Ford GT 2016: la rinascita del mito

L’erede della GT40 e dell’omonima supercar del 2005 abbandona lo storico V8 per un V6 3.5 biturbo da oltre 600 cv. Al cambio doppia frizione a 7 marce si accompagnano l’aerodinamica attiva e gli ammortizzatori push-rod

Silenzio. E stupore. Il V8 non c’è più. La nuova Ford GT, erede della storica racing car GT40 – definita negli Anni ’60 “l’ammazza Ferrari” – nonché della supercar omonima del 2005, ha debuttato al Salone di Detroit. Dimenticandosi due cilindri.Ford GT at NAIASLe indiscrezioni parlavano di un V8 collocato centralmente, di una linea da instant classic, di un baricentro bassissimo e di un ampio ricorso a leghe leggere e compositi. Così come di 625 cv e 677 Nm di coppia intenzionati a domare il Cavallino Rampante, con riferimento alla Ferrari 458 Speciale. Ebbene, del poderoso V8 5.4 32V appannaggio della GT del 2005, sovralimentato mediante compressore volumetrico Eaton e forte di 558 cv e 678 Nm di coppia, non c’è alcuna traccia. Sostituito da un moderno V6 3.5 EcoBoost biturbo a iniezione diretta di benzina da oltre 600 cv.All-New Ford GTLa nuova GT costituisce la massima espressione del neonato marchio Ford Performance, che da oggi al 2020 accompagnerà il debutto di svariati modelli ad alte prestazioni della Casa dell’Ovale, incluse Focus RS e Mustang Shelby. La supercar americana, sebbene abbia rinunciato all’iconico V8, non tradisce l’impostazione di base dell’antenata, conservando la collocazione centrale del motore e la trazione posteriore. La modernità porta in dote l’ampio ricorso alla fibra di carbonio per la realizzazione della carrozzeria, della cellula dell’abitacolo e delle porzioni anteriore e posteriore del telaio, costituite da un mix di fibre composite e alluminio.All-New Ford GTIl V6 3.5, pur essendo l’EcoBoost più potente mai realizzato, deriva dall’unità destinata ai Daytona Prototype omologati dall’Imsa (International Motor Sports Association), vale a dire la Federazione automobilistica sportiva USA, per le gare endurance ed è caratterizzato dalla doppia strategia d’iniezione – diretta come standard; indiretta, ossia nel collettore d’aspirazione, ai carichi parziali del propulsore – analogamente ai motori delle sportive del Gruppo VW. Alla trasmissione a doppia frizione a 7 rapporti si accompagnano l’aerodinamica attiva, ammortizzatori di tipo push-rod – con puntoni diagonali che lavorano in compressione –, freni carboceramici Brembo, cerchi in lega da 20 pollici, portiere ad apertura verticale e sedute ricavate direttamente all’interno della cellula abitacolo in carbonio. Debutterà nel 2016 in occasione del cinquantesimo anniversario della prima vittoria alla 24Ore di Le Mans.