata. Il piacere così classico di una Vespa lo assaporo sulle strade della Sei Giorni Internazionale del 1951: l’asfalto ha preso il sopravvento ma i boschi e i panorami sono quelli di allora. E in un attimo la suggestione sembra trasformarsi in realtà.

Con l’omologazione Euro 4 il monocilindrico 300 della GTS ha dovuto rinunciare a circa 1 cv di potenza massima: un sacrificio che non si sente affatto, grazie allo spunto vivace e alla trasmissione impeccabile. Dopo una rapida escursione sulle strade del Sacro Monte, la storia della Sei Giorni ci porta verso il Cuvignone, incastonato con le sue pendenze regolari in boschi infiniti, così fitti da concedere al sole pochi, suggestivi raggi di luce. La pianura non esiste, c’è spazio per salita oppure discesa. Il terreno di prova ideale per ciclistica e motore, fuori dal contesto dove la Vespa è immaginata e prevalentemente vissuta, ossia la città. La brillantezza del motore spicca nei tornanti stretti del Cuvignone, affrontati nel modo più sportivo possibile: un po’ per ricordare la Sei Giorni del 1951 e un po’ per il gusto di guidare “a tutta”. Grazie all’ampio raggio di sterzata la Vespa è lesta a invertire la traiettoria, pronta nelle mani del pilota. In discesa conviene fare attenzione alle foglie e ai ricci dei castagni, che però non incidono più di tanto sulla sicurezza con cui le ruote di 12 pollici e gli pneumatici Michelin City Grip (120/70 anteriore e 130/70 posteriore) affrontano la strada.

Serve qualche minuto per imparare a dosare la frenata non particolarmente modulabile dell’impianto con due dischi, sprovvisto di leve regolabili nella distanza dalla manopola. Dopo aver costeggiato il lago Maggiore, respirando l’azzurro dell’acqua e del cielo, viene il momento di tornare a Varese, finalmente consapevoli delle potenzialità anche extra cittadine della Vespa. Con molta meno fatica e tanto comfort in più, stupiti come i concorrenti e il pubblico che nell’ormai lontano 1951 videro trionfare le Vespa Sei Giorni.


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