Danilo Petrucci MotoGP

Danilo Petrucci è un giovanissimo pilota di Terni – classe 1990 – che nell’arco di una manciata di stagioni è passato dall’esordio nel trofeo monomarca di Honda Italia a cavalcare una CRT, quella che secondo molti sarà il futuro della MotoGP. Danilo ci racconta come guidano i big del mondiale e sarà il portacolori di RED nella massima categoria e svelandoci i retroscena del Moto Mondiale

Danilo è proprio un bravo ragazzo: pochi grilli per la testa, studente di buona levatura, hobby sani e soprattutto una manetta infuocata. Petrucci ha fatto la gavetta, quella vera, partendo dalla base e arrivando con merito dove molti sognano. Ci siamo conosciuti nel 2007 in occasione del trofeo SuperDuke di KTM. Lui guidava le giapponesine 600 con i mezzi manubri, ma grazie all’invito di Roberto Rossi – Manager Eventi KTM – si è trovato per le mani una bicilindrica mille senza carena e con il manubrio alto. La faccio breve: il primo turno di qualifica gli è bastato per staccare il biglietto della Pole e ipotecare la vittoria in gara.I suoi trascorsi agonistici parlano di un esordio in tenera età: campione italiano di minitrial a soli nove anni e poi motocross e minimoto fino al debutto ufficiale a sedici anni nel mondo della velocità. Dal 2006 in poi tante selle si sono alternate e altrettanti campionati con molte vittorie in gara dal campionato europeo Superstock 600 e poi dell’europeo Junior Stock 1000. L’impegno è cresciuto visti i risultati, arrivando quest’anno dopo la Zx-10R di Pedercini, la Ducati 1098R del team Barni e una serie notevole di pole position, podi e vittorie a entrare di diritto nel gotha del motociclismo mondiale.Ciao Danilo, dove sei? Come stai?D – Sono a Terni, a casa, uscito da poco dalla palestra, sto iniziando a recuperare dopo lo sforzo e i voli – cadute – del Qatar. Mi rilasso e mi sto rimettendo in forma perché non è stata una trasferta facile.Raccontaci di com’è iniziato tutto. Dall’esordio, alla MotoGP con la CRTD – Ho iniziato a guidare molto presto, avevo tre anni e vicino a Spoleto esisteva un circuito di minimoto dove andavo a girare con mio papà: tutto merito suo. Lui lavorava con il team Pileri – Loris Capirossi nel 1990 ha vinto il mondiale 125 in sella a una Honda – e quindi da buon appassionato mi ha avvicinato a questo mondo ma senza pensare a un futuro agonistico, giusto per farmi giocare. In quegli anni la pista di Spoleto era famosa perché ci correva l’Europeo minimoto ed era anche l’unica di un certo livello tra Marche e Umbria.  Lì ho conosciuto Pasini, Corsi e Simoncelli, che erano tutti più grandi di me di almeno tre/quattro anni.In realtà sei cresciuto guidando trial e cross: come mai? D – Purtroppo, come sempre succede nelle competizioni, le cose degenerano. Nel piccolo paddock del circuito di Spoleto c’erano minimoto con le termocoperte e questa cosa secondo mio padre era inaccettabile: si spaventò per questo eccesso di agonismo, soprattutto pensando che in sella ci sono bambini di sette anni. Per noi della zona quella pista era un passatempo come un altro, per chi veniva da fuori non era affatto un gioco. E così mio papà mi ha “girato” al fuoristrada, prima trial e poi cross: del resto la nostra regione si presta.  Indubbiamente la specialità dell’offroad t’insegna ad avere una migliore sensibilità ma per la percorrenza della curva e la scelta delle traiettorie l’esperienza maturata con le minimoto è stata determinante. Ok, passiamo al 2012. Sei un pilota della MotoGP, sei diventato famoso e ti fermano per strada?D – Effettivamente in Spagna sono accolto con grande calore: ora sono un personaggio popolare, è inevitabile. Ai test c’era gente ovunque e, ti faccio l’esempio, per arrivare dal box al container dove togliermi la tuta non ci vogliono più di quindici minuti. Ti fermano ogni metro, ti fanno i complimenti, vogliono fare una foto con te: è veramente emozionante. E’ cambiato il tuo modo di comportarti?D – Devo ricordarmi che ora sono davvero sotto i riflettori durante un intero week-end di gara e diversamente da prima ogni cosa che dico o faccio inevitabilmente  è tenuta d’occhio e giudicata. Quando correvo nella Superstock, finite le prove, prendevo l’accappatoio e in ciabatte attraversavo il paddock per andare a fare la doccia. Ora questa cosa è impensabile: è tutta una questione d’immagine ma è giusto così. Se in Superbike qualche pilota se lo può permettere, i big non ci pensano nemmeno: qui è proibito! Del resto non lo fa nessuno e nessuno si azzarda a farlo. Mi rendo conto che possa sembrare una cosa di poco conto ma anche questa è la legge della MotoGP. Parliamo di moto: adesso sei