Confronto piccole sportive: Abarth 595 Pista vs Ford Fiesta ST vs MINI Cooper S

Tre sportivette, tre modi di vedere le hot hatch da 200 cv (più o meno). Le abbiamo messe a confronto sulle delicate strade dell'Oltrepò, scoprendo che...

30 gennaio 2019 - 15:01

Negli Anni ’80 e ’90 un sacco di foto di hot hatch, le piccole pepate, tappezzavano i muri delle camerette dei ragazzi impallinati di motori. Oggi, lo sappiamo bene, le cose vanno diversamente. Ma tranquilli, non tutto è perduto: ci sono ancora piccole auto che sanno far battere il cuore di chi ha il piede pesante. Ne abbiamo scelte tre, per metterle a confronto: Abarth 595 Pista, Ford Fiesta ST e MINI Cooper S.
Un “Cinquino” di successo

La Abarth 595 Pista è l’unica italiana del gruppo e anche la meno potente: a spingere c’è il 1.4 turbo benzina da 160 cv e 230 Nm a 3.000 giri, che suonano divinamente grazie allo scarico Record Monza. L’assetto guadagna gli ammortizzatori KONI FSD posteriori, mentre il peso di 1.140 kg la rende la più leggera delle tre. Da fuori, l’Abarth urla la sua cattiveria con i paraurti d’ispirazione racing, le minigonne e le pinze freno gialle, che occhieggiano dietro cerchi da 17 neri opachi. Per un listino che parte da quota 23.250 euro.

Tre cilindri, tanto cuore

La Ford Fiesta ST ha recentemente perso un cilindro, ma il suo 1.5 turbo benzina a tre cilindri sviluppa comunque 200 cv e 290 Nm tra i 1.600 e i 4.000 giri: è la più potente delle tre. Scaricati a terra anche grazie ad un bel differenziale a slittamento limitato Quaife, compreso nel Performance pack a 1.500 euro. Il tutto per un peso di 1.262 kg. Per fare i brillanti, agli amici del bar potete comunque mostrare i cerchi da 18”, il doppio scarico e le pinze freno rosse. Dentro, invece, è bello farsi abbracciare dai sedili Recaro, molto contenitivi. Con prezzi a partire da 26.300 euro in versione tre porte.

Sessant’anni cattivi

Ultima – ma solo in ordine alfabetico – è la MINI Cooper S. La differenza principale con le sfidanti è il cambio a doppia frizione a 7 rapporti, optional da 1.950 euro, che deve gestire i 192 cv e i 280 Nm (tra i 1.350 e i 4.600 giri) del 2 litri turbo benzina. Per un peso forma di 1.295 kg. Da fuori il pacchetto John Cooper Works mette del gran pepe alle forme della MINI, che guadagna cerchi da 18”, scarichi e appendici aerodinamiche specifiche. Il rovescio della medaglia? Il nostro esemplare, infarcito di optional, supera di slancio i 45.000 euro, dai 27.250 di partenza. Ma adesso bando alle ciance e vediamo come si guidano.

Abarth 595 Pista – La prova

Il Cinquino porta bene i suoi anni: la posizione di guida è alta, ma i sedili racing Sabelt sanno il fatto loro. Noi la amiamo, anche perché ha un sound, con lo scarico Record Monza, che fa letteralmente venire l’acquolina in bocca. Il 1.4 turbo da 160 cv spinge forte fin dai bassi giri, ma è meglio cambiare entro i 5.500. Con il tasto Sport lo sterzo diventa più pesante e il pedale del gas più pronto: le valvole allo scarico si aprono ed è vera musica per le orecchie.
Il peso che non pesa

Sulla Abarth 595 Pista l’ESP non si può disinserire ma con il TTC si può simulare il comportamento del differenziale autobloccante, per avere una buona trazione in uscita di curva. Gusto nella guida, sospensioni rigide: ce n’è d’avanzo per divertirsi. Peccato solo che il raggio di sterzo sia molto ampio, anche troppo. Ma la differenza di cavalli rispetto alle altre, complice il peso ridotto, non si percepisce più di tanto.
Ford Fiesta ST – La prova

