Tom Sykes

Chi lo dava favorito a Phillip Island ha commesso un grave errore. Ma la prestazione poco brillante dell'Australia non significa che non sarà in lotta per il titolo iridato. Il mondiale di Tom Sykes inizierà in Europa, dalla prossima gara di Aragon. Il britannico si racconta e si svela nelle nostre dieci domande

12 marzo 2013 - 16:03

Sorride sempre. Anche quando sapeva di aver iniziato il mondiale Superbike 2013 nel peggiore dei modi, lui sorrideva. Lo vedevi passeggiare nel paddock di Phillip Island col suo solito fare allegro ma allo stesso tempo schivo. Perché se è vero che Tom Sykes è sempre disponibile, è altrettanto vero che sia un ragazzo timido, riservato. Che non si sottrae agli impegni con i media e soprattutto al contatto con i fan ma quando può se ne sta volentieri tranquillo con sua moglie Amie. Nei test invernali Tom aveva fatto paura a tutti. Arrivato a Phillip Island, nel primo giorno di prove precampionato, è volato via incrinandosi il radio sinistro e una costola. Nel weekend di gara ha sempre detto che il polso non era un problema. E in effetti, a vederlo, non era nemmeno troppo gonfio, ma Tom, quando lo muoveva, aveva parecchio dolore. La sua mano sinistra praticamente non aveva mobilità e con un polso in quelle condizioni sfido chiunque a salire in sella ad una moto da corsa. Eppure lui ha sempre detto che il problema principale era la costola. Che non lo faceva dormire la notte. E noi cominciamo da lì, dal dolore.

FRATTURA
Ad essere onesto sono soddisfatto di come sono andate le gare in Australia. Phillip Island per noi è il peggior circuito del mondiale. E andando ad analizzare i dati si nota subito che abbiamo fatto un passo in avanti. Nonostante non fossi al cento per cento, in gara 1 siamo arrivati a 5 secondi dal primo mentre lo scorso anno eravamo a 12. Sono meno soddisfatto del quinto posto di gara 2 ma sono stato contento di lasciare Phillip Island con il quarto posto in classifica provvisoria. Il mio mondiale comunque inizierà in Europa. Già ad Aragon le cose andranno diversamente.

Phillip Island è il peggior circuito per Tom Sykes, ma non per la Kawasaki. E lo è per il semplice motivo che il britannico è un pilota dalla guida stop and go. Che non digerisce bene le lunghe curve in successione del tracciato australiano.

RINASCITA
Credo che aver passato tre anni difficili mi abbia reso più forte mentalmente. Per questo oggi sono molto fiero di essermi guadagnato la fiducia degli ingegneri Kawasaki. Onestamente sono arrivato in Superbike dalla porta di servizio del Campionato Britannico. Quando nel 2008 mi sono presentato al via di due round come wild card sapevo che avrei potuto andare bene. Sapevo che sarebbe stata molto dura, ma dentro di me ho sempre avuto una forte consapevolezza del mio talento naturale. E probabilmente è questa mia convinzione che mi ha permesso di fare ciò che ho fatto nel 2012.

Tom Sykes non è un pilota che parla a sproposito. E soprattutto non è una di quelle persone alle quali piace essere al centro dell’attenzione. È piuttosto un ragazzo timido, riservato, che per arrivare dov’è oggi ha dovuto lavorare molto su se stesso.

Non sono uno che va in giro a urlare: ragazzi, so che posso lottare per la vittoria! Sono una persona riservata e tutt’altro che malata di protagonismo. Preferisco stare in disparte, guardare gli altri e far parlare i fatti. Per questo non posso nascondere il fatto che quando sono arrivato nel mondiale Superbike nel 2009 mi aspettavo un anno decisamente migliore di quello che ho fatto.

LUPO SOLITARIO
Tom Sykes è un ragazzo normale, forse un po’ solitario, a cui piace passare le giornate a casa con la moglie, vestito casual e bevendo caffè. Mi piace rilassarmi insomma. Adesso abito in un piccolo paesino termale che si chiama Leamington Spa, nelle Midlands. Mi piace uscire con gli amici, passeggiare per il mio paese e stare dietro alla casa. Non sono una di quelle persone alle quali non piace sporcarsi le mani. Faccio ogni tipo di lavoro domestico e mi piace anche star dietro al giardino. Sono molto fiero di essere inglese. Molte persone si lamentano per il freddo e l’umidità, ma per me non è un problema. Amo la mia terra, anche se il sole va via alle 4.30 e spesso il cielo è grigio e piove.

