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World Rallycross: it’s show time

Asfalto e terra, motori da 600 cavalli, fiamme e sportellate, tante manche corte e tiratissime... Questo è il Rallycross, spettacolo puro a quattro ruote

Pubblicato mercoledì 21 ottobre 2015 · da

Il pianeta World RX è un po’ strano. La lingua dei paddock suona come i nomi dei mobili dell’Ikea, lo sponsor è un energy drink ma la bevanda ufficiale è la birra e nell’aria echeggia senza soluzione di continuità un sottofondo di cori (la correlazione con la birra è un dato di fatto). Popolato da omoni e donnone prevalentemente biondicci, è una sorta di universo parallelo di Scandinavia, patria elettiva di questa disciplina, con qualche contaminazione anglosassone e mitteleuropea.

I protagonisti di questo mondo sono macchine e piloti straordinari, entrambi parenti stretti delle macchine e dei piloti che abitano il pianeta WRC. Anzi, alcuni di questi a un certo punto della loro vita vi si trasferiscono e cominciano una seconda vita.

Così ha fatto Petter Solberg, campione del mondo Rally nel 2003 e campione del mondo Rallycross lo scorso anno, alla prima edizione del mondiale voluto dalla FIA. Come lui anche Manfred Stohl, iridato nel Gruppo N nel 2000 e l’uomo di Livigno, Gigi Galli, il cui salto di 54 metri in uno storico rally di Finlandia lo ha consegnato alla leggenda.

Accanto a questi capitani di lungo corso anche arrembanti giovani come Liam Doran, alias British Bomb, quattro volte sul podio agli X-Games, Andew Jordan, campione Turismo inglese, Timmy Hansen e Andreas Bakkerud. Non mancano anche estemporanee incursioni di bei nomi dell’automobilismo della velocità, come Jacques Villeneuve (che lo scorso anno ha fatto toccata e fuga, intimorito dalla fisicità e dalla veemenza che caratterizza le gare del WRX) e Gianni Morbidelli, al contrario affascinato da questa esperienza al punto di buttarsi nella mischia dopo solo un veloce aperitivo gravel a Maggiora…

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Le auto sono bellissime: sparano mezzo metro di fiamme in rilascio, sotto il cofano hanno 600 cv (il doppio delle sorelle del WRC) e schizzano da 0 a 100 km/h in 2 secondi scarsi! Hanno il nome e la sagoma delle sorelle stradali ma la linea di discendenza finisce qui. Le Supercar hanno motore da 2 litri, quattro ruote motrici, sospensioni in grado di assorbire atterraggi da un metro e mezzo di altezza e il rumore è di quelli che fanno aumentare la salivazione.

Il campionato del mondo si articola su 13 gare in giro per il pianeta e la dodicesima di queste si è disputata lo scorso fine settimana sul circuito dell’autodromo di Franciacorta. Noi c’eravamo e abbiamo vissuto l’evento in posizione privilegiata, entrando nei paddock all’alba, quando i meccanici cominciavano a lavorare sulle auto, e abbandonandoli con il buio, quando i meccanici erano ancora chi con la testa sul motore e chi sdraiato sotto l’auto con le mani sulla trasmissione.

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La formula di gara è studiata in modo da mantenere l’interesse sempre alto per l’intero week-end, con altre due classi (S1600 e RX Lite) che affiancano quella regina delle Supercar, e batterie di qualificazione che cominciano già il sabato. In pratica, facendola breve, quattro manche di quattro giri per tutti, poi semifinali da sei giri per i dodici qualificati e finale da sei giri per i sei migliori. Il tracciato è lungo meno di 1.500 metri e il fondo è per il 60 percento in asfalto e per il restante 40 percento sterrato. Inoltre, comprende una variante che lo allunga di circa 2 o 3 secondi, detta Jocker Lap, che ciascun pilota deve percorrere una vota in ciascuna manche, scegliendo il momento opportuno in base all’andamento della prova. Il bello è che ogni pilota è sempre a tutta perché anche la vittoria di manche porta punti valevoli per la classifica finale.

Ma lo spettacolo sta anche intorno: gli spalti sono gremiti (oltre 15.000 persone), il parcheggio pieno con camper e tende che sfidano la fanghiglia, la sala stampa affollata di giornalisti d’oltralpe chini sul pc, che ogni tanto si avvicinano al tavolo delle vettovaglie (sorprendente…)

Il WRX in Italia è poco conosciuto ma all’estero ha una storia decennale e media dedicati. Tecnologia e costi sono per un top team pari a quelli del Mondiale Rally, anche l’adrenalina è la stessa di un Rally ma qui c’è il vantaggio non da poco del circuito, che ti permette di godere di tutte le fasi di gara e di girare fra i paddock fra piloti e meccanici e guardare come lavorano sulle macchine.

Il prezzo dei biglietti non è a buon mercato, bisogna dirlo, ma lo spettacolo è assicurato e i due giorni di gara sono pieni e intensi. Per la lingua non è un problema, dopo un paio di birre ci si capisce alla perfezione…

Per la cronaca, Petter Solberg è a quattro punti dalla conquista del secondo mondiale di fila, Andreas Bakkerud ha vinto la prova italiana e il Team Peugeot Hansen ha vinto il titolo costruttori.

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