Prova Harley-Davidson Softail Breakout

Dopo l’eclatante versione CVO, ecco la Softail Breakout con motore 103. Il prezzo? Da 20.900 euro, per un modello carico di fascino

Il vento mi sferza il viso. Vento di primavera sulle colline che sovrastano Marsiglia, la città che Harley-Davidson ha scelto per presentare due novità di mezza stagione, in questo 2013 che segna il 110° anniversario dalla fondazione della Casa di Milwaukee. Un anno straordinario, com’è straordinaria – letteralmente – la Softail Breakout, un esperimento svelato in versione CVO l’agosto scorso. La magia di quella moto, la CVO Breakout ormai “sold out”, è evidente senza nemmeno la necessità di avviare il poderoso bicilindrico a V di 110 pollici cubi: per una volta, infatti, il motore passa in secondo piano rispetto alla splendida verniciatura dorata, mirabile esito di un processo di realizzazione complesso e costoso. Il prezzo di 29.500 euro e la produzione in serie limitata – come del resto avviene per ciascuno dei quattro modelli che ogni anno, e per un anno soltanto, escono dalle linee di montaggio del reparto CVO (Custom Vehicle Operations) – l’hanno resa decisamente esclusiva, troppo per la maggior parte dei clienti. Niente paura: arriva la Softail Breakout, con prezzi a partire da 20.900 euro.LIVEIl tripudio di cromature della Softail Breakout contrasta efficacamente con le superfici nere, a partire dal serbatoio dell’olio in lega leggera, per continuare con i corti terminali di scarico, che nascondono un elemento tubolare che svolge allo stesso tempo funzione strutturale e di espansione dei gas di scarico. Il telaio Softail nasconde gli ammortizzatori sotto la culla inferiore: il risultato estetico è d’impatto, con la sezione posteriore molto simile a quella “hardtail”, rigida, in voga sulle Harley degli anni 60 e 70. L’interasse di 1.710 mm e l’angolo del cannotto di sterzo di 37° definiscono la ciclistica, insieme alla luce a terra di 120 mm. Il motore è l’unità ormai predominante sulla gamma Harley-Davidson, ossia il 103 pollici cubi (1.690 cc), qui in versione “Balanced”, bilanciata, come si evince dalla sigla 103B che lo contraddistingue: il montaggio sul telaio è rigido.I colori, oltre al nero integrale chiamato Vivid Black, sono il Big Blue Pearl, un brillante azzurro, e l’Ember RED Sunglo, un rosso metallizzato e vivace.RIDEManubrio leggermente ricurvo e molto largo, sella bassa (660 mm), braccia flesse che si allargano per raggiungere le manopole, pedane avanzate: la posizione di guida della Softail Breakout è comoda per questo genere di moto. La sella contiene abbastanza bene l’arretramento e permette di appoggiarsi in fondo, riducendo lo stress della schiena. Le vibrazioni ridotte al minimo sono garanzia di una lunga permanenza alla guida; soltanto l’impatto con l’aria – in particolare oltre i 100 km/h – oggettivamente disturba, ma è il prezzo da pagare a modelli che, come questo, mai e poi mai potranno montare un cupolino o un altro genere di deflettore. La mole della moto richiede per manovre anche molto contenute l’aiuto del motore: scordatevi di spostare senza l’aiuto del Twin-Cam 103B i 322 kg in ordine di marcia della Softail Breakout! In questo genere di operazioni viene in soccorso la frizione, progressivo e dallo stacco ben gestibile; anche la sella bassa semplifica le cose, che però rischiano di rimanere complicate per chi non disponga di una discreta forza fisica.Una volta in movimento le cose cambiano: questa Softail risponde con precisione e si muove con relativa efficacia persino nel traffico cittadino. Certo, in rotonda non si può pretendere particolare agilità: per evitare di strisciare sull’asfalto i piolini metallici avvitati in cima alle pedane è utile impostare la traiettoria più larga e dolce possibile, sfruttando l’ampio braccio di leva del manubrio e magari aiutandosi con il peso del corpo. La Breakout, infatti, nasce per curve di medio e largo raggio: nelle svolte strette o nei tornanti tende ad allargare, per via del considerevole interasse: nulla di preoccupante, sia chiaro, e infatti bastano pochi chilometri e un po’ di malizia per cominciare a gustarsi la guida in molte situazioni. L’obiezione della scarsa luce a terra, comunque, può essere in parte superata togliendo i citati piolini e affidandosi per “sentire” il limite alla morbida gomma che riveste le pedane.Apparentemente paciosa, questa nuova Harley sfodera all’occorrenza una grinta fuori dal comune: non teme gli allunghi, limitati soltanto dalla pressione dell’aria sul volto e sul busto; digerisce benissimo i lunghi curvoni in appoggio, con il gigantesco pneumatico posteriore che viene sfruttato per buona parte della spalla. E accelera con irruenza, forte del Twin Cam 103B, un motore che permette letteralmente di scordarsi del cambio. Quest’ultimo, in realtà, è preciso negli innesti e relativamente sportivo, al punto che ci si può cimentare in qualche cambiata senza frizione. Ma torniamo per un attimo al motore: regolarissimo d’erogazione, sfrutta l’elettronica per offrire tutti i pregi tipici di un grande bicilindrico, a partire dalla coppia fin dai bassi regimi, senza i difetti altrettanto tipici. Ormai collaudatissimo, è una garanzia anche sul fronte dei consumi, un aspetto da non sottovalutare considerato il prezzo della benzia. E i freni? Una delle obiezioni più frequenti da parte di chi guida per la prima volta un’Harley, specie se si tratta di un modello con un solo disco anteriore come la Breakout, riguarda proprio l’efficacia dell’impianto frenante. Ebbene, dato che la distribuzione dei pesi privilegia il retrotreno e che su quell’asse è montato un disco dello stesso diametro dell’unità anteriore, basta semplicemente usarli entrambi per ottenere decelerazioni più che adeguate. L’ABS di serie, poi, pensa a sbrogliare la matassa quando il fondo stradale è meno affidabile.La nuova Softail Breakout, in conclusione, è un’Harley ben riuscita e per molti tratti originale, al punto che potrebbe piacere anche a clienti non necessariamente fedeli del marchio. La sua carica di modernità, evidente soprattutto nel look, le conferisce un indubbio fascino, a cui corrispondono peraltro solide basi tecniche, a partire dal motore 103, una vera e propria garanzia. Il raggio d’azione non è quello, decisamente ampio, delle Touring, e nemmeno di altre Softail come la Heritage Classic, ma la Breakout porta una ventata di rinnovamento proprio in occasione di un anniversario importante, quello dei 110 anni dalla fondazione del marchio. Segno ulteriore, se ancora ce ne fosse bisogno, dell’incredibile vocazione degli uomini di Milwaukee, capaci di cambiare pur restando strenuamente ancorati alla tradizione. E di innovare – perché di tecnologia in un’Harley ce n’è parecchia, molto ben nascosta… – facendo riaffiorare continuamente emozioni che affondano le radici nel tempo. Nella storia.