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Ayrton Senna e la leggenda poco nota del “muro che si sposta”, Dallas 1984

Dallas, 1984: una rimonta grandiosa interrotta da un incidente che ha dell’incredibile

22 marzo 2020 - 10:35

Il 21 marzo Aytron Senna avrebbe compiuto 60 anni. Per molti, si tratta del miglior pilota di tutti i tempi, non solo di Formula 1. Per molti altri, compreso chi scrive, fare classifiche fra piloti e, più in generale, fra sportivi di epoche diverse, non difficile: è sbagliato. Troppe le variabili in campo. Detto questo, nessuno può mettere in discussione il talento, la dedizione, la tenacia e la voglia di vincere del brasiliano. Oltre al suo carisma come uomo.

Un pilota e una persona di cui si è detto, scritto e sentito di tutto. A volte – bisogna avere il coraggio di ammetterlo – anche con un po’ di retorica, che inevitabilmente accompagna la narrazione delle vite spezzate prima del tempo. Ancor di più se la morte sopraggiunge mentre stai compiendo il gesto che ti ha reso idolo delle folle, com’è successo appunto a Senna quel maledetto 1 maggio 1994 alla curva del Tamburello, a Imola. Premessa necessaria per specificare che quanto segue è un aneddoto di cui non si ha motivo di dubitare, ma di cui non esistono immagini a supporto. C’è solo – solo per modo di dire, visto che si tratta di uno dei tecnici di F1 più stimati degli anni Ottanta e Novanta – il racconto di Pat Symonds. Parole che mettono i brividi. Eccole.

UN CIRCUITO QUASI IMPOSSIBILE

Nel 1984 Ayrton Senna ha 24 anni ed è alla sua prima stagione nella massima formula. Quando Max Verstappen raggiungerà quell’età sarà già al settimo anno di F1. Epoche diverse, per tornare a quanto scritto prima. Questo per chiarire, a chi non lo sapesse, che l’episodio che state per leggere è relativo a quello che all’epoca viene considerato un ragazzino alle prime armi. Gran Premio degli Stati Uniti, a Dallas. Il tracciato, come tutti i cittadini, presenta un asfalto sconnesso. Ma stavolta di più: complice anche il caldo, molti piloti lamentano condizioni ai limiti della praticabilità. Gli organizzatori decidono di far disputare comunque le gare di contorno che da sempre “riempiono” i weekend di gara.

UNA GRANDE RIMONTA, POI IL FATTACCIO

In qualifica, nonostante una Toleman certo non velocissima, Ayrton strappa il sesto tempo. Pronti via e in pochi metri è già quarto, con il terzo – Dereck Warwick – nel mirino. La foga tradisce Senna, che al secondo giro va in testacoda e si vede costretto a far sfilare tutto il gruppo prima di rimettersi con l’auto nella direzione giusta. Riparte ultimo e inizia una rimonta furibonda. Le sconnessioni dell’asfalto tradiscono moltissimi piloti, anche i più forti ed esperti come Niki Lauda, Nelson Piquet e Alain Prost. Al 47° giro, anche Senna è out: dopo aver colpito un muretto, rompe un braccetto della sospensioni ed è costretto ad abbandonare la corsa, che avrebbe potuto chiudere nei primi 6, quindi nei punti.

“NON POSSO AVERLO COLPITO, SI DEV’ESSERE SPOSTATO”

Il catalogo delle scuse dei piloti, a giustificazione di prestazioni opache o di errori grossolani, è piuttosto ampio e variegato. Nessuno, a memoria d’uomo, ha però il coraggio di dire al proprio direttore tecnico ciò che dice Ayrton Senna a Pat Symonds: “Non posso aver sbagliato, si dev’essere spostato il muro”. La reazione di Symonds è facile da immaginare. Molto meno scontata la “controreazione” di Senna. Il giovanissimo brasiliano è convinto. Non può aver sbagliato. Lo sostiene con una convinzione disarmante, propria solo dei grandi campioni. Di più, dei fenomeni. Symonds – non è dato a sapere se per voglia di sbattere in faccia la sua verità al “ragazzino” o se per dubbio vero – accetta di andare nel punto incriminato con Senna.

AVEVA RAGIONE SENNA

Quando arrivano alla curva teatro del fattaccio, Symonds non può che constatare che Senna non ha sbagliato. Una porzione di muro (i muretti di contenimento composti da blocchi uguali, come quelli che separano i sensi di marcia in autostrada, per capirci) è leggermente spostata a causa, probabilmente, di un leggero contatto di un altro pilota in precedenza. Un piccolo urto avvenuto all’estremità del blocco stesso. Quanto basta però per causarne lo spostamento di qualche millimetro. “Si era già capito che Senna avesse doti fuori dall’ordinario, ma quell’episodio mi fece capire fino a che punto. Stava guidando con un’intensità e una precisione tali che pochi millimetri di spostamento del muro ne hanno causato il ritiro”. Non serve aggiungere altro.

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