Valentino Rossi, l’impiegato

Poca convinzione, poche speranze. Il GP del Qatar sembra aver chiuso il mondiale di Rossi e della Ducati ancor prima di aprirlo. E intanto Honda e Yamaha volano.

9 aprile 2012 - 19:04

Lo vedi anche in TV, quella moto non gli piace per niente. Non si trova, gli ingressi in curva sono indecisi come quelli di Toni Elias l’anno scorso, altro tristissimo della MotoGP. Ma fino a poco tempo fa c’era almeno la voglia, almeno quella. Ora invece non c’è più nemmeno quella. Di solito non faccio commenti post gara su un pilota, è un mestiere che lascio volentieri a chi segue da vicino il mondiale; ma un po’ ho corso, qualcosina ne capisco e so benissimo cosa serve per essere realmente vincenti a tutti i livelli. Per vincere serve tutto: un’alchimia perfetta tra pilota, moto, squadra; un affiatamento perfetto tra l’uomo che guida e gli uomini che mettono mano alla moto e, ancora più su, gli uomini che la progettano. Se manca uno solo di questi elementi l’alchimia non funziona e il pilota non vince. Se ne manca più d’uno la situazione non è bella per niente: direi tragica.

Le parole di Rossi alla fine della gara, intervistato su Italia1, pesano come macigni: “Siamo messi peggio dell’anno scorso”, “le speranze sono finite un anno fa”. Non c’è nemmeno più il sorrisino di circostanza, la frase fatta “abbiamo da lavorare ma siamo speranzosi”. Niente, buio, fine, stop. L’impressione avuta ieri sera è che Valentino in questo momento sia come l’impiegato che timbra il cartellino alle 8.30 e già non vede l’ora che arrivino le 17.30 per timbrarlo di nuovo e togliersi di mezzo. Fa il suo lavoro, guida, ma l’entusiasmo è zero. E per chi fa il pilota l’entusiasmo, la voglia, sono tutto. Voleva addirittura rientrare ai box (e il gesto sarebbe stato clamoroso), ma ha finito la gara, per dare ancora le ennesime indicazioni, per fare il professionista, per timbrare il cartellino, appunto. In attesa di timbrare l’ultimo, quello di uscita. Solo che le sue 17.30 arriveranno a novembre, in mezzo ci sono tanti “cartellini” da timbrare, lunghi mesi di sofferenza, di apatia.

La storia tra Rossi e Ducati, è evidente, è giunta alla fine. E non è un lieto fine. Come ho scritto su Facebook  in una discussione, purtroppo questi problemi sono come un loop, un vortice che ti risucchia nei meandri della mediocrità. Non ti trovi con la moto, allora provi di tutto: alzi, abbassi, accorci allunghi. Niente. Spingi un po’ di più e cadi. Quindi ti incazzi, sai che puoi fare meglio, che la tua posizione non è quella l^. Allora spingi, guidi male e i tempi non vengono. E cadi. E quando accade così, dall’incazzatura passi ben presto alla depressione.

Chiunque abbia corso almeno una volta in moto sa cosa significa entrare in un circolo vizioso come questo: non c’è via di uscita, bisogna resettare, cambiare tutto. Onestamente credo non sia colpa di nessuno: la Ducati è fatta così, è sempre stata fatta così, lì dentro tutti si fanno un mazzo tanto, e onestamente trovavo piuttosto improbabile che potessero essere competitivi con una moto rifatta ex novo in 4 mesi quando gli altri stanno lavorando da più di un anno. Ci vuole tempo per risalire ma… ci vuole anche la voglia. E a quanto dicono un po’ tutti, i piloti i problemi della GP12 (e della GPZero) sono un po’ quelli di sempre: sottosterzo, erogazione brusca, poca gestibilità.

Francamente non credo che il pilota si sia rincoglionito di colpo: semplicemente il suo agonismo sta sbattendo contro troppi problemi insormontabili. Potrebbe metterci del suo? Vero, potrebbe, ma Rossi è uno che ha “la bestia” dentro, e la sua “bestia” è affamata, si ciba di pole position, podi, lotte all’ultimo giro per la vittoria. Uno che è abituato a mangiare il caviale, il tonno in scatola lo schifa. Nella MotoGp di oggi c’è chi è contento di arrivare quarto, ma lui è uno come Lorenzo, come Stoner, come Rayney, Schwantz, Doohan, gente che quando arriva seconda è incazzata come una bestia. Dover fare a spallate con Barbera per la nona posizione, per Rossi è deprimente. Sapere che quando tutto è ok puoi lottare con Bradl (bravissimo ma pur sempre un debuttante), arrivare sesto e prendere 20 secondi dai primi lo è ancora di più (nemmeno Hayden era molto contento a fine gara)..  Non sperate in miracoli: credo che la “bestia” adesso stia dormendo, e non si sveglierà (se si sveglierà) almeno finché Rossi non avrà timbrato l’ultimo cartellino…

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