Uinter Ediscion 2012: la Monferraglia più dura

Freddo pungente, nebbia fitta e fango fino alle ginocchia non hanno scoraggiato i quasi 1000 “Monferragli”, che hanno preso parte alla manifestazione motoristica low cost più simpatica e alla moda del momento. C’eravamo anche noi di RED col nostro motorello, rigorosamente a pedali e vi raccontiamo storie di freddo, fatica, grippaggi, miscela al 4%...

4 dicembre 2012 - 16:12

Non si percepisce dal canto degli uccellini e nemmeno dal profumo dei fiori: è dal rumore delle moto per le colline che si avverte l’arrivo della primavera. Questo concetto era molto chiaro già molti anni fa a un simpatico poeta monferrino,  che di certo non si immaginava che centinaia di improbabili piloti muniti di motorino a pedali, baffi e cappotto d’ordinanza si sarebbero riversati contemporaneamente sui suoi bricchi e avrebbero attraversato i suoi boschi, sfidando il freddo più rigido e un fondo viscido e pesante ai limiti della praticabilità. Invece così è stato, e dopo esserci spinti fino nel ventre di questa 4° Monferraglia Uinter Edition, faticato, pedalato e lottato con il fango – più simile al pongo tanto si attaccava alle ruote, bloccandole – con le facce ricoperte di terra e sudore, la fotografia che ci rimane di questa bellissima manifestazione è questa: Monferragli sorridenti che in sella ai loro motorini rappettanti si muovono al ritmo di una volta tra panorami mozzafiato. Ma andiamo con ordine…

Aspettando la Uinter
Il popolo della Monferraglia non si ferma mai: sui forum dedicati era partita già da molti mesi la gara a mostrare ai Monfernauti il mezzo più idoneo per affrontare il percorso di questa edizione invernale, che si preannunciava prevalentemente sterrato, con tratti addirittura da “speciale”. Da una parte i puristi, con il motorello orgogliosamente originale, tirato fuori dalla cantina così come ce lo avevano infilato magari quindici anni prima; dall’altra i Monferragli attenti all’estetica, quelli che puntano tutto sulla simpatia e quelli che fanno del loro motorino una performante moto da cross. Ciao chopper, Califfoni gommati tassellati e con barra orizzontale per irrigidire il telaio; addirittura un Ciao Tandem. Sono solo alcuni dei fantasiosi motorini allestiti per l’occasione. L’importante è rispettare la regola: le marce sono vietate.

Siamo contagiati
L’idea ci viene girando tra gli stand dell’EICMA qualche settimana fa: allo stand Peugeot c’è esposto un Vogue 110 – motorino a pedali old style che la Casa francese si è messa a produrre alcuni mesi fa: perché non chiederne uno per partecipare alla Monferraglia?
Detto fatto: in Peugeot sono talmente entusiasti dell’iniziativa che pochi giorni dopo l’AD in persona di Peugeot Motocycles, Enrico Pellegrino, ci consegna il motorino nuovo di pacca, bombardato Polini (motore 75 cc e carburatore da 19 mm) con tanto di gomme artigliate.

I  Monferragli “invadono” la valle
In molti giungono in Val Cerrina il sabato, per cominciare a gustarsi il clima pre Monfa: siamo nel Basso Monferrato, pochi chilometri a sud del Po, terra di castelli e di buon vino, che inizia presto a scorrere a fiumi mentre i motorini più assurdi sfilano e si sfidano in una simpatica gara di originalità. Qualche petardo e incendio di troppo fanno innervosire gli organizzatori, molto attenti a fare della Monfa una manifestazione in armonia con il territorio, ma prevale comunque lo spirito goliardico, tanto che gli abitanti della valle si mostrano per lo più divertiti e stupiti da tanto entusiasmo.