La Ford Fiesta ST è sempre stata una delle migliori hot hatch e bastano pochi km per scoprire che la nuova non nasconde sgradite sorprese. Già a partire dalla posizione di guida: il sedile rimane sempre un po’ alto ma le regolazioni sono ampie e l’abbraccio dei Recaro di serie fa dimenticare tutto, o quasi. Già perché alle basse velocità, complici i pneumatici spalla 40, l’assetto è granitico e può vanificare il lavoro del dentista su pavé e tombini. Per fortuna il sound ci mette una (bella) pezza: anche se i cilindri sono solo tre, le note che arrivano dallo scarico sono davvero goduriose!

Un tre cilindri da concorso

Il piccolo 1.5 spinge come un torello fino ai 6.500 giri e raggiunge in men che non si dica la zona rossa. La festa finisce un po’ in fretta, è vero, ma ci si può consolare con sterzo, cambio e freni che non si fanno mai trovare impreparati quando si entra in modalità “prova speciale”. Le informazioni che arrivano alla punta delle dita sono sempre dettagliate, la leva del cambio ha movimenti secchi e precisi e il pedale centrale è ben modulabile. E non soffre la fatica, nemmeno dopo una serie di tornanti presi allegramente. Ma uno dei lati migliori della Fiesta ST è il retrotreno. Che si muove sempre ma non diventa mai davvero problematico: potete raccordare una serie di curve semplicemente rilasciando il gas. Tornati nel mondo reale, sarete felici di sapere che, complice la tecnologia di disattivazione dei cilindri, andando tranquilli con la Fiesta ST si possono percorrere anche 17 km/l. Ma resistere alla tentazione di andar forte è compito davvero arduo, anche per i maghi del self-control.

MINI Cooper S – La prova

A conti fatti la MINI si è ammorbidita un bel po’. Almeno nella vita di tutti i giorni, in coda o nel traffico. Il merito? Soprattutto del cambio a doppia frizione. Il che non è necessariamente un male. Il sette marce con paddle solidali al volante sa graffiare ma non è mai davvero fulmineo nel cambiare marcia. Ad aumentare il comfort pensano anche sospensioni che, pur essendo giustamente rigide, non rappresentano un pericolo per le vertebre dei passeggeri. Cullati dalle note dell’impianto audio Harman-Kardon, optional da 800 euro, il quotidiano casa-ufficio scorre placido e sereno, accompagnato dal lontano ma piacevole borbottio del 2 litri da 192 cv. Ma la domanda è: la Cooper S ha conservato l’animo da hooligan?

Adattabile

In realtà no, o almeno non come accadeva sul vecchio modello. Le reazioni sono un po’ ammorbidite, le risposte meno affilate. Bisogna dosare molto bene il gas in uscita di curva, perché il sottosterzo di potenza è sempre in agguato, specie sul viscido: si sente la mancanza di un autobloccante “classico”. Lo sterzo non è affatto male ma potrebbe essere meno artificiale. Molto bene i freni, che hanno tanto mordente e consentono di frenare proprio dentro alla curva. E la coda, che se usata sapientemente aiuta a chiudere le traiettorie. Ma i 1.300 kg in ordine di marcia (1.295 per la precisione) si sentono, specie nello stretto. In ogni caso sono sessant’anni portati bene, quelli della MINI, che ha abbandonato le intemperanze giovanili per diventare più matura. Preferendo un comportamento più adattabile alle vecchie sensazioni “hard-core”. Con un prezzo che può sempre crescere a dismisura se ci si fa prendere la mano. E un consumo che non riesce a scendere sotto i 7,5 l/100 km.

Foto di Simon Palfrader

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