Prova Mazda CX-5

Arriverà a marzo sul mercato italiano il primo SUV compatto marchiato Mazda. Abbiamo provato un esemplare preserie in anteprima, scoprendo che ha le carte in regola per vedersela con la concorrenza più blasonata

30 novembre 2011 - 15:11

Basta dare un’occhiata alle classifiche di vendita per capire qual è il segmento che sta miracolosamente riuscendo a resistere alla crisi: SUV compatte (Audi Q3, per intenderci), ossia quel genere di veicoli a metà tra il fuoristrada e la station che tanto piacciono a noi europei. Non avere un prodotto valido all’interno di questo segmento, attualmente, significa commetere un clamoroso errore strategico: proprio per questo Mazda si appresta a commercializzare la CX-5,  il primo SUV compatto della Casa di Hiroshima. La versione definitiva dovrebbe vedere la luce nei primissimi mesi del 2012, ma nel frattempo non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di provare un modello preserie – molto vicino a quello che troveremo nei concessionari – lungo le strade pugliesi.

Prima vettura di serie progettata seguendo i dettami del “Kodo deisgn” (nuovo stile Mazda, anticipato dai prototipi Shinari e Minagi ammirati al Salone di Francoforte), laCX-5 si distingue al primo sguardo per la linea dal marcato carattere sportivo. Merito dell’altezza ridotta del tetto, studiata proprio per evitare il tanto temuto “effetto minivan”, del frontale ribassato con griglia a 5 punti (chiaro richiamo al family feeling) e delle fiancate nervose, modellate in modo da ottenere un’immagine il più possibile dinamica. Le ruote sono disponibili in due misure (17 e 19 pollici), mentre le colorazioni saranno ben sette. I prezzi? Si parte da circa 23.000 euro, ma il modello che dovrebbe riscuotere il maggiore successo (2.2 turbodiesel da 150 cv, trazione anteriore e cambio manuale) sarà in listino a circa 30.000 euro, optional più, optional meno.

All’interno lo spazio non manca su entrambe le file. Certo, alcuni materiali non sono esattamente il massimo ma trattandosi di una preserie il fatto è più che accettabile: a dimostrarcelo ci pensa l’unico esemplare “arredato” di tutto punto anche all’interno. Ottima la posizione di guida con leva del cambio ravvicinata (ispirata dalla MX-5), così come la visibilità frontale garantita dagli specchi retrovisori arretrati, che non celano alla vista gli oggetti più bassi. Il bagagliaio (503 litri alla linea di cintura) è più che sufficiente per un week-end in montagna con la famiglia e non manca un pozzetto per i carichi più delicati. La seconda fila frazionata in tre parti è di serie e permette, all’occorrenza, di ottenere con pochi gesti un vano di carico perfettamente piatto di ben 1.620 litri.

La scelta per la nostra prova cade sul motore 2,2 litri turbodiesel nella versione più potente con cambio automatico, anche se nel corso della giornata  non è mancata occasione di testare anche le altre versioni. Un piacere quando si parla di sprint da fermo e fluidità nel salire di giri: merito dei 175 cavalli, della coppia di 420 Nm a 2000 giri/min ma anche di un rapporto di compressione di 14:1 (tra i più alti al mondo, a tutto vantaggio dei consumi senza rinunce in termini di performance). Il feeling di guida generale è molto buono: in particolare ci è piaciuta la risposta del pedale del gas, pronto e comunicativo. Molto valido anche il nuovo cambio automatico a 6 rapporti, velocissimo nelle manovre di kick down e nel salire di marcia, al punto da non far rimpiangere un doppia frizione.

Difetti? Qualche rumore di troppo in velocità – ma ci è stato assicurato che con gli esemplari di serie spariranno – e uno sterzo forse un po’ troppo morbido quando si decide di affondare il piede sul pedale. Sul fronte sicurezza tanti i sistemi disponibili: fari abbaglianti a spegnimento automatico, avvisatore acustico di invasione carreggiata e molto altro ancora. Per quanto riguarda l’attenzione all’ambiente spicca il sistema iStop di serie che spegne e riavvia la vettura nelle soste (code e semafori).

Trazione integrale? Una sicurezza in più e un’occasione di divertimento per tutti coloro che intendono impiegarla in fuoristrada (leggero, ovviamente), senza penalizzare i consumi, grazie a un sistema che ripartisce la trazione in funzione delle necessità, lasciando, quindi, la sola trazione anteriore in gran parte delle situazioni di guida quotidiana.

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