Perché sprecare gli pneumatici?

In Michelin hanno un piano per coniugare sicurezza, costo ed ecologia. Sono convinti che la diffusa credenza che un pneumatico vada sostituito prima che lo spessore del battistrada scenda sotto i 3 mm non sia corretta. Al contrario pensano che fino al limite imposto dalla legge (1.6 mm) lo pneumatico sia in grado di fornire prestazioni adeguate. Secondo Michelin sarebbe uno spreco cambiare pneumatici non interamente sfruttati, a scapito della sostenibilità economica e ambientale.

Sicuro, anche se usuratoMichelin Primacy 4 vista frontale con battistrada

Da questa ipotesi nasce il nuovo riferimento, il Primacy 4. Sono stati necessari tre anni di sviluppo per ottenere adeguate prestazioni sul bagnato anche con il battistrada molto consumato. Per i canali di evacuazione dell’acqua si è optato per una trama rettangolare al posto di quella trapezoidale. Rispetto al predecessore Primacy 3, questo pneumatico garantisce da consumato il 22% di spazio utile per l’evacuazione di acqua. È stata posta un’apposita scritta sul battistrada per facilitare la rapida individuazione del livello di usura.Il battistrada del Michelin Primacy 4: il battistrada ha trama rettangolare affiancata a quella trapezoidale

Campione di durata

Il Michelin Primacy 4 ha sfidato i principali concorrenti in un test comparativo condotto da Dekra e presentato dalla Casa francese. Nella misura 205/55 R16 91 V equipaggiava una Volkswagen Golf. È stato comparato a Bridgestone Turanza T001 Evo, Continental Premium Contact 5, Dunlop Bluresponse, Goodyear Efficient Grip Performance e Pirelli Cinturato P7 Blue. Risultato? Primo posto per quanto riguarda la durata chilometrica, con in media ben 18.000 chilometri in più dei concorrenti. Non solo: da consumato permette di ottenere spazi di arresto sul bagnato più contenuti in media di 2.8 metri. Primacy 4 è disponibile da gennaio 2018 in 60 dimensioni da 15 a 18 pollici per diverse categorie di auto, SUV compatti compresi.Michelin Primacy 4 campione di durata con in media 18000 chilometri in più dei concorrenti

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Ricordo quando, da piccolino, andavo a sbirciare quel telo un po’ annerito nell'auto-officina del nonno. Là sotto sonnecchiava, nascosta come una principessa nel suo castello, un'Alfa Romeo Duetto color panna. Imploravo il nonno di farmela vedere: tachimetro e contagiri mi guardavano come due occhioni grandi grandi. Rimanevo incantato a fissarli. Ma presto non bastò più. Come quando si trova un forziere nascosto: per un po' lo si fissa senza parole, ma poco dopo lo si vuole già aprire. Io la volevo sentire accesa! Sfiancavo il nonno e alla fine lo convincevo. Per accenderla ci voleva una tecnica minuziosa. Senza entrare troppo nel dettaglio tecnico, bisognava trattarla come la ragazza di cui si è innamorati. La si vorrebbe tutta e subito (sognavo spesso di girare la chiave e farla partire al primo colpo) e invece bisogna forzarsi ad essere equilibrati, un passo alla volta. Andava accarezzata, dovevi rispettare i suoi tempi. Quando partiva era un momento magico: l'avevi aspettata e corteggiata, ora era lì per te. Il gorgoglìo del bialbero, il ticchettio dei 40 doppio corpo… Questo fu l’inizio di quello che oggi sono diventato: un ingegnere meccanico giorno per giorno sempre più innamorato di ogni cosa sia mossa da un motore.