Decido di rodare il motorino, che segna appena 3 chilometri, per affrontare con più tranquillità le impervie salite della Uinter. Dopo una ventina di chilometri, però, provo un allungo: 60 km/h, 65, 70… Il Peugeottino si inchioda. Forse l’ho rodato poco, oppure è il freddo. Fatto sta che per fortuna, mentre penso alla scusa da raccontare per giustificare il danno, il Vogue ricomincia a ruggire, senza aver risentito del colpo.

 

 

Spirito monferraglio
Arriva la domenica e la fitta nebbia mattutina lascia presto posto a un inaspettato sole quasi primaverile che illumina i bellissimi panorami circostanti ma di certo non riesce ad asciugare il tracciato martoriato da sette giorni di piogge ininterrotte.
Raggiungo l’area della partenza, a cui si presentano ben 825 motorini ronzanti e fumanti. Mi piazzo in mezzo a tre simpatici emiliani vestiti da moschettieri in sella a tre “Bravo cross”, che si stupiscono nel vedere il mio Vogue fiammante in mezzo a molta “ferraglia”.

Si parte: il fangone dei primi metri miete presto le sue vittime e dopo poco sono già decine i motorelli a bordo strada che faticano a ripartire; i più proseguono in stile rodeo per cercare di dare direzionalità almeno alla ruota anteriore. Vista la premessa, sarà veramente dura portare a termine gli oltre 50 chilometri di giro previsti.
Il tracciato prevede anche tratti hard, tutti facoltativi: arrivo al bivio del primo hard e un Monferraglio Grillomunito con un bellissimo cappottone a fiori mi guarda con aria interrogativa, cercando un consiglio su quale strada imboccare. Uno sguardo d’intesa, un sorriso e scegliamo l’hard.
Il Vogue trotterella sulle salite dolci agevolmente; su quelle più ripide fatica un po’ perché il rapporto è molto lungo. Su alcune salite proprio non ce la fa e mi tocca spingere; in alcuni tratti c’è talmente tanto fango che la ruota posteriore si blocca ed è davvero una faticaccia.

In cima alla “Torre di sospiri” incontro un ragazzo veneto vestito da Power Ranger: il suo Ciao completamente originale non riparte; mi chiede una candela e per sua fortuna ne ho proprio una di scorta. Ripartiamo e affrontiamo insieme il discesone di Casalino. Qui il tassello serve a poco perché la ruota ben presto si ricopre di fango e tutto quello che si può fare è puntare i piedi e cercare un equilibrio precario. Raggiunto finalmente un tratto asfaltato, apro tutto il gas, un po’ per permettere alle gomme di scrollarsi di dosso il fango, un po’ perché ho voglia di far sentire ai Monferragli che si stanno riposando a bordo strada come canta il Peugeottino, che però non asseconda la mia vanità e si inchioda per la seconda volta. Ora si fa dura, penso. Però dopo alcuni minuti di riposo il Vogue mostra un vigore inaspettato e decide di riavviarsi per portarmi fino alla fine, fino ai meritati agnolotti.

Devo ammettere che alla partenza, la domenica mattina, il motorello performante e le gomme tassellate avevano stuzzicato la mia competitività ed ero quindi partito con un occhio alla strada e uno al cronometro. Dopo un po’ di chilometri però succede qualcosa, oltre ai grippaggi ovviamente: l’allegria contagiosa della gran parte dei partecipanti, i panorami sulle colline, i profumi dei boschi – oltre a quelli della miscela al 4%! Insomma mi lascio prendere dallo spirito della Monfa: rallento, incontro di nuovo George, che in sella a un Califfone originale era partito insieme a me; percorro con lui tutto il resto del tragitto. Gli offro il litro di miscela che mi ero portato nello zaino quando il suo amato Califfo si ritrova a secco; lui, quando il mio Peugeottino si spegne sulla salita dell’ultimo tratto hard, prova a riavviarmelo con fraterno altruismo monferraglio perché io sono stremato. Sulla collina di Montaldo, a fine giro, racconto stupito ad Anselmo – l’ideatore di questa manifestazione – le belle emozioni della mia prima volta. Sorridendo, tutto ciò che mi risponde, come se fosse ovvio: “è la Uinter”…

 

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