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E-challenge al Maggiora Park

Divertente sfida a colpi di pedalata assistita e acceleratore elettrico al Maggiora Park, cui Scott e KTM forniscono le proprie e-MTB e Freeride E. In pista anche Marco Melandri

Pubblicato martedì 29 marzo 2016 · da

Elettrico fa rima con divertimento: sono infatti finiti da parecchio i tempi in cui bici e motorini elettrici erano considerati mezzi di serie B, appannaggio di anziani e sfaticati.
Due nomi su tutti: Scott, con le sue e-MTB, e KTM, con la Freeride E, dimostrano che dietro le due ruote a propulsione elettrica o a pedalata assistita ci possano essere tecnologia di primo livello, qualità e, appunto, tanto divertimento.

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Non è un caso che Maggiora, lo storico circuito piemontese di motocross con il nuovissimo bike park (leggi qui il nostro approfondimento), abbia scelto proprio le due aziende, svizzera e austriaca, per dare la possibilità a chiunque di provare trick e derapate, oppure anche solo una divagazione nei bellissimi sentieri circostanti, attraverso un servizio di noleggio che partirà da aprile.
Della Freeride elettrica vi abbiamo raccontato tutto nel test di un anno e mezzo fa. Anche delle e-MTB Scott – una delle prime Case a credere nella pedalata assistita, che ora ha in catalogo una gamma vastissima, front, full, 27,5” anche plus e 29” – vi avevamo già anticipato come sono fatte e come vanno.

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Il modo migliore per celebrare questa iniziativa? Un E-Challenge con moto e bici fra le salite e i curvoni di una sezione del Maggiora Bike Park, quella appunto denominata E-Park Area.
Le regole sono semplici: niente scorrettezze; due giri; passano i primi due classificati.

Per RED ci presentiamo in due: oltre a me, Stefano Martignoni. Entrami scegliamo la bici come mezzo per partecipare: lui una E-Genius 910, full da  29” con escursioni da 100 mm e gomme dalla sezione di 2 pollici mentre a me tocca la versione 27,5” plus, confidando di avere più stabilità e appoggio tra le fangosissime curve, grazie alla sezione maggiorata da 3”.

Siamo in batterie separate. Parte prima quella di Stefano. Per tutto il primo giro i quattro concorrenti stanno bene in fila senza che nessuno prenda l’iniziativa. Poi, i primi due, tra cui Martignoni, allungano leggermente e in questa formazione, complice anche un ribaltamento nelle retrovie che ha impedito ogni possibilità di recupero agli inseguitori, tagliano il traguardo: siamo in semifinale.

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Viene il turno delle moto: anche qui sono in quattro al cancelletto e tra questi c’è Marco Melandri – che pochi minuti prima, scherzando negli spogliatoi, mi aveva detto: “quest’anno sono a piedi; tanto vale andare in giro a divertirmi!”.

Poi ancora le bici, tocca a me: sotto l’arco gonfiabile che segnala la partenza siamo in quattro e due di questi stuzzicano la mia curiosità e forse anche il timore di non passare il turno. Li guardo bene: uno è Mirko Celestino, professionista su strada dal 1996 a 2007. Ha tre anni più di me, ma anche 15 cm di circonferenza coscia in più. Non credo che riuscirò a batterlo.
Un altro non lo conosco ma è un ragazzino tutto tatuato, ha la giacca a quadri ed è biondo ossigenato. Ho la sensazione che quando ci saranno da affrontare le whoops in discesa, avrà più fegato di me.

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Si parte; parto forte. Incredibilmente mi ritrovo davanti al primo giro ma è tutto inutile. Mi accorgo dopo poco che Celestino sta semplicemente lasciando che mi stanchi e a primo giro non ancora concluso mi passa con un elegante colpo di pedale. Tengo duro sul salitone al secondo giro, ho i polmoni infiammati e mi illudo di poter tagliare il traguardo in questa posizione e raggiungere la semifinale.
Il “tatuato” però è lì sornione e in discesa molla i freni e mi svernicia senza pietà. A poco vale aver distanziato il quarto perché passano in due. Sono fuori dalla semifinale.

Non mi resta dunque che fare il tifo per Stefano che, dopo la batteria riservata alle moto, è ancora in pista. Questa volta è lui a doversela vedere con Celestino. Sono in tre: Celestino al via lascia andare i primi due e in queste posizioni arrivano fino all’ultimo giro, all’ultima curva. L’ex campione, che era sembrato volesse cavallerescamente lasciar vincere i dilettanti, dà il solito colpo di pedale e i due non possono far altro che guardarlo mentre vengono superati. Niente finale.

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Gara che io e Marti osserviamo, sconsolati per la sorte ingiusta che ci è toccata.
Ma la giornata non è ancora finita e per consolarci decidiamo di andare a infilare gli stivali da cross e di buttarci in pista a sgomitare in sella alle Freeride, come due ragazzini.

 

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