Bugatti La Finale: bye bye Veyron

È stato venduto l’ultimo esemplare della supercar francese. Si chiude un ciclo decennale costellato tanto di perdite quanto di primati per il Gruppo Volkswagen. L’erede sarà ibrida, dotata di 1.500 cv e raggiungerà una velocità massima di 460 km/h.

25 febbraio 2015 - 10:02

Si chiude un ciclo, durato dieci anni e costellato di… perdite. Bugatti Veyron va in pensione. La supercar più costosa del globo non verrà più prodotta e l’ultimo esemplare – ribattezzato appunto La Finale – è stato consegnato al facoltoso acquirente.

La Casa francese ha complessivamente realizzato 450 vetture, delle quali 300 coupé e 150 roadster. Veyron, fortemente voluta da Ferdinand Piech, gran capo del Gruppo Volkswagen – cui appartiene il brand Bugatti –, secondo le indiscrezioni avrebbe portato in dote una perdita di 5 milioni di euro per ogni esemplare prodotto. Poco? Tanto? Dipende dai punti di vista. È stata la prima vettura di serie a superare i 1.000 cv di potenza. Un primato indelebile, specie considerando che ottenuto senza ricorrere alla moderna propulsione ibrida. Un primato che ha ridato lustro e blasone al brand Bugatti.

Non paghi delle prestazioni di Veyron “base”, i tecnici transalpini hanno allestito la versione Super Sport. L’8.0 16 cilindri a doppia W sovralimentato mediante 4 turbocompressori è così passato da 1001 a 1.217 cv e da 1.250 a 1.500 Nm di coppia. Il cambio, da tradizione, è a 7 rapporti a doppia frizione DSG e assicura passaggi di marcia in 150 ms, mentre la trazione integrale permanente si affida alla frizione centrale Haldex a controllo elettronico che ripartisce la coppia tra gli assali e al differenziale autobloccante posteriore. Nonostante l’adozione di carrozzeria e telaio monoscocca in carbonio, il peso è restato sempre superiore alla maggior parte delle supercar: 1.888 kg per Veyron che, nel caso di Grand Sport Vitesse – versione roadster –, salgono a 1.990 kg.

Veyron Grand Sport scattava da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi e raggiungeva i 415 km/h: limite auto imposto per non disintegrare i pneumatici. L’aerodinamica si adeguava (3 step) alla velocità grazie all’elettronica: l’alettone e lo spoiler variavano incidenza e altezza in base all’andatura e cambiava altresì la luce da terra, che passava da 12,5 cm (standard) a 8 cm all’avantreno e 9,5 cm al retrotreno oltre i 220 km/h, oppure, una volta azionata una chiave specifica per superare i 375 km/h, rispettivamente a 6,5 e 7 cm mentre si chiudevano i flap dinanzi alle ruote anteriori per favorire l’effetto suolo. Oltre i 200 km/h l’alettone, in caso di frenata, fuoriusciva con un’angolazione di 55° fungendo da freno aerodinamico, aiutando i dischi carboceramici anteriori da 400 mm di diametro e posteriori da 380 mm sui quali agivano pinze rispettivamente a 8 e 6 pistoncini.

Ora Bugatti deve pensare all’erede della Veyron. Una supercar in grado di fronteggiare le ibride Ferrari LaFerrari, Porsche 918 Spyder e McLaren P1. Secondo le indiscrezioni, è probabile che il nuovo modello abbini il W16 8.0 a un’unità elettrica, così da erogare 1.500 cv e raggiungere i 460 km/h. Garantendo la riconquista dello scettro di vettura di serie più veloce al mondo. Record attualmente detenuto – sebbene in via non ufficiale – dall’americana Hennessey Venom GT con 435,31 km/h.

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