Victory Judge

Manubrio (quasi) dritto, pedane centrate, cerchi piccoli e ruote grosse. Così la Victory Judge entra nel segmento delle custom “sportive”

21 gennaio 2012 - 17:01

Ci fosse il marchio Harley-Davisdon sul serbatoio potremmo dire che questa moto è una grossa Sportster con motore da 106 pollici cubi (1.731 cc). Ma il marchio sul serbatoio è quello della Victory e quindi la moto si chiama Judge. Poco male: il concetto è lo stesso, quello di “sportività” all’americana, che vuole moto basse e maneggevoli, con ruote di sezione generosa e un motore con tanta, tanta coppia.

La Judge, se si escludono i prototipi della “Core” e della Vision esposti qualche tempo fa e mai più visti (poi il nome Vision è finito sulla supertouring di casa Victory), è al momento la più sportiva tra le Victory. Attorno al motore V2 di 50° da 1.731 cc raffreddato ad aria e olio, la Casa di Spirit Lake (di cui è proprietaria Polaris) ha costruito una moto bassa (la sella è a soli 658 mm da terra) e con un appeal sicuramente più sportivo delle sue sorelle custom cruiser. Non c’è la potenza tra i dati dichiarati, ma la coppia di 113 ftlbs, che tradotti in unità di misura “nostrane” fanno 153 Nm.

Proprio come sulle Sportster della rivale Harley, anche sulla Judge il manubrio è piuttosto dritto per il genere e le pedane sono centrate, per una posizione di guida che si avvicina più a una stradale che a una custom. La Judge sfrutta un tradizionale telaio a doppia culla, ma il forcellone è pressofuso in alluminio. Un classico per il genere, invece, la trasmissione a cinghia dentata. Per ottenere l’effetto “bassotto”,  la Victory ha pensato di dotare la Judge di cerchi da 16 pollici con la caratteristica del pneumatico anteriore (130/90) largo quasi quanto quello posteriore (140/90). Negli States la Judge costa 13.999 dollari: vedremo quando arriverà in Italia – l’importatore è la EGImotors di Lissone – se si manterrà altrettanto competitiva.

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