Prova Yamaha FJR1300A

La sport-tourer secondo Yamaha: rinnovata nell'aspetto, più maneggevole, con un motore dolce e gestibile come pochi altri, punta ai motociclisti più maturi, abituati a giudicare praticità e sostanza. Peccato che le manchi un po' di carattere. Il prezzo (17.690 euro) è concorrenziale per il segmento, forse un po' alto se si allarga il campo ad alcune enduro (molto) stradali

18 ottobre 2012 - 9:10

Ce lo dicono tutti i giorni: siate unici, costruite il vostro destino, scegliete istante per istante il vostro stile di vita. Ormai ne siamo convinti, e cerchiamo qualcosa di speciale, di irripetibile, anche nella nostra moto dei sogni. Per questo, forse, modelli con tanti pregi ma poca personalità non colpiscono più la fantasia degli appassionati. Prima le chiamavano “moto intelligenti”: ora, visti gli esiti commerciali non certo positivi, la definizione è sparita dalla scena. Eppure di due ruote progettate e realizzate con l’obiettivo di sintetizzare molte qualità, senza troppo clamore, ce ne sono ancora: una di queste arriva da Iwata e si chiama FJR1300A. Con più di 10 anni di storia – ha debuttato nel 2001 – questo modello è l’interpretazione Yamaha del concetto di sport-tourer ed è disponibile in due

versioni, A e AS: la seconda propone il cambio servoassistito e le sospensioni semi-attive, ma arriverà in Italia il prossimo aprile. Ora al centro del mirino c’è la A, rinnovata in molti aspetti, estetici e funzionali e già oggetto di un approfondimento in occasione del lancio a Colonia, all’inizio di ottobre 2012: dal frontale ristilizzato e più moderno, al controllo di trazione TCS; dal comando elettronico dell’acceleratore (YCC-T Yamaha Chip Controlled Throttle) al cruise-control; dal doppio faro con luci di posizione a LED fino al sistema Yamaha D-Mode che offre due modalità di mappatura, Touring e Sport.

LIVE

Gli interventi volti a migliorare il comfort sono numerosi: il nuovo design del cupolino e il plexiglas regolabile in altezza, le sospensioni riviste, il cavalletto centrale dal leveraggio più efficace, i blocchetti elettrici arricchiti di comandi, la nuova strumentazione a tre quadranti con contagiri analogico ed elementi digitali. Altrettanto significative le novità in merito alla dotazione elettronica, arricchita in modo da offrire tutte le funzionalità ormai irrinunciabili su veicoli di questo segmento, a partire dalla doppia mappatura di iniezione (D-MODE) e dal controllo di trazione TCS, strettamente legati alla scelta di avvalersi dell’acceleratore a controllo elettronico. Yamaha non definisce questo dispositivo “Ride-by-Wire” perché il cavo c’è, per ragioni di sicurezza: tuttavia i corpi farfallati sono comandati da motorini elettrici, quindi la distinzione è più concettuale che pratica.

Il nuovo frontale, con parabrezza e cupolino inediti, è bello e attuale. Non solo: è anche più adatto a ridurre le turbolenze, migliorando la stabilità, e allo stesso tempo ottimizzando l’afflusso di aria fresca per il raffreddamento del motore quattro cilindri in linea. Il plexiglas regolabile elettricamente mantiene memoria dell’ultima posizione, in modo da evitare che spegnere la moto equivalga a dover cercare di nuovo l’altezza preferita al successivo riavvio. Al centro del cupolino c’è il gruppo ottico anteriore dal nuovo disegno, ben riuscito e sottolineato dai LED integrati. Sull’altro lato, la strumentazione è un ottimo esempio di look intrigante e allo stesso tempo di grande funzionalità: il contagiri analogico è ben leggibile, come i due display LCD, con quello centrale incorniciato da un profilo argenteo di notevole eleganza. Meno riuscito l’aspetto dei blocchetti elettrici, fin troppo squadrati benché intuitivi da utilizzare. E questo, nell’ottica funzionalista che sembra ispirare molte delle scelte progettuali della FJR, ha un valore indiscutibile. Sulla stessa lunghezza d’onda si collocano i comandi per regolare le sospensioni: se per aumentare il precarico del monoammortizzatore basta, infatti, spostare l’apposita leva, ben raggiungibile a sinistra sotto la sella, allo stesso modo i registri dell’idraulica posti sulla sommità della forcella permettono di variarne con semplicità ed efficacia l’assetto.

