Ford GT gialla test

Ford GT, dalla vittoria alla 24 Ore di Le Mans alla strada. Il test

Abbiamo guidato la supercar americana, stretta parente di quella che ha vinto la 24 Ore di Le Mans. Ecco come va

6 settembre 2019 - 17:09

E’ una Ford, ma ha lo stesso appeal di una Ferrari, di una Porsche o di una McLaren, se preferite. Non ci credete? Leggete qui: 1.350 ne hanno messe in preventivo, 1.350 ne hanno vendute. E non a una cifra modica: 550.000 euro. Più del doppio delle auto di pari livello dei marchi sopra citati. Insomma, se c’è una cosa che a Ford riesce come a nessun’altra Casa al mondo è quella di spaziare con disinvoltura totale dalla Fiesta a supercar come questa.

Si presenta al mondo vincendo a Le Mans

La Ford GT, la maggior parte di voi lo saprà, non è una novità. Si presenta al mondo nel 2016 vincendo la 24 Ore di Le Mans nella sua categoria, 50 anni esatti dopo la prima vittoria (di quattro consecutive) della GT40 voluta da Henry Ford per battere la Ferrari. La versione stradale arriva nel 2017 e, da allora, il suo fascino non solo non è svanito, ma è cresciuto costantemente. Il perché è presto detto: vederla dal vivo, toccarla con mano… Beh, lo ammetto, emoziona. Che libidine quei fari posteriori all’interno dei quali c’è lo sfogo dell’olio motore (nel sinistro) e di quello del cambio (nel destro). Dettagli da malati di bielle e pistoni, me ne rendo conto, ma non resisto. Così come non resisto al fatto che la posizione di guida, qui, si regoli spostando volante e pedaliera. Il sedile è fisso, inglobato nella scocca in carbonio. Come sulle vere auto da corsa. Ho i brividi e non ho ancora messo in moto.

Non stabilisce record di potenza

Ok, la premessa è stata lunga ma adesso eccomi al volante. Sto finalmente guidando sulla pista della MSport (all’interno del centro in cui nascono le Ford da rally). La Ford GT è coinvolgente e sconvolgente. Lo so, Ferrari F8 Tributo, Mclaren 720S e Porsche 911 GT2 RS hanno più cavalli rispetto ai 656 della GT. Ma non mi interessa, perché questa è una macchina nata e cresciuta attorno al telaio, non attorno al motore. Leggerezza, efficacia in curva e aerodinamica hanno avuto la precedenza su tutto.

Larga fuori, attillata dentro

Sì, proprio su tutto, anche sulla vivibilità. Perché è inutile negarlo: nonostante la larghezza di 2 metri, sulla GT si sta strettissimi. Il che la rende ancora più speciale, perché contribuisce alla creazione di quell’intimità di cui avverti un bisogno quasi istintivo, quando guidi oggetti di questo tipo. A testimonianza ulteriore che il telaio viene prima di tutto c’è anche la scelta di un V6 e non, quella più naturale per una sportiva americana, di un V8. Due cilindri in meno hanno permesso non solo di risparmiare qualche kg, ma anche di disegnare una carrozzeria più rastremata, con canalizzazioni dell’aria più ampie, capaci di generare carico aerodinamico senza penalizzare il coefficiente di penetrazione.

Un grip esagerato

Tanta raffinatezza tecnica, come si traduce alla guida? Beh, per darvi un’idea, i muscoli del mio collo hanno iniziato a lamentarsi per la fatica dopo poche curve. Il bello è che le condizioni di aderenza, il giorno della prova, erano tutto tranne che ottimale. Eppure la GT sviluppa un grip impressionante, Il tutto, con uno sterzo che forse non è il più rapido in assoluto, fra le sportive di questo livello, ma è una vera prolunga delle mani sulle ruote. Il motore? E’ pazzesco come il biturbo sia fulmineo nelle risposte e pronto ai bassi. Ecco, dato lo spirito racing della GT, un po’ di allungo in più rispetto ai 7.000 giri non ci sarebbe stato male. In ogni caso te ne dimentichi in fretta. Perché la sensazione di equilibrio è disarmante. Più spingi, più la GT sta lì. Genera grip. Sembra non avere limiti e, anche quando forse ti ci avvicini, non hai mai mai la sensazione che lei ti possa tradire. E non è un mistero: l’intenzione degli ingegneri Ford era esattamente questa.

Prestazioni impressionanti

Detto delle sensazioni, ora qualche numero: la velocità massima dichiarata è di 348 km/h, lo 0-100 viene bruciato in meno di 3 secondi, mentre il peso è pari a 1.385 kg a secco. Tornando al motore, i 656 cv li sviluppa a 6.250 giri, mentre la coppia massima è di 745 Nm a 5.900 giri. Il cambio? Un doppia frizione a 7 rapporti che è semplicemente perfetto per tempi e modalità d’esecuzione. Ultimo, ma non meno importante, l’impianto frenante è griffato Brembo e utilizza materiali carboceramici. Le pinze anteriori sono a 6 pompanti e lavorano su dischi flottanti da 394 millmetri di diametro. Gli pneumatici sono invece dei Michelin Pilot Sport Cup 2 della misura 245/35 davanti e 325/30 dietro, montati su cerchi da 20 pollici di diametro.

Un inno alla passione

Come scritto sopra, le 1.350 GT prodotte sono andate a ruba nel giro di pochissimo tempo. Cosa c’è di “sbagliato” in tutto ciò, considerando anche il fatto che stiamo parlando di una cifra quasi doppia rispetto a quella richiesta da Ferrari, McLaren e Porsche? Nulla. C’è solo un’ottima notizia. E cioè che nel mondo c’è ancora chi ci capisce di auto. Che è pronta a sborsare certe cifre per un oggetto così raffinato tecnicamente e con una storia tanto ricca alle spalle. Ok c’è anche la cattiva notizia: io non me la potrei comunque permettere. E come me, credo, anche la maggior parte di voi.

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