Prova Yamaha Tricity 155

26 febbraio 2017 - 10:02

L’idea alla base di Yamaha Tricity è molto chiara: offrire al un pubblico di automobilisti pentiti che mai avrebbero preso in considerazione di comprare uno scooter, un’alternativa più rassicurante, leggera, dalla gestione facile e con costi di gestione contenuti.

Un’idea che ha portato a un buon successo commerciale e a conquistare una fetta consistente del mercato tre ruote 125. Il progetto è azzeccato e funziona in tutti i mercati, anche in Italia dove tuttavia (mercato a se stante in questo caso, ancora incomprensibile perché non ci adeguiamo al resto d’Europa) occorre anche una versione con motore superiore ai 150 cc. Avere accesso ad autostrade e tangenziali è, infatti, la chiave per conquistare chi si muove non solo tra le mura cittadine ma mette le ruote anche in periferia. Voluto fortemente dall’Italia, Yamaha Tricity 155 è quindi pronto per sbarcare sulle nostre strade portando però in dote non solo un motore cresciuto nella cubatura, ma anche una serie di aggiornamenti (condivisi con il 125) che ne migliorano la funzionalità.

La base tecnica ovviamente è la medesima del 125 con cui il 155 (venduto a un prezzo di 4.390 euro f.c.) condivide interamente il layout, compreso l’ingegnoso sistema di basculamento brevettato, caratterizzato dall’ormai caratteristica “doppia forcella”, uno dei punti di forza di Tricity.
MOTORE A FASATURA VARIABILE
Il monocilindrico 155 segue la filosofia “blue core” che punta a realizzare motori ad alta efficienza. Che si tratti dei 4 cilindri della M1 (vincolati ai consumi imposti dalla Dorna) o del singolo cilindro di un mezzo da città, per Yamaha poco cambia, questa filosofia vuole offrire le migliori prestazioni abbinate a consumi quanto più bassi possibile. In questo caso è apprezzabile il sistema VVA (Variable Valve Actuation) di fasatura variabile delle valvole (che avevamo già visto sull’N-Max??), che riesce a far convivere un buon livello di coppia (11,1 kW e 14,4 Nm) con un buon allungo contenendo i consumi in 39 km/litro. Il debutto dell’ABS a tre canali non ha eliminato il sistema UBS di frenata combinata, Yamaha ha preferito mantenerli entrambi per semplificare ulteriormente la vita al rider aumentando il tasso di sicurezza.

ARRIVANO TANTE MIGLIORIE
Già che c’erano i tecnici hanno colto l’occasione per mettere mano un po’ a tutto il progetto. Il faro anteriore ora è a LED, l’interasse è stato allungato (da 1.310 a 1.350 mm), arriva una nuova ruota posteriore da 13 pollici con pneumatico da 130/70 per migliorare il comfort, arriva un freno di stazionamento simile a quello del TMax. Il serbatoio aumenta di capacità fino a 7,2 litri e il vano sottosella (con presa 12 V) ampliato riesce a digerire anche piccoli oggetti oltre il casco integrale. Ridisegnata anche la pedana piatta, caratteristica peculiare di Tricity nel segmento dei tre ruote e sempre utile per uno scooter.

RIDE
Uno dei punti di forza di Yamaha Tricity è sempre stata la sospensione anteriore capace di assorbire molto meglio di altri tre ruote le asperità del terreno. Caratteristica che assieme al peso ridotto e all’assoluta facilità di guida è rimasta invariata anche sul 155 che in più aggiunge una sella ridisegnata (arriverà anche sul 125) e molto più comoda che in passato. Più piatta e lunga, ora non “spinge” più il rider in avanti ma consente di sedersi in modo più comodo rispetto al passato. La maggiore brillantezza del motore si fa subito notare, il 125 non era disprezzabile ai bassi e fino ai 70 orari, questo motore fa meglio di lui.

È scattante, allunga con più convinzione, lavora in armonia con il cambio a variazione continua e quel che ne consegue sono accelerazioni in linea con scooter tradizionali di pari cilindrata, anche perché i tecnici Yamaha sono riusciti a contenere il peso di Yamaha Tricity 155 in 165 kg in ordine di marcia. I due ruote alla fine non sono così lontani, anzi…

Una volta lanciato raggiunge rapidamente la soglia dei 100 orari e riesce a muoversi più spedito rispetto al 125, anche se a cavalcarlo sono due omaccioni come il sottoscritto e un fotografo con tanto di attrezzatura al seguito. La sua facilità di guida non è in discussione, l’agilità nemmeno.
TRE RUOTE DI LEGGEREZZA
Il sistema di basculamento Yamaha è del tutto privo d’inerzie la velocità di esecuzione di qualsiasi comando estremamente rapida, con il corollario di una capacità di assorbimento dei colpi superiore alla media, colpi che non arrivano al manubrio, il che contribuisce a regalare una sensazione di sicurezza ancora maggiore.

Una ruota in più, quindi, di cui non si avverte la presenza se non quando serve, ovvero dalla guida sul bagnato al passaggio su tombini o pavimentazioni a scarsa aderenza per arrivare a dislivelli vari. Anche la frenata è ovviamente più efficace, potendo contare su una superficie d’appoggio raddoppiata rispetto a quella di una singola ruota, una frenata che sfrutta comandi da tirare con una certa energia per ottenere una potenza adeguata. Apprezzabile in compenso il lavoro combinato di ABS e UBS, un sistema a prova di neofita che è in grado di assicurare la migliore frenata possibile in ogni condizione. Quello che si percepisce, guidando lo Yamaha Tricity 155, è di essere in sella a un tre ruote più completo e maturo. Postivo che tutte le evoluzioni arrivino a pioggia anche sul 125 destinato ormai a diventare il fratellino “urbano” del 155.

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