Prova Ducati Monster 1100 Evo

Diciotto anni e 250.000 moto vendute: la Monster, naked per eccellenza di Borgo Panigale, si rinnova ancora una volta. Più cavalli per il motore e più comfort per chi guida. Ma è sempre la solita Monster

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Un’altra Monster? Sì, un’altra Monster, un altro capitolo di un libro aperto quasi 20 anni fa con i primi schizzi di Miguel Galluzzi. Perché le moto cambiano, le mode anche, ma la Monster resta un punto fermo nella gamma Ducati e nella produzione motociclistica in generale. Quelli che sanno parlare bene, modelli così li chiamano icone, come la Porsche 911: oggetti che devono cambiare rimanendo uguali a se stessi. La Monster cambia, ma anche guardandola da lontano si riconosce che è lei: serbatoio gobbuto, manubrio basso, l’inconfondibile Desmodue piazzato tra i tubi del telaio.

Ducati Monster 1100 EVO la moto che fa cassetta

Per anni ha tirato la carretta Ducati, vendendo a raffica quando i tempi erano bui. Adesso che la Casa bolognese ha ampliato la gamma, la Monster continua a vendere benissimo (soprattutto nella versione 696) e ben fanno a Borgo Panigale a continuare a investire nel progetto. L’ultima evoluzione si chiama 1100 Evo: propone parecchie novità e un nuovo look che ha l’effetto ringiovanente di un lifting.

Il lato B è quello che ne beneficia di più: il doppio scarico alto, infatti, non è mai stato bellissimo. Quello nuovo che piazza i due silenziatori uno sopra l’altro e ha un giro tubi molto “Diavel” è un deciso passo avanti e snellisce ulteriormente la linea, regalando al codino uno slancio che non ha mai avuto. Altra novità estetica è l’arrivo di pedane sdoppiate per pilota e passeggero, queste ultime fissate al telaietto e asportabili per un eventuale utilizzo monoposto.

Non solo estetica

Ma la Evo non vanta solo novità estetiche, perché il lavoro di miglioramento del Desmodue non ha fine: ora i carter sono realizzati con il sistema Vacural che consente di avere pareti più sottili e di ridurre il peso. Arriva poi una nuova frizione in bagno d’olio dotata di antisaltellamento e di cui è stata ricercata la massima morbidezza alla trazione. 100 CV tondi: è la potenza della nuova Monster Evo, un piccolo record per il pompone ad aria che per la prima volta vede la tripla cifra grazie non solo al nuovo scarico ma anche a interventi sulla compressione, sui condotti di aspirazione e scarico e sull’alzata delle valvole. Più potenza ma anche più affidabilità, visto che l’intervallo dei tagliandi si allunga a 12.000 km.

Più elettronica

L’altra novità si nasconde nei chip che governano la moto, visto che all’ormai scontato ABS (dal 2012 pare che dovranno montarlo tutte le moto oltre 125 cc) arriva per la prima volta su una Monster il controllo di trazione DTC regolabile su 4 livelli di intervento. Diisattivabile, se vi va. Nonostante l’ABS – offerto di serie con il DTC in un pacchetto che Ducati ha battezzato “safety pack” -, il peso si ferma comunque a 169 kg, uguale a quello della precedente 1100: merito dell’alleggerimento di alcune componenti, come ad esempio i carter motore. Oltre al codino, anche altri componenti sono stati ridisegnati sulla Evo, che in un sol colpo rimpiazza le due Monster 1100 precedenti (normale ed S): i riser che serrano il manubrio sono più alti di 20 mm (come sulla 796) per ottenere una posizione guida più comoda; la sella è a 810 mm dal suolo come in passato ma è stata rialzata nella zona anteriore per migliorare il raccordo con il serbatoio.

RIDE

Basta salirci per capirlo: è apprezzabile l’impegno dei progettisti per rialzare leggermente la posizione di guida. Ma venti millimetri non fanno il miracolo: la Monster Evo non è diventata una naked turistica perché si resta ancora con il busto piuttosto proteso in avanti, allungati a impugnare un manubrio abbastanza largo. Comodità è una parola che ancora non si può associare alla posizione di guida della Monster, ma almeno la 1100 Ducati è meno “spaccabraccia” di prima. La filosofia costruttiva di Ducati vuole che le moto siano molto reattive e parecchio sostenute di sospensioni. Questo però comporta che ci voglia sempre qualche chilometro di assuefazione per capire bene come lavora l’avantreno e quindi fidarsi.

Assetto radicale

Un assetto radicale, quindi, che porta ad avere tanta velocità ma anche reazioni piuttosto spigolose e poco intuitive; facile comprendere, quindi, che la moto è gratificante quando la si guida in modo veramente sportivo. Però… Mica si va sempre in giro guidando come Bayliss! Negli altri casi (la maggior parte dei casi) si preferirebbe avere una moto un po’ meno puntata e con un comportamento più rotondo e rassicurante. Ecco perché è meglio aprire un po’ i registri idraulici della nuova forcella Marzocchi (migliore della Shova precedente), cosa che ho fatto appena possibile. Più libera di scorrere, di comprimersi ed estendersi nelle varie fasi della guida, e soprattutto con una miglior capacità di assorbire i colpi, la forcella ha mostrato subito le sue doti e la Monster 1100 Evo è diventata subito più sincera, più svelta, rassicurante e comoda. Piccola e agile, la Monster 1100 Evo pare lontana anni luce dai “motoni” che adesso vanno per la maggiore.

Peso leggero

Il peso incredibilmente contenuto (meno di 170 kg per un 1100 è roba da record), ottimi freni e una ciclistica agile in termini assoluti, rendono la bicilindrica di Borgo Panigale un vero furetto tra le curve. Meglio però che l’asfalto sia sempre liscio, in modo che la Evo scorra al meglio, sfoggiando angoli di piega che quasi nessun’altra naked riesce ad avvicinare. In queste circostanze la Monster 1100 Evo diventa un brutto cliente per tutti.

Motore

Numeri a parte, devo dire che è difficile percepire grandi differenze tra il nuovo Desmodue da 100 cv e quello precedente da 95. L’erogazione è molto simile e quello che si nota sono bassi regimi un po’ più “sporchi” e alti appena più convincenti, con il limitatore che finalmente appare graduale nel suo intervento (e i gioielli di famiglia ringraziano). Di buono, molto buono ci sono la nuova frizione davvero morbida e con un antisaltellamento efficace, e il sound, che in piccolo ricorda quello rabbioso della Diavel. Lo spettro di utilizzo utile resta lo stesso di sempre: dai 3000 giri/min (sotto il motore non gira affatto pulito) ai 7000, oltre i quali la spinta scema un po’.

Meglio ai medi

Per avere il meglio dalla Monster Evo è quindi opportuno restare all’interno di questo arco di giri: ciò significa che il cambio è chiamato in causa più spesso di quel che ci si aspetta di fare con un motore bicilindrico. Promossa a pieni voti l’elettronica, con l’ABS efficace e poco incline a farsi notare se non quando davvero necessario e il DTC che – vada come vada – è sempre un bel compagno di viaggio, capace di regalare una sicurezza psicologica importante, nonostante le potenze in gioco non siano fenomenali.