Mr Bridgestone: tutti i segreti delle gomme della MotoGP

Hiroshi Yamada, responsabile Motorsport Bridgestone, racconta passato e presente ricchi di soddisfazioni per la Casa giapponese nella massima serie delle moto. E il futuro?

2 giugno 2015 - 22:06

Ama il golf e la cucina. Nato a Tokyo 56 anni fa, continua ad abitare nella capitale giapponese anche se passa 300 giorni all’anno nei paddock dei circuiti della MotoGP o degli altri sport motoristici seguiti da Bridgestone.
Incontriamo Hiroshi Yamada, responsabile del dipartimento Motorport, nell’hospitality  della Casa giapponese il venerdì del Gran Premio d’Italia al Mugello. Alla vigilia dell’addio al Mondiale – nel 2016 la MotoGP avrà Michelin come unico fornitore – il manager ci racconta regolamenti, curiosità e segreti delle gomme della MotoGP, dagli albori a oggi, passando per il titolo vinto con Casey Stoner.

 

Mr Yamada, partiamo dalla fine: cosa farà il prossimo anno?
Come sapete Bridgestone ha deciso di non investire più nella MotoGP, almeno per un po’ di tempo. Non abbandoneremo né lo sviluppo né le competizione e ci dedicheremo soprattutto ai campionati nazionali.

Come è iniziata quest’avventura?
Sono entrato in Bridgestone nel 1980, subito dopo essermi laureato in ingegneria meccanica. Per più di dieci anni ho lavorato come tester per lo sviluppo delle gomme moto e poi, nel 1991, quando l’azienda ha deciso di seguire il Motomondiale, ho iniziato a lavorare come ingegnere per i team della GP125.
Eravamo in tre in quegli anni, io e altri due tecnici, a seguire altrettanti piloti; ci muovevamo con un van su cui trasportavamo circa una ventina di gomme per Gran Premio.

I primi successi?
Siamo riusciti a essere competitivi sin da subito, vincendo alcune gare con Ezio Gianola e altri piloti.
Purtroppo però non abbiamo mai vinto il titolo nella 125.
Poi è stata la volta della 250, con potenze maggiori e quindi maggior tecnologia e superiori investimenti.

La soddisfazione più grande?
I momenti belli sono stati tantissimi ma se devo sceglierne uno dico il 2007, un anno magico, quello del primo Mondiale vinto nella massima categoria. Nonostante la Ducati non fosse per nulla una moto facile da portare al massimo, tutto è stato perfetto, da Casey Stoner alla squadra, alle scelte fatte durante l’intera stagione.

Qual è l’organizzazione attuale?
La squadra Bridgestone è composta da sei ingegneri e undici tecnici. Ci muoviamo con cinque camion che trasportano complessivamente 1.200 pneumatici per ogni GP. Ogni gomma viene analizzata sul posto e circa il 30% del totale rientra in Giappone per analisi più approfondite.

Jorge Lorenzo ha dichiarato che con queste gomme sarebbe impossibile stare in piedi senza l’aiuto dell’elettronica.
Probabilmente è vero, ma la questione non dipende certo dagli pneumatici, che sono quanto di più avanzato tecnologicamente possa esistere, addirittura più di quelli della Formula 1.
Basti pensare che tutta la potenza dei quattro cilindri della MotoGP (si parla di circa 270 cv) viene scaricata a terra attraverso una superficie di gomma molto piccola, pari alle dimensioni di un biglietto da visita. Sulle automobili questa superficie è molto maggiore.

Che tipo di gomme avete portato al Mugello?
Il Mugello combina curve veloci e lente con uno dei rettilinei più lunghi del Circus. Andrea Iannone poco fa ha superato i 350 km/h!
Il circuito presenta più curve a destra che a sinistra e quindi sia le soft che le medium che abbiamo portato hanno una mescola più dura nella parte destra, più sollecitata, rispetto alla sinistra.

Le gomme sono davvero uguali per tutti?
Certo, l’assegnazione è casuale ed è fatta attraverso un apposito software sotto stretto controllo della DORNA.

A che pressione si gonfia uno pneumatico della MotoGP?
Questi dati sono riservati. Posso solo dirvi che la carcassa di questi pneumatici è molto dura e quindi la pressione necessaria è molto più bassa di quella di uno pneumatico stradale.
(Più tardi, in visita al box Repsol Honda dove sono schierate tutte le gomme di Marc Marquez e Daniel Pedrosa, notiamo che sotto termocoperte il display indica circa 80°C di temperatura e 1,9-2.0 bar).

Ci saranno problemi nel 2016 a causa del passaggio da Bridgestone a Michelin?
Non credo. Forse i piloti ci metteranno un po’ ad adattarsi ma la tecnologia e l’esperienza a Michelin non mancano: faranno sicuramente bene.

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