nella fossa dei leoni!D – Già, il salto è stato grande e devo dire che non è facile adattarsi. Sono aiutato dal fatto che la mia CRT – con motore Aprilia – è a metà strada tra una SBK e una MotoGP. Questo però non significa che ho la strada in discesa: anzi, le moto sono leggerissime ma soprattutto le gomme sono durissime, sembrano di plastica e per farle entrare in temperatura ci vogliono quattro giri e non ultimo l’allenamento.Esordio nel paddock MotoGP. RaccontaD – Il primo test con la CRT del team Ioda Racing Project è stato impegnativo non tanto dal punto di vista delle prestazioni, perché con il motore quasi di serie tutta questa potenza non c’è. L’impatto forte l’hai con gomme, telaio ed elettronica: su questo devo lavorare ancora molto.Ioda vs MotoGPD – Quasi cinquanta all’ora in meno di velocità massima… In Qatar quando Bautista sulla Honda mi ha sorpassato me la sono fatta nelle mutande: sono letteralmente saltato in sella. Per farti capire: è come se stessi camminando per strada e ti passa a un centimetro una moto a cinquanta all’ora con la marmitta bucata… Che fai? Te la fai nelle mutande.  La mia Ioda non arriva nemmeno a 300 all’ora. Pensa che anche una BMW stradale ci arriva: ma ci arriveremo, del resto la nostra ha ancora motore e air box di serie il resto è completamente artigianale. Un artigiano ha seguito le indicazioni di un ingegnere su come realizzare il telaio rispettando lo spirito e le specifiche del regolamento CRT. Devo dire che il team ha fatto un miracolo perché in due mesi ha costruito una moto che si guida anche molto bene: infatti, a Jerez nei test, eravamo terzi dietro le due Aprilia ufficiali ma purtroppo fare un motore prestazionale e gestibile non è semplice. Naturalmente i due test ufficiali IRTA non ci hanno permesso di fare il miracolo.Com’è il weekend di gara del pilota della MotoGP?D – Noi della massima categoria siamo agevolati. Il controllo di tuta, casco e guanti viene fatto solo in Qatar, si presuppone che tutto sia in ordine: del resto mica ti presenti in griglia con il materiale scorticato. In 125 giustamente sono molto più severi, i giovanissimi in qualche modo vanno educati. Durante il primo briefing in Qatar l’organizzazione ha spiegato le novità del regolamento: una su tutte è la luce posteriore in caso di pioggia. Eccezionalmente giovedì si è girato la sera e il programma prevede due turni di prove libere il venerdì; infine il sabato un turno la mattina da quarantacinque minuti e quello ufficiale da un’ora il sabato pomeriggio, quello che si vede in televisione.Al primo briefing hai guardato negli occhi gli avversari…D – E’ stato molto bello ed emozionante. I piloti sono arrivati tutti con ancora addosso la tuta, e sono stati fatti i complimenti ai nuovi arrivati; Del resto ora corri nel campionato più prestigioso del motociclismo a livello mondiale e non importa se sei l’ultimo cretino in griglia, ci sei arrivato e basta.  Nella sala briefing mi sono seduto in fondo, come a scuola: qualche istante dopo sono arrivati tutti gli italiani. Mi si è seduto accanto Capirossi e con Pasini e Pirro abbiamo discusso dell’incidente di Lascorze a Imola. Ti dico che c’è molto rispetto tra i piloti e anche Valentino Rossi ti tratta come uno di loro; del resto se sei arrivato fino a qua, qualcosa varrai no? Io però sono stato zitto e un po’ in disparte. Prima volta in pista con i “grandi” della MotoGPD – L’esordio è avvenuto a Jerez de la Frontera in Spagna, al primo test IRTA: pista aperta dalle 10 alle 18. Sono entrati nell’ordine Spies, Lorenzo e noi quasi per ultimi verso le 10.30… in quel lasso di tempo sarò andato in bagno 15 volte. E’ stato il momento più tosto da quando corro perché non sapevo cosa avrei trovato in pista.  Il primo giorno – e ti giuro che ho sofferto tantissimo fisicamente – ero legato e rigido in sella, ma a furia di macinare giri e chilometri mi sono sciolto.Com’è girare con loro e cosa hai notato d’interessante sulla guida?D – I primi giri ho pensato solo alle traiettorie. Poi mi ha passato Pedrosa e per quanto avessi letto il suo nome sulla tuta, ho faticato a realizzare che era lui. Poi mi hanno passato anche Stoner e Lorenzo… Ognuno ha il suo stile e a modo loro riescono a fare la differenza, una grande differenza.  