Il motore è il più classico dei quattro cilindri in linea giapponesi, ideato per essere fluido, regolare, malleabile. Le novità riguardano i cilindri, ora senza camicia e con riporto diretto; l’aspirazione e lo scarico inediti, per migliorare l’efficienza della combustione grazie anche all’iniezione diretta, con il risultato, tra l’altro, di poter ridurre i catalizzatori da quattro a due. La potenza massima cresce di due kW, fino a 107,5 (146 cv) a 8000 giri/min, con la coppia a 138 Nm (14,1 kgm) a 7000 giri/min.

RIDE

Il peso e la stazza della FJR sono quelli tipici di una sport-tourer, quindi richiedono attenzione, ma la sella alla giusta distanza dal suolo – peraltro è regolabile su due posizioni, il manubrio addirittura su tre – facilita gli spostamenti a motore spento o al minimo. Nelle manovre come la classica inversione a U questa Yamaha si trova a suo agio, ennesima dimostrazione di come la praticità sia stata una delle linee guida del progetto. Il pulsante di avviamento sembra scuotere appena la FJR, che raggiunge in pochissimi minuti la temperatura d’esercizio. I primi chilometri di autostrada permettono di prendere confidenza con i comandi al manubrio; con la frenata particolarmente pronta nella primissima fase d’azione; con il plexiglas in grado di riparere completamente busto e spalle fino a velocità sconsigliabili su strade aperte al traffico. Rotonde, città, semafori: la FJR è relativamente maneggevole, considerata la massa e la vocazione tourer; anche la larghezza con le valigie laterali non è eccessiva e permette, quindi, di muoversi tra le auto in coda senza difficoltà.

Tra le curve, invece, emerge qualche limite: l’avantreno, per quanto garante di stabilità sul dritto, non concede la confidenza che permetterebbe di osare qualcosa in più, non soltanto per aumentare ulteriormente la velocità di ingresso in curva ma soprattutto per assaporare il gusto dell’appoggio sincero, diretto, senza mediazioni, che fa parte dell’esperienza di guida del turismo veloce più moderno. In questi ultimi anni, infatti, quelli che prima erano sontuosi transatlantici che solcavano gli immaginari oceani della nostra voglia di viaggiare, si sono via via trasformati in sempre più emozionanti compagne di viaggio, pronte ad assecondare eventuali velleità sportive dei piloti. La FJR, invece, è molto più classica, più legata alla tradizione: per questo, oggi, meno emozionante di quanto non fosse quando è stata ideata, e meno attuale in rapporto alla concorrenza, che nel frattempo è diventata più numerosa e agguerrita. Il motore, ad esempio: 146 cv di potenza massima e tanta coppia ben distribuita sono il risultato di un attento lavoro di affinamento, che garantisce una regolarità quasi incredibile su tutto l’arco d’erogazione, un punto di forza rispetto ad altri modelli dello stesso segmento. Eppure, nonostante il cambio a cinque rapporti, per un sorpasso veramente rapido è consigliabile scalare marcia, persino nella modalità Sport; la Touring, infatti, è così dolce da prestarsi all’utilizzo sul bagnato più che in normali condizioni di fondo stradale. Sul fronte del comfort, invece, le notizie sono positive, con vibrazioni sempre molto ridotte, manopole riscaldate efficaci, sella ergonomica e ben imbottita.

Nel complesso, quindi, la FJR è un riuscito esempio di sport-tourer come (probabilmente) non se ne fanno più: prevedibile nel comportamento in ogni condizione; comoda grazie alla buona protezione dall’aria e alla posizione di guida indovinata; veloce, per ottenere medie elevatissime su strada e autostrada; non troppo esigente quanto a consumo di carburante, con i 6,8 litri per 100 chilometri indicati dal computer di bordo dopo due giorni davvero senza tregua. Nella versione AS, disponibile da aprile 2013, sarà anche più tecnologica. Cosa le manca? La personalità, il carattere che fa innamorare; il difetto, paradossalmente, che si trasforma in segno distintivo, quel “quid” che imponga di scegliere proprio lei, tra tutte. E forse anche un prezzo più aggressivo, capace di rendere accattivante e potenzialmente irrinunciabile un mix comunque ben confezionato, solido, rassicurante e affidabile.

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