Monaco 1982: la roulette dice Patrese

Il primo Gran Premio dopo il sacrificio di Gilles Villeneuve si tiene a Monaco. Ed è una vera e propria roulette, da cui esce il 2 del pilota padovano. Che va sul podio senza sapere di avere vinto…

“Hai vinto, hai vinto!”. La frase, pronunciata con entusiasmo liberatorio, arriva ovattata alle orecchie di Riccardo Patrese. Il padovano, nell’anno di grazia 1982, guida la Brabham numero 2, gemella – per l’occasione diversa – di quella di Nelson Piquet, Campione del Mondo in carica. “Hai vinto, hai vinto”. Monaco-Montecarlo, 23 maggio 1982. Due settimane dopo Zolder, il primo Gran Premio senza Gilles Villeneuve.Il circus iridato arriva in un toboga che, già allora, viene definito anacronistico. Eppure, è una tappa imprescindibile, ieri come oggi e come l’altroieri: la prima edizione è del 1926, ed è presenza fissa nel calendario del Mondiale dal 1955.La presenza del canadese è in ogni dove, tanto più che la sua vittoria del 1981 è ancora impressa nella memoria: i piloti arrivano a Monte Carlo con quel mix di fatalismo e ferite ancora aperte e, chiusa la visiera, si lanciano alla ricerca della pole, che in terra monegasca vale più che altrove. Sono solo 20 le vetture ammesse al via. Le prequalifiche escludono cinque piloti; le qualifiche altre sei. La prima fila vede scattare in pole position René Arnoux su Renault: l’amico di Gilles sembra onorarne la memoria con un giro-record.

“Su i motori. Via!” (Mario Poltronieri, RAI)

La voce è quella di Mario Poltronieri, storico telecronista RAI. A fianco di Arnoux, parte Riccardo Patrese. A Monaco i propulsori aspirati sono ancora in grado di dire (autorevolmente) la propria, e il suo secondo posto in griglia con la Brabham BT49D Ford lo dimostra: il compagno di squadra Piquet, Campione del Mondo in carica, sconta l’erogazione scorbutica del turbo BMW che equipaggia la più moderna BT50 con un mortificante tredicesimo posto in griglia. La seconda fila è aperta da Bruno Giacomelli su Alfa Romeo aspirata, affiancato da Prost su Renault turbo. Didier Pironi, con l’unica Ferrari schierata, è quinto con Keke Rosberg su Williams sesto. Più indietro, De Cesaris su Alfa Romeo e l’irlandese Daly (Williams), fresco sostituto di Reutemann. Il Gaucho Triste ha perso per un punto il Mondiale 1981 e, dopo un paio di Gran Premi, ha preferito abbandonare la compagnia: la delusione per il titolo sfumato gli ha fatto dire basta dopo 146 Gran Premi e 12 vittorie.Al via il più lesto è Arnoux, con Giacomelli che supera Patrese. Prost è quarto davanti a Pironi, mentre De Cesaris soffia la posizione a Rosberg. Ben presto Prost supera i due italiani, mettendosi a caccia del proprio compagno di squadra; tocca a Giacomelli aprire l’elenco dei ritiri illustri al quarto giro, a causa di un semiasse. Ai box Alfa Romeo la delusione è evidente, ma vi sono ancora speranze riposte su Andrea De Cesaris, che – con i suoi 23 anni – è il pilota più giovane a prendere il via.Passano dieci giri e Arnoux perde il controllo della propria Renault alle Piscine: va in testacoda e non riesce più a ripartire. Va quindi in testa Prost, seguito da un trenino composto da Patrese, Pironi, De Cesaris e Rosberg. Il cielo di Montecarlo, nel frattempo, è meno estivo del solito: le montagne che proteggono il Principato dal cattivo tempo faticano più del dovuto a tenere i piloti al riparo dalla pioggia. E qualcuno ai box sorride sornione, a partire da Colin Chapman.

“Frazioni di secondo separano gli inseguitori di Prost” (Mario Poltronieri, RAI)

Prost inizia i doppiaggi, e lo fa in maniera prudente: Patrese si porta a meno di tre secondi, con due di vantaggio sugli inseguitori. Il trenino che si forma vede sei piloti in meno di dieci secondi. Ma Montecarlo è tradizionalmente circuito selettivo: se non tradiscono gli errori di guida, è la meccanica a cedere. E questo è il destino che tocca alle due McLaren: Watson è appiedato al 35° giro, mentre Lauda abbandona al 56° un Gran Premio che gli ha riservato ben poche soddisfazioni. Nel mezzo, abbandona Piquet: turbo K.O. e musi lunghi al box Brabham.Prost conduce con piglio sicuro, con Patrese che riesce a mantenere un cuscinetto tra sé e gli inseguitori. Tra Rosberg e De Cesaris è bagarre furibonda, con il romano sempre più sotto pressione ma deciso a salire sul podio. A 12 giri dalla fine, finisce la gara di Rosberg: il finlandese esce di strada per non tamponare il romano, accusato di avere anticipato una staccata, e lo fa capire ai microfoni dei cronisti con espressioni più latine che nordiche.A sette giri dalla fine, inizia a cadere una pioggia tanto leggera quanto insistente. “Eravamo verso fine corsa – ricorderà De Cesaris anni dopo – e i due millimetri di gomma che sull’asfalto favoriscono il grip, sul bagnato creavano un effetto-saponetta”.

