Prova Hyundai Veloster

140 cavalli, 201 km/h e uno zero cento inferiore ai 10 secondi. La Hyundai Veloster è una coupé sorprendente: tre porte, quattro posti, accogliente e sportiva al punto giusto

29 ottobre 2012 - 18:10

LIVE

Non c’è un chiaro significato nell’etimologia nel nome Veloster, che porta a battesimo l’ultima Hyundai coupé, ma sicuramente non lascia dubbi sulla sua attitudine sportiva. Non è la prima volta che la Casa coreana si cimenta in questo settore, molti ricorderanno il primo e fortunato tentativo della Coupé nata a cavallo degli anni ’90, ma questo nuovo modello è tutta un’altra cosa.

Il nuovo corso costruttivo di Hyundai ha fatto crescere rapidamente i numeri di vendita perché tutti i prodotti presentati nell’ultimo periodo, non sono solo oggettivamente belli, ma sono soprattutto ben realizzati. Che ci crediate o no molti concorrenti europei tengono sempre più in considerazione i prodotti provenienti dal Far East. In più con Veloster Hyundai ha volute trasgredire le regole base del mondo coupé che geneticamente prevede due sole porte e quattro posti nell’abitacolo; qui di porte ce ne sono tre: la singola dal lato di guida e due sul lato destro.

L’idea delle porte dispari non è una novità di queste ore, alcune case si erano già cimentate in questo direzione applicandole a veicoli da trasporto leggero o per famiglie allargate. La domanda dunque nasce spontanea: perché un progetto così?

Ce lo siamo chiesti anche noi e in fondo la risposta è arrivata naturalmente dopo esserci accomodati sul divano posteriore. Da che le coupé esistono non hanno mai goduto di grande fama alla voce passeggeri posteriori, non solo per l’effettivo spazio a loro dedicato ma spesso per la difficoltà nell’accedere ai posti in seconda fila. Con Veloster non servono quindi contorsionisti provetti ma è sufficiente aprire la piccola portiera posteriore che dà facile accesso ai famosi posti +2.

Dentro l’abitacolo, facilmente accessibile nonostante sia molto vicina a terra, ci sono sedili avvolgenti e sportivi eppure confortevoli; lo spazio per guidatore e primo passeggero è abbondante e concepito per sopportare lunghi viaggi. Il taglio sportivo della strumentazione del tunnel centrale però ricorda che vuole essere prima di tutto sportiva: i due grossi elementi digitali con illuminazione azzurra convivono con un piccolo display che indica medie e consumi e uno grosso schermo centrale che racchiude tutte le funzioni multimediali comprese il sistema Bluetooth dedicato al mondo degli smartphone.

Ci sentiamo di criticare il design eccessivamente futuristico della plancia di comando, troppo barocco per una vettura che per sportività intrinseca dovrebbe essere più essenziale. Il motore è un classico millesei benzina sedici valvole con fasatura variabile CVVT che eroga 140 cavalli e 167 Nm di coppia a 4.850 giri/min dichiarati. La cavalleria serve a spingere i quasi 1.300 kg ad una velocità massima di 201 km/h e spuntare lo zero-cento in 9,7 secondi.

Chiaramente i dati della scheda tecnica ci fanno capire che la Veloster è un matrimonio ben riuscito tra una coupé e una berlina perché le prestazioni non sono allineate all’immagine e in effetti convince più esteticamente che a livello di prestazioni.  Ma era un’ipotesi che avevamo messo in conto perché il suo motore ha un’attitudine più civile di quanto si pensi; se invogliato a girare nella zona calda del contagiri la potenza si sente ed è accompagnata da un bel sound allo scarico ma altrimenti il principio di base è quello di consumare poco ed offrire una bella dose di confort e silenziosità di marcia.

I consumi rilevati nel percorso combinato difficilmente sono scesi sotto la soglia dei 13 km/litro un dato che ribadisce la sua attitudine di coupé addomesticata.

A conferma di quanto scritto aggiungiamo che il quattro cilindri è così ben bilanciato che fermi al semaforo si ha la netta sensazione che il motore sia spento, solo la lancetta del contagiri sussulta appena e ci fa capire che è acceso.

DRIVE

Volante, cambio e comandi della pedaliera sono morbidi da azionare il che rende la guida ancora più divertente, non si ha mai la sensazione di dover combattere con lo sterzo per impostare una curva o fare attenzione con la leva del cambio quando si imposta una frenata decisa.  La Veloster è accondiscendente, rolla poco nei cambi di direzione e non beccheggia quando si accelera o si frena in modo deciso; bisogno riconoscere che, pur non avendo un assetto sospensioni particolarmente aggressivo, il comportamento è sempre molto sincero.

Se analizziamo questa coupé, ricordandoci che è una buona berlina, non dobbiamo stupirci del fatto che le sospensioni posteriori lavorino prevalentemente di molla e sono poco frenate idraulicamente; è una soluzione razionale e concepita per rendere meno disagevole la permanenza nei posti. La coupé si rivela anche una ottima compagna per i pendolari del weekend; citiamo un caso a noi vicino che ogni weekend copre il tragitto Milano-Roma-Milano a pieno carico sia nell’abitacolo sia nel bagagliaio e francamente nessuno degli ospiti ha mai lamentato alcun disagio lungo la tratta del fine settimana.

La Veloster si conferma una piacevole alternativa ai canonici tre volumi delle berline moderne ormai omologate e spesso irriconoscibili nel fitto traffico metropolitano. Di sicuro con questa “due porte più una” non si passa inosservati e questo già depone a suo favore non tanto per la porta in più quanto per il suo cofano lungo e la coda cicciotta e muscolosa con lo scarico sdoppiato centrale posizionato basso e vicino all’asfalto.

Tiriamo le conclusioni evidenziando che Veloster avrebbe bisogno di una bella dose di amminoacidi ramificati per  gonfiare i muscoli nel modo giusto. Vero è che in questo periodo Hyundai non si è di certo adagiata sugli allori; è infatti stato ufficializzato l’arrivo imminente di una versione da 1.600 centimetri cubi sovralimentato con un turbo che dovrebbe elevare le prestazioni  a quota 200 cavalli.

Se le prestazioni non sono al top il prezzo invece è da pole position. Si parte dai 22.100 euro per la versione confort della 1.600 GDI equipaggiato con cambio meccanico a sei rapporti fino ai 25.190 euro della versione Sport con cambio sequenziale e palette al volante DCT. Possiamo dire che avendo di serie praticamente tutto compresi i cinque anni di garanzia Hyundai a chilometraggio illimitato non si debba chiedere niente di più se non l’indirizzo della concessionaria più vicina.

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