Gli anziani hanno sempre qualcosa d’interessante da insegnare e da raccontare, su cui vale la pena di riflettere. Vale per i nonni ma anche per i mezzi d’epoca, pieni di fascino e carisma come la Alfa Romeo Giulietta 1300 TI del 1958 della Scuderia del Portello, con cui ho corso la Coppa Milano Sanremo 2018, facendo la mia prima esperienza nelle gare di regolarità. Seicento e passa chilometri con un’arzilla sessantenne fanno capire come negli ultimi decenni l’evoluzione dell’auto sia stata profonda e radicale ma concentrata in certi àmbiti, perché la sagoma è cambiata davvero poco.

IL CHIP AL POTERE

Tre volumi e quattro porte, con tanto spazio in tutte le direzioni, pure per i bagagli. Sessant’anni fa l’auto era già quella di oggi, almeno dal punto di vista del colpo d’occhio. Non serve essere discepoli di Darwin per cogliere come il processo che porta da un’Alfa Romeo Giulietta 1300 TI del 1958 a una Giulia d’oggigiorno passi soprattutto attraverso i mille sistemi elettronici che rendono la vita a bordo più comoda e sicura. Basta una sequenza di tornanti a bassa velocità con la leggendaria berlina di Arese per benedire i nuovi sterzi ad assistenza elettrica, mentre una frenata d’emergenza sul bagnato porta ad accendere un cero a Santa Bosch per aver diffuso il verbo dell’ABS e del controllo elettronico della stabilità. Per non parlare poi di connettività, sensori vari e sistemi di assistenza alla guida: oggi abbondano le centraline pronte a toglierci dai guai e a permetterci di arrivare a destinazione freschi come delle rose. Tutto perfetto, allora? Sì, la direzione presa è quella giusta, anche se facendo affidamento sui microchip c’è il rischio per molti di abbassare troppo la soglia di attenzione al volante. Affrontate il traffico di Milano con una Giulietta di una volta, anche se in perfetta efficienza, e vi passerà subito la voglia di prendere in mano il telefonino, perché un’auto d’epoca richiede molta più concentrazione e impegno di quelle attuali: tutte le manovre vanno anticipate per tempo e ogni comando va gestito a regola d’arte: guai a distrarsi. Tra gli effetti collaterali del progresso tecnologico metto anche la condanna a morte della passione: oggi solo le supercar hanno un rombo inconfondibile e una precisa identità, mentre un tempo le macchine erano più coinvolgenti nella guida e suonavano anche in modo diverso. Se il Biscione è così amato nel mondo il merito va anche al sound speciale dei suoi gloriosi motori.

NEL CUORE DELLA GENTE

E di quanto l’Alfa Romeo sia sempre nel cuore della gente ho avuto un’ennesima conferma proprio durante la Coppa Milano Sanremo 2018, riedizione di quella che è la corsa automobilistica più antica d’Italia, nata nel 1906 pochi mesi prima della Targa Florio. Ogni volta che la carovana di una settantina di auto iscritte ha attraversato un centro storico, le sette Alfa schierate dalla Scuderia del Portello sono state sistematicamente tra le più applaudite, dalla Giulietta Sprint Veloce alla Giulia Familiare dell’Assistenza, passando proprio per la mia Giulietta Sprint celeste numero 35 del 1958. Il valore e le potenzialità di questo brand sono inestimabili e, dopo tanti anni bui, sembra ora che in FCA abbiano finalmente deciso di lustrare per bene l’argenteria di famiglia. Le corse sono un veicolo fondamentale per la promozione del marchio e il ritorno in Formula 1 rientra in questa ottica, ma non vanno sottovalutate neppure le competizioni come la Coppa Milano Sanremo, che portano il marchio in mezzo al pubblico, a farsi ammirare nelle piazze.

DILETTANTI ALLO SBARAGLIO

Già, la gara: a furia di fare elucubrazioni, ho lasciato in secondo piano quella che invece è stata per me l’emozione principale. Mi riferisco al debutto da pilota in una competizione di regolarità, affiancato dal collega Nicola Bambini di Vanity Fair, a sua volta alla prima uscita nei panni del navigatore. Per entrambi è stato un battesimo del fuoco, perché la Coppa Milano Sanremo non è una garetta qualsiasi, ma una Superclassica con i fiocchi, con al via conduttori di una dozzina di Paesi, compresi Russia, Giappone e Stati Uniti, molti dei quali veri campioni della specialità.

Quello della regolarità è un mondo tutto da scoprire, popolato da persone ricche soprattutto di passione, prima ancora che a livello di conto in banca. Certo, scorrendo la lista degli equipaggi non si possono non notare i nomi di Emanuele Filiberto di Savoia o di Paolo Zegna, e macchine di pregio come le varie Fiat 8V, Aston Martin DB4 o Porsche 356 Speedster. Al via delle gare ci si può però schierare anche con modelli relativamente economici, con la certezza di finire in men che non si dica a fare amicizia con tutti, sulla base del comune amore per i motori.

UN RISULTATO INASPETTATO

Se sentirsi parte di una grande famiglia è semplice, è inutile invece ambire alle posizioni più alte della classifica, riservate ai maghi della categoria. Per rispettare i passaggi ai controlli orari e a quelli timbro basta infatti sapersi orientare con il roadbook, ma per spaccare il centesimo nelle prove cronometrate, passando al momento giusto con le ruote sui sensori, e rispettare le velocità ideali nelle prove media occorrono strumenti raffinati e tanto, tantissimo allenamento. Ciò non vuol dire però che non ci possa togliere qualche soddisfazione anche improvvisando, con strumenti di fortuna. Facendo affidamento sul colpo d’occhio e con l’ausilio un cronometro da quattro soldi e di un’app scaricata gratuitamente sullo smartphone, Nicola e io abbiamo portato la nostra Giulietta al 19° posto assoluto e al 2° di raggruppamento, mettendoci alle spalle anche alcuni equipaggi esperti e affiatati.

Ciò significa che chiunque volesse potrebbe cimentarsi, mettendo però in preventivo il rischio che la regolarità possa dare dipendenza e venga voglia di non smettere più, tanto è avvincente la lotta contro il tempo e gli avversari. Per iniziare si può noleggiare una macchina con tanto di assistenza sul campo, rimettere in forma una vecchia auto di famiglia o magari comprarne una ad hoc. Con l’andamento che stanno avendo le quotazioni delle auto d’epoca, è possibile anche che l’acquisto si riveli un ottimo investimento.