Danilo Petrucci: Valentino? Non è così lontano

Il pilota del Team Pramac Ducati MotoGP si racconta al nostro registratore, al termine delle prove libere del venerdì al Mugello

5 giugno 2015 - 9:06

Il pilota di Terni, classe 1990, corre nella MotoGP con i colori del Team Pramac in sella a una Ducati 2014. L’abbiamo intervistato al termine delle prove libere del venerdì, al Mugello, dove due giorni dopo ha tagliato il traguardo in nona posizione, dopo una gara difficile, caratterizzata anche da una spallata (involontaria) ad Aleix Espargarò che ha messo fuorigioco il pilota Suzuki.

Pilota italiano al GP d’Italia in sella a una Ducati.
Fantastico! Un sogno che si realizza. Ricordo la prima volta che sono stato qui, esattamente dieci anni fa, nel 2005, quando ancora non ero mai salito su una moto da strada. L’ordine di arrivo di quel GP fu Rossi, Biaggi, Capirossi. Melandri quarto. Chi lo avrebbe mai detto? Ora mi trovo a battagliare sulle stesse curve nella classe regina.

Come sono andate le prime “libere”?
Molto bene! Io e Dani (Pedrosa) ci siamo scambiati un po’ di volte la posizione e per la prima volta quest’anno sono riuscito a stare costantemente tra i primi dieci.
Montando la gomma morbida alla fine del turno speravamo di fare meglio: in realtà non siamo migliorati e ora dobbiamo capire il perché.

La tua giornata tipo nel week end di gara?
La sveglia è alle 7.30. Per fortuna dormo nel motorhome qui nel paddock, altrimenti dovrei alzarmi un’ora prima. Alle 8-8.15 sono nel box. Mi confronto con tutta la squadra, pianificando quanti run fare durante il turno. Mezz’ora prima del turno mi vesto e, al termine della sessione, altri venti minuti di confronto con tutta la squadra.
Pranzo; un occhio alla telemetria per capire dove si può migliorare; riposino e poi di nuovo in pista per il secondo turno.
Poi, soprattutto qui al Mugello, tantissime interviste.
Insomma sono tre giorni intensi e faticosi ma, come dico sempre, molto meglio che lavorare!

Come passi il tempo lontano dalle corse?
Le giornate sono molto varie. Ciò che non cambia è l’allenamento: mi alleno sei giorni a settimana. Due con la mountain bike, due con la moto (enduro e trial) e due in palestra. Quindici giornate all’anno poi, insieme agli altri piloti Ducati, mi alleno a Misano sulla pista di flat track. Comunque è importante allenare anche la testa, oltre che il fisico: ci sono piloti che si allenano dalle 7 di mattina alle 7 di sera e vanno più piano di chi si allena un’ora al giorno.

Com’è il rapporto con Ducati?
Molto stretto. Pur non essendo un team ufficiale, ci sono meccanici della Casa madre che lavorano con noi e ci aiutano nello sviluppo costante della moto. Quest’anno abbiamo anche a disposizione tutti i dati della telemetria di Iannone e di Dovizioso. Oltre ai dati dello scorso anno, il che significa partire per ogni GP con una preziosa base di informazioni.

Il rapporto con gli altri piloti?
Quando correvo con le CRT nel 2012, Rossi, Pedrosa, Lorenzo mi sverniciavano in ogni punto. Oggi sono lì, sono più vicino e qualche volta gli sono stato anche davanti. Sono qui per questo e spero di migliorare sempre di più.

Tre anni fa in un’intervista ci avevi detto che le Bridgestone erano così dure da sembrare gomme di plastica.
Arrivavo dalla Superbike e in quella categoria le gomme sono più simili a quelle stradali. In MotoGP, invece, la carcassa è particolarmente dura ed è stato difficile adattarsi. Ora mi ci sono abituato e non le scambierei con nient’altro.

Hiroshi Yamada, manager Bridgestone, ci ha detto che il prossimo anno non ci saranno problemi con le Michelin (che diventerà unico fornitore della MotoGP, al posto di Bridgestone)
Speriamo! La gomma anteriore Bridgestone è come un binario: non riesci a credere che si possa entrare in curva così forte e a quelle inclinazioni. Quest’anno abbiamo a disposizione davvero il meglio che si possa sperare. Fateci caso: nessuno si lamenta delle gomme. So che in Michelin stanno lavorando bene ma non sarà facile trovare subito la confidenza che c’è con le Bridgestone. 

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