“Il problema dei doppiaggi. Salta fuori dalla macchina Prost. Qui poveretto, è stato sfortunato. E Riccardo Patrese si porta al comando della corsa” (Mario Poltronieri, RAI)

A tre giri dalla fine, Prost picchia duramente: gli è fatale un aquaplaning subito prima della chicane del tunnel. Di qui, la sorte inizia a divertirsi come mai nella storia. Va in testa Patrese, che però si gira alla Mirabeau sull’olio perso dal cambio della Williams numero 5, quella di Daly. Quella del padovano è un’evoluzione al rallenty: la Brabham rimane accesa, e i commissari devono rimuoverla da una zona pericolosa. Mentre Patrese perde secondi preziosi, davanti succede di tutto. Un thriller di Hitchkock condensato in meno di due minuti. Primo passa Pironi, ma il tunnel inghiotte la sua Ferrari e lascia il francese con la batteria a terra. De Cesaris finisce la benzina, lasciando anch’egli la testa. Gli speaker non sanno più cosa dire; ai box Lotus, Chapman perde il consueto aplomb e si sbraccia come un forsennato, pensando che Mansell e De Angelis possano realizzare una clamorosa doppietta. Passa Daly sulla Williams, ma le telecamere lo inquadrano pochi istanti dopo senza l’alettone posteriore: K.O. anche lui. L’irlandese concluderà la carriera in Formula 1 quello stesso anno senza nemmeno un podio; Pironi si infortunerà gravemente a Hockenheim, mentre De Cesaris conquisterà podi ma non vittorie fino al ’94, anno del ritiro. Nel frattempo, la pallina gira sulla roulette di Monaco. E non vuole più fermarsi.

 

“Ma chi vincerà Montecarlo? Potrebbe vincerlo De Angelis, se la classifica è quella giusta. Aspettiamo di avere le immagini” (Mario Poltronieri, RAI)

Prost è sconsolato spettatore del Gran Premio: si ferma dietro un guard rail e segue l’ultima tornata scalzo. La pioggia è quella di un noioso novembre, ma la temperatura ai box e in pista è degna di un esodo ferragostano. Patrese sfila la Ferrari di Pironi (che ha il muso danneggiato in virtù di un precedente contatto con la Lotus di De Angelis), l’Alfa di De Cesaris e intravvede la Williams di Daly ferma. Si avvia al traguardo lentamente, recriminando per l’occasione persa. La comunicazione col box è riservata ai cartelli, non certo alla radio: per il padovano non c’è modo di sapere che il suo è una sorta di giro d’onore anticipato. L’incognita sembra legata alla posizione delle Lotus: Montecarlo si decide con il pallottoliere e il carro attrezzi, più che con il cronometro. “Arrivo ai box – ricorderà Patrese dopo vari anni – e vedo che attorno a me c’è molto entusiasmo. Un commissario mi dice di andare di fronte al palco. Ma quale palco? Al briefing della mattina ci hanno detto che sul palco ci va solo il vincitore!”. “Ma scusate, chi è che ha vinto?”, chiede Patrese al team. “Tu!”, è la risposta all’unisono.

“Dopo 71 corse, a MC dove aveva debuttato nel ’77, Riccardo Patrese, un veterano della nostra pattuglia, si dovrebbe essere aggiudicato la corsa” (Mario Poltronieri, RAI)

I commissari mettono ordine nella classifica: primo è Patrese, secondo Pironi e terzo De Cesaris. Il secondo e il terzo, ritirati ma classificati. Ai box Ferrari il ritiro di Pironi non è di quelli destinati a destare sconforto: il ricordo di Gilles è vivo. E, forse, fin troppo facile trovare nel controverso francese il capro espiatorio. Chapman manda sul podio De Angelis, ma il romano si ferma due gradini più sotto. Glielo spiegano i commissari davanti al palco. Sesto è Daly, classificato a due giri: fino a cinque chilometri dal traguardo, era lui il vincitore virtuale.

“Ebbene noi siamo in questa situazione ridicola in cui siamo tutti seduti sulla linea del traguardo in attesa dell’arrivo di un vincitore e non ci sembra di averne uno!” (James Hunt, BBC)

Col senno di poi, il vincitore arriva. Stappa champagne e, per festeggiare, sceglie il luogo dove ha debuttato cinque anni prima, nel ’77. Le nuvole rischiarano beffarde il clima di uno dei Gran Premi più pazzi di sempre. La pallina è ferma. Al tavolo da gioco di Montecarlo è uscito il 2.