Stoner frena fortissimo, entra in curva e non la ritarda troppo (come fanno le Ducati ad esempio) arriva a centro curva e si mette dritto in un attimo, spalanca il gas e la moto svolta. Ho provato a stargli dietro per un po’, ma in un attimo mi ha lasciato lì, dove ero… Mica sono stato io a lasciarlo andare! Soprattutto nelle curve strette vedi la differenza di guida di questi piloti; sembrano sempre arrivare un po’ lunghi, lontani anche un metro e mezzo dal cordolo. Invece poi chiudono perfettamente la traiettoria, moto dritta spalle ancora basse dentro la curva vicino al cordolo e un gas da spavento. Qui entra in gioco l’elettronica, si sentono i tagli dell’accensione ma soprattutto realizzi quale sia la velocità assurda con cui escono dalle curve: missili!Lorenzo a differenza di Stoner guida più rotondo, sembra quasi andare piano e quando l’ho visto arrivare mi sono detto: provo a mettermi dietro… Lorenzo frena un po’ prima e in modo meno aggressivo dell’australiano e soprattutto piega come un essere umano e non fa il movimento di spalle che fa Stoner. Il risultato è che come Stoner anche Lorenzo tra una curva e l’altra ti distanzia di 100 metri. Jorge in più ha una velocità di percorrenza assurda della curva, spigola meno, sembra ancora in sella a una 250 e piega di più a centro curva, anche se poi apre il gas come Stoner.Pedrosa invece assomiglia a Stoner. La differenza è che a centro curva, quando tu sei ancora piegato con il gomito a terra, lui ha già la moto dritta con il ginocchio lontano due spanne dal cordolo. Pedrosa è stato il primo a guidare in modo così evidente ma soprattutto riesce a non far pattinare la gomma e prendere velocità in uscita. Stoner fa il contrario, usa l’acceleratore e la potenza per far “svoltare” la moto.Danilo Petrucci invece come guida la CRT?D – La guido come la mia vecchia Ducati 1098 R del mondiale Stock. Freno più forte e dopo gli altri anche perché alla curva ci arrivo a velocità più bassa. Tento di imitare lo stile di guida di quei tre ma non è facile, ci arriverò per gradi. Provo comunque a fare traiettorie spigolose in curva, ma in questo momento perdo troppo tempo, mentre loro sono veloci sia in ingresso sia in percorrenza, e soprattutto hanno confidenza con l’elettronica.Capitolo elettronicaD – L’elettronica che uso arriva direttamente dal Mondiale Superbike e mi piace, anche se in questo momento guido in modo innaturale. Alla fine mi trovo a ritardare l’apertura del gas quando sono a moto piegata per non farla lavorare, ma è evidente che gli altri piloti conoscono bene le reazioni e la sanno usare in funzione del tipo di gomma e di quanto grip hanno a disposizione.  La gente crede che l’elettronica faccia miracoli, non è vero: il Traction control non ti salva se spalanchi il gas al 100% ma nemmeno se lo fai oltre il 60%. Di fatto è impossibile fare un giro in circuito senza che la gomma posteriore scivoli: il Traction control ti aiuta ma non è in grado di evitare disastri, fa il suo mestiere solo se non sei a gas spalancato, altrimenti ti spara sulle tribune… Le due cadute nei test di Jerez?D – Non me lo ricordare! La prima caduta alla terza curva. Praticamente è come cadere in pit-lane. Destra, destra e nella prima a sinistra mi ha lanciato: ho esordito con un high-side da urlo, che mazzata! I tecnici Bridgestone ti dicono di andare piano, ma non troppo piano e nemmeno troppo veloce… Bisogna fare velocità in sicurezza, vai a capire qual è?! Il giorno dopo ho fatto il bis. La seconda volta almeno si è chiuso lo sterzo.Pneumatici Bridgestone problematici?D – Più che problematici diversi, molto diversi da tutti gli altri, perché hanno una carcassa di pietra. Per noi piloti con le CRT non è prevista la gomma posteriore morbida, quella con la banda bianca sulla spalla: disponiamo di due mescole anteriori e due posteriori, quindi meno casini quando si deve scegliere. Chi vince il mondiale 2012?D – Sarà una battaglia a due tra Stoner e Lorenzo, ma alla fine secondo me la spunterà Casey, Jorge secondo e Dani a chiudere il podio.E di Rossi che mi dici?D – Da com’è iniziato il campionato, non la vedo facile. Per tutto il mondo della MotoGP è un bene che Valentino vada forte e in questo momento non è proprio così. Purtroppo il fatto che ci sia già una tensione così alta alla prima gara non è positivo. Credo che Valentino, con tutto quello che ha vinto, abbia ancora una testa da vincente; nella situazione in cui si trova non vincere non lo aiuta, gli manca la benzina giusta. Del resto fare sesto non è un risultato che si merita, mi spiace perché lo tifo da sempre. D’altra parte se fatichi un casino e ottieni poco, gli stimoli vengono meno: è dura venir fuori da questa situazione. Cosa significa IODA?D – … Sinceramente non lo so. Mah, dovrebbe essere… hai presente il maestro Jedi del film Guerre Stellari che allenava Luke Skywalker? IODA prepara i piloti a correre nella MotoGP. Credo sia questo, m’informo e ti faccio sapere! Ci sentiamo dopo Jerez, dacci dentro!D – Promesso, lì possiamo fare bene.