Prova FIAT Freemont Cross

FIAT Freemont: dall’anonimato a stelle e strisce al successo europeo. Abbandona il marchio Dodge e il nome Journey, si rifà il trucco e diventa protagonista nelle vendite tra i crossover, un successo inatteso? Forse no.

Quanti ricordano la Dodge Journey? Sicuramente non tutti per non dire quasi nessuno, vettura passata nel quasi totale anonimato attraverso le fitte spire di un mercato, quello italiano in primis, che inghiotte senza masticare vetture prive di carattere. E così è stato per il “povero” crossover americano costruito in Messico, letteralmente bevuto come bicchier d’acqua fresca. In FIAT però hanno visto lungo e sono riusciti a trasformare l’eredità pesante di una vettura dal successo discutibile nel trampolino di lancio per creare un successo. Che ci si creda o no è sufficiente aguzzare la vista per accorgersi che nelle grosse metropoli, Milano ne è invasa, la Freemont di FIAT ci sguazza in ogni strada e incontrarne diverse nell’arco della giornata è più facile del previsto.LIVEChe cosa cambia rispetto alla Journey? Fuori quanto basta con una nuova mascherina, il logo di FIAT è ora ben visibile sul muso, ma soprattutto tanto all’interno dell’abitacolo. Anche il telaio e le regolazioni delle sospensioni sono stati radicalmente rivisti per offrire una guida più consona al mercato europeo e allo stile più “dinamico” dei nostri driver. Nel 2014 debutta anche il quinto allestimento definito Cross, quello della nostra prova, che va a completare una gamma che parte dalla versione base per arrivare alla Park Avenue. Anche le motorizzazioni lasciano chiaramente intendere che la provenienza di Freemont sia americana.In cima alla lista dei motori un robusto V6 da 3.600 cc e 280 cavalli a trazione integrale che sposa perfettamente l’indole di questo crossover. Ovviamente è però il motore da due litri Multijet a gasolio da 170 cavalli – quello della nostra Cross – quello più vicino alle reali necessità del mercato. Peccato che la massa e la trazione integrale permanente AWD, nonostante il buon valore di coppia di 350 Nm, penalizzino la voce consumi che solo a velocità autostradale e costante riescono a fare meglio dei 10 km/litro.All’interno dell’abitacolo, spazio e un valore di comfort più che buono. L’insonorizzazione valida permette di percepire solo in parte la voce del motore diesel; partendo al semaforo decibel e vibrazioni ci sono, mossi però i primi metri e lasciando al cambio automatico la possibilità di snocciolare marce rapidamente il percepito all’interno si fa ovattato e di buona qualità. Buono lo spazio interno dicevamo: cinque ospiti più due in “piccionaia”. Più che buono se invece quell’area è destinata al carico bagaglio. Aprendo il portellone si ha accesso a un’area quadrata funzionale e ampia capace di ospitare e stivare bagagli ben oltre le aspettative.Discreta è invece la percezione dei materiali della plancia e i rivestimenti delle portiere. Da una vettura american style com’è oggi la Freemont ci saremmo aspettati qualcosa in più soprattutto perché l’estetica della Cross, che è un buon mix di sportività ed eleganza, lascia presagire dettagli curati che dovrebbero andare oltre la semplice pelle dei sedili. Prezzo 37.850 euro.DRIVECerchi da 19 pollici, protezione carrozzeria color alluminio, base nera e vernice rossa identificano perfettamente il concetto di “musclecar”. Bella fuori. Freemont Cross mixa il piacere di guida su lunga distanza, comodità e carattere robusto. Non nego che il test della Crossover italiana è la risultante di una settimana di viaggio ininterrotta tra le alpi bellunesi con annesso shooting fotografico sulla neve a -9°, strade innevate per arrivare a toccare la Costa Azzurra sotto una fastidiosa quanto insistente pioggia. Quasi 3mila chilometri percorsi tutti d’un fiato ma soprattutto con il sorriso sulle labbra: mai ho desiderato niente di meglio.Gomme invernali calzate sui cerchi bruniti offrono un buon grip e il giusto controllo anche su neve fresca e strade poco battute. Disattivato il controllo di trazione si può ottenere anche qualcosa di più che una semplice arrampicata su una ripida salita. La trazione integrale ripartisce correttamente e permette di avere sempre sotto controllo il grip di ogni ruota. Bisogna sempre ricordarsi che si stanno portando al “pascolo” 1.800 kg e che l’inerzia è una forza con cui fare sempre i conti ma anche osando un po’ con acceleratore e sterzo mai abbiamo avuto la sensazione di essere sopra le righe.Analoga condizione si rileva percorrendo tratti autostradali dove oltretutto emerge la vera indole da passista della Freemont e del motore Multijet da 170 cavalli con cambio automatico. Cosa le riesce particolarmente bene? Veleggiare! Impostare una velocità di crociera e mantenerla per chilometri qualsiasi sia il fondo stradale, qualsiasi sia la latitudine. E’ qui che si gode il suo lato migliore e non potrebbe essere altrimenti. Cresciuta divorando hamburger e highway Freemont accetta più volentieri il ritmo imposto dal cruise control che non i continui sorpassi delle autostrade italiane ed è facile capire il perché.Questo motore ha la responsabilità di portare a spasso una massa “ingombrante” e non è raro che il cambio automatico scelga di viaggiare con rapporti corti e regimi di rotazione alti compensando con la potenza pura quello che non può fare la coppia. È una condizione che si presenta prevalentemente in città e nella guida sportiva e anche scegliendo di gestire autonomamente la cloche come cambio sequenziale non si fa molto meglio e più che mai si torna a discutere della voce consumi. Probabilmente quel V6 benzina sarebbe la chiave di volta di un progetto che secondo noi è nato sotto una buona stella ma che combatte, almeno in Italia, con il costo carburante notevolmente alto rispetto al classico gallone from USA.