ROMANTICISMI

In un mondo che ha come uniche parole chiave budget, utile e fatturato, storie e realtà romantiche sembrano avere poche possibilità. C’è qualcuno che vuole dimostrare il contrario. Per esempio i cinque ragazzi di Vins, piccola startup nata nel cuore della Motor Valley, che quest’anno a EICMA ha presentato la versione definitiva della Vins Duecinquanta. Una vera e propria moto da corsa 2 tempi, elitaria per le soluzioni ingegneristiche e per la qualità delle finiture e dei materiali. Due le versioni: una solo uso pista chiamata “Competizione”, l’altra stradale.

MOLLO TUTTO E VADO

Storia romantica, dicevamo. Cinque ingegneri assunti, tempo indeterminato, in una nota azienda con sede a Maranello (viene in mente qualche nome?) e che ogni sera si trovano come fanno gli amici. Hanno un sogno: costruire una moto veloce come il vento, leggera e incredibilmente efficace. Ma soprattutto, tutta fatta in casa. Studiano, disegnano, provano ma lavorarci la sera non basta. Serve un impegno extra, per il tempo richiesto e per i soldi. È il momento delle decisioni: mollano il lavoro da dipendenti per dedicarsi anima e corpo al progetto. Un atto che rasenta la follia, ma che suscita l’interesse di molti, tra cui qualcuno che può aiutarli: chi finanziando l’iniziativa, chi fornendo gratuitamente strumenti di lavoro come il banco prova. Per il resto, le spese sono contenute: tutta la parte d’ingegneria non ha costo, perché i cinque sono autosufficienti in qualunque ambito.

MULTIWORKING

La moto si chiama Vins Duecinquanta e i cinque ingegneri del team l’hanno realizzata con l’approccio dell’aeronautica: massima leggerezza, sfruttando la multifunzionalità dei componenti. Significa che ogni elemento meccanico svolge più funzioni contemporaneamente. Un esempio? Il nodo anteriore è una struttura che oltre a collegare telaio e sospensione sostituisce la vaschetta di espansione dell’impianto di raffreddamento perché è cavo e contiene il liquido. Anche il radiatore è pensato in quest’ottica: è posizionato davanti al serbatoio, per riuscire a canalizzare grandi quantità d’aria fresca. Così è più piccolo e leggero dei classici radiatori, solitamente sfruttati circa per il 30% della loro superficie a causa dell’ingombro della ruota anteriore.

Vins Duecinquanta - fluidodinamica
L’andamento dei flussi: la carica fresca entra nei condotti, passa nel radiatore e poi esce dalla carena. Il radiatore posizionato davanti al serbatoio consente di sfruttare tutta la sua superficie: quelli in posizione tradizionale sono ostruiti dalla ruota e dalla forcella.
CHE TELAIO!

La ciclistica della Vins Duecinquanta è esoterica. La struttura principale è una monoscocca autoportante in fibra di carbonio: un concetto che arriva dalla Formula 1. È una struttura perimetrale che include il serbatoio e il motore. Anche le sospensioni sono tutt’altro che banali: davanti c’è un sistema a doppi triangoli sovrapposti – molto utilizzato nel campo auto ma poco nelle moto: l’ultimo esempio è la Britten, realizzata nei primi anni 90, e il Duolever BMW – con mono completamente regolabile.

Un dettaglio dei due braccetti della sospensione anteriore. Agendo su questi si regola tutto: avancorsa, offset, interasse e incidenza, senza dover cambiare boccole o piastre di sterzo
SUPERLIGHT

In buona sostanza, l’avantreno della Vins Duecinquanta è composto da un braccio rigido (in carbonio) che permette di regolare offset, avancorsa, incidenza e interasse senza dover smontare nulla perché la regolazione stessa avviene direttamente dai braccetti. Ha anche una funzione aerodinamica: il profilo della forcella è alare, per ottimizzare il flusso in entrata. Al retrotreno c’è una soluzione di tipo push rod a doppia attuazione (senza leveraggi): significa che il mono (molla e idraulica) è in posizione orizzontale e lavora da entrambi i lati. Così il forcellone si muove la metà di uno tradizionale (perché il mono si comprime/estende il doppio) e l’assetto rimane “piatto”, in ogni condizione di guida. La massa di fibra di carbonio (materiale con cui sono costruiti i cerchi, il forcellone, la forcella, il telaio e tutta la carena) è ridotta all’osso: la versione stradale pesa meno di 95 kg (a seconda dell’allestimento), la Competizione meno di 85 kg. Da notare che tutto quanto appena descritto è progettato e realizzato nello stabilimento Vins a Maranello.

Il mono posteriore viene “compresso” da destra e da sinistra. Risultato: lavorando il doppio di uno tradizionale, il forcellone si muove la metà e l’assetto rimane piatto
MOTORE OLD SCHOOL

Non abbiamo parlato del motore, che è stato progettato con lo stesso criterio del telaio, ossia ricercando la leggerezza assoluta. E la vera leggerezza si ottiene solo con il motore due tempi. È un bicilindrico a V di 90° con doppio albero controrotante, cambio a 6 rapporti estraibili. Quello della stradale eroga circa 80 cv (la potenza non è ancora dichiarata ufficialmente) e ha cilindrata di 249 cc, mentre nella versione da corsa la cilindrata sale a 288 cc (aumenta l’alesaggio) e la potenza a circa 90 cv. Lo scarico è realizzato su misura da Jolly Moto. Particolare il sistema d’iniezione (elettronica): attualmente è indiretta, ma i ragazzi di Vins stanno lavorando sodo per iniettare direttamente in camera di combustione, una tecnologia che permetterebbe di ottenere senza grosse difficoltà l’omologazione Euro4m che (da quanto dichiarano i ragazzi di Vins) sarebbe già in dirittura d’arrivo.

Il motore è totalmente fatto in casa, dalla termica fino al cambio estraibile
QUANTO MI COSTI

La Vins Duecinquanta arriverà nella versione omologata a metà marzo 2018 circa. Il prezzo è elevato, come si conviene a una moto tanto speciale ed esclusiva. Ci vogliono 40.000 euro per la stradale, 50.000 per la versione da pista. Sono esclusi gli optional, tutti a tema sportivo e che permettono di scendere ancora con il peso… A chi pensa che il due tempi sia morto e defunto, Vins risponde così.