SOLARE (Forse è anche per questo motivo che sei sempre così solare? Oppure è un modo per nascondere la tua timidezza?)
Diciamo che per mascherare la mia timidezza reagisco così. A volte forse sono anche troppo timido, ma non penso che questa sia una cattiva qualità in una persona. Però devo dire che mi sono reso conto di aver davvero tanti fan. E questa cosa è bellissima. Soprattutto in Italia. E onestamente non credevo di averne così tanti. Lo scorso inverno all’Eicma è stato incredibile. Non pensavo di poter fare tanti autografi e fotografie. Avrei voluto accontentare tutti. Ci ho provato in tutti i modi ma non è stato possibile. Ragazzi, scusate! Nel Regno Unito è totalmente diverso. Noi inglesi amiamo le corse, ma non abbiamo lo stesso entusiasmo di voi italiani. In questo senso io mi sento più italiano.

MEZZO PUNTO
Sono onesto quando dico che  sono molto contento di com’è andata la stagione 2012. A dire il vero abbiamo raccolto molto di più di quello che ci aspettavamo. Sono molto contento di esser rimasto con Kawasaki lo scorso anno, di aver lavorato duramente con tutta la squadra, che è composta da ragazzi fantastici. Kawasaki sta lavorando tantissimo con me e per me e io so di essere in una bella posizione e ho anche tanti sponsor che mi sostengono. Ok, abbiamo perso il mondiale per mezzo punto soltanto: di certo sono deluso per questo, ma sono molto realista e questa è stata una pietra solida sulla quale costruire la stagione 2013.

FREDDO
La forza mentale è quella che serve per vincere le gare e se tutto va come deve andare poi arrivano anche i mondiali. Nell’ultimo round del 2012 avevo un sacco di pressione e non ho sbagliato. Max Biaggi e Marco Melandri sono molto forti. Sono già stati campioni del mondo e hanno più esperienza di me. Così io ho pensato come sempre solo a fare il mio dovere. Purtroppo in gara 1 sono stato rallentato da problemi che abbiamo avuto per tutta la stagione in condizioni di bagnato. Ma in gara 2 ho vinto… Anche se la lotta per il titolo era dietro di me. Sono contentissimo di come ho gestito me stesso durante il weekend.

BRUTTO ANATROCCOLO
La prima volta che ho guidato questa ZX-10R è stato nell’agosto del 2010 in Giappone. Ricordo che ho pensato: ok, abbiamo un sacco di cose da sistemare. Non ero entusiasta, anche se la moto aveva alcuni punti nei quali era migliore del modello precedente. Ma sapevo che Kawasaki avrebbe lavorato sodo. Purtroppo non potevamo comparare i dati con quelli del modello precedente, perché sfortunatamente la vecchia ZX-10 era molto indietro rispetto ai nostri avversari. Avevamo un grande gap da colmare. Ma lentamente ce l’abbiamo fatta. Il primo vero salto lo abbiamo fatto nell’inverno del 2011, nei test, quando abbiamo iniziato a fare molte prove e siamo stati in grado di lavorare sui nostri problemi. Kawasaki ha ottimi ingegneri in grado di reagire in fretta. E finalmente abbiamo raccolto ciò che abbiamo seminato.

RISPETTO
Sapere che i miei avversari mi vedono come uno dei pretendenti al titolo è una cosa che mi rende molto fiero di me stesso. La mia carriera in Superbike non è iniziata bene. I primi tre anni ero molto… indietro rispetto a dove avrei dovuto essere. Forse il problema è che ero troppo giovane. E forse lo sono ancora oggi. Io ho 27 anni e Max, che ha vinto il mondiale 2012, ne ha 41. Da bambino avevo solo un sogno, diventare campione del mondo della Superbike. Adesso so che posso lottare per riuscirci.

IDOLO TEXANO
In Gran Bretagna la Superbike ha un grande seguito. Non è come in Italia o in Spagna dove chi inizia correre viene spinto ad andare il prima possibile nei GP. Le gare Superbike sono più economiche e forse è anche per questo motivo che sono così tanto seguite. Sono cresciuto con Carl Fogarty e mi sono emozionato con le lotte tra Bayliss ed Edwards. Ma ti devo confessare una cosa: il mio pilota preferito è sempre stato Colin Edwards. Mi è sempre piaciuto molto Edwards. Soprattutto per il suo stile di guida. E mi è spiaciuto un sacco quando è passato in CRT. Uno come lui potrebbe fare ancora molto bene con una MotoGP vera.

MOTOGP
Al momento non mi interessa la MotoGP. Ho un obiettivo da centrare, che poi come detto è il mio sogno da bambino e quindi sono contentissimo di avere un posto in griglia nel Mondiale Superbike anche per il 2013.

Giulio Fabbri è inviato di Motosprint al Mondiale Superbike. Pochi come lui riescono a entrare nei meandri e nei segreti del campionato delle derivate di serie. Giulio è pilota e motociclista ancor prima che giornalista ed è riuscito a instaurare un rapporto speciale con chi lavora al Mondiale. A RED racconta storie di piloti, ma soprattutto di uomini.

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