Prova Jaguar XF 3.0d V6

Berlina dalle due anime, con quella sportiva che tende a prendere il sopravvento, la nuova XF è un mix di classe, stile e piacere di guida. A bordo c'è tanta elettronica, che però non ridimensiona le emozioni. Il prezzo, in linea con le concorrenti, parte da 44.200 euro

5 aprile 2016 - 16:04

Presentata nel 2007, la XF è stata un modello rivoluzionario per Jaguar, perché l’ha risvegliata dall’oblio di nobile decaduta. A oggi è l’auto di maggior successo della Casa inglese. Giunta alla seconda generazione si pone fra la berlina compatta XE e la berlina di lusso XJ, in un segmento che definire impegnativo è poco. Tanto per capirci se la deve vedere con BMW Serie 5, Audi A6 e Mercedes Classe E… Nella manica, però, ha qualche carta che può essere ben giocata. A cominciare dal blasone – classe e stile non si discutono, anche se l’effetto che fa oggi il badge con il giaguaro non è forte come in passato -, e dagli spunti tecnologici alla base del nuovo progetto XF. Su tutti quelli che riguardano telaio e sospensioni, principali responsabili delle caratteristiche dinamiche. Alluminio in gran quantità, per architettura e sovrastrutture, che si traduce in un risparmio di peso di ben 190 kg rispetto alla versione precedente, il che significa migliori prestazioni, maggior precisione, minori consumi ed emissioni. Nella versione da 163 cv con cambio manuale, Jaguar dichiara emissioni di CO2 pari a 104 g/km e presenta la XF come il più leggero ed efficiente modello Diesel non ibrido del segmento.

In quanto a sospensioni Jaguar ha scelto di utilizzare all’avantreno una sofisticata configurazione a doppio braccio oscillante (di derivazione F-Type), abbinata al retrotreno al sistema Integral Link, che assicura rigidità laterale e longitudinale calibrate in modo indipendente. Questa soluzione, che sposa una distribuzione dei pesi prossima al 50/50, è stata decisa con lo scopo di garantire agilità e comportamento da sportiva senza penalizzare il comfort di marcia. Anche la presenza del servosterzo elettrico è da leggere in quest’ottica, oltre a considerare che l’EPAS consente funzioni quali la compensazione dell’angolo di campanatura e sistemi di aiuto alla guida, come il controllo di mantenimento della carreggiata, il monitoraggio delle condizioni del guidatore e l’assistenza al parcheggio.

Se telaio e sospensioni sono responsabili delle caratteristiche dinamiche della XF, è il motore a determinarne il carattere. Sotto il cofano della “nostra” c’è quello che probabilmente meglio si sposa con questa Jaguar, ossia il Diesel 3 litri V6 biturbo con cambio automatico a otto rapporti. Apprezzato per la sua combinazione di potenza e coppia elevate, la ridotta sete di carburante e l’ottima fluidità, mantiene la stessa cilindrata di 2.993 cc del precedente, ma le modifiche all’iniezione e al sistema di sovralimentazione incrementano la resa da 275 cv e 600 Nm a 300 cv e 700 Nm e lo rendono il più raffinato di sempre. La nuova XF accelera da 0 a 100 km/h in 6,2 secondi, con un consumo dichiarato di 5,5 litri ogni 100 km ed emissioni di 144 g/km di CO2 nel ciclo combinato.

Il cambio automatico ZF a otto velocità, comandato dal consueto selettore rotante e dai paddle al volante, è controllato da una centralina di trasmissione che monitora gli stili di guida e adatta di conseguenza gli schemi di cambiata. L’ECU è collegato in rete con il Jaguar Drive Control, che offre 4 modalità di guida (Standard, Eco, Dynamic, Rain/Ice/Snow), ognuna con precise modifiche della mappatura dello sterzo, della risposta dell’acceleratore e dei cambi marcia. Se la modalità Eco imposta una guida più parsimoniosa, agli antipodi c’è la Dynamic, che rende più rapida la risposta dell’acceleratore, mantiene i rapporti bassi più a lungo e migliora la correzione dello sterzo. Selezionando la modalità Rain/Ice/Snow, il sistema addolcisce la risposta dell’acceleratore e distribuisce la trazione in modo più graduale.

Sotto il vestito abbiamo sbirciato, ora soffermiamoci sull’abito e gli accessori. Personalmente trovo la parte posteriore della FX meno espressiva rispetto al frontale, aggressivo e riconoscibile. Comunque niente sorprese: tutto è come ci si aspetta da una Jaguar. Materiali, finiture, comfort, insonorizzazione sono all’altezza della tradizione. Ci sono chicche molto scenografiche e funzionali, come le luci ambiente che si accendono a sfioro e la regolazione elettrica del volante, o più scenografiche che realmente utili, come le bocchette di aerazione che si chiudono una volta spenta l’auto. Se vogliamo trovare il pelo nell’uovo si può muovere un appunto al volante, o meglio alla fattura del piantone, dalle plastiche un po’ sottotono sia alla vista sia al tatto. L’abitabilità, già apprezzabile, è stata ulteriormente migliorata per i passeggeri posteriori, che hanno guadagnato oltre un paio di centimetri di spazio per le gambe e la testa senza sacrificare (anzi, migliorandolo…) il Cx dell’auto, ora pari a 0,26.

La nuova gamma XF è declinata nelle versioni Pure, Prestige, R-Sport, Portfolio e S, con prezzi a partire da 44.220 euro e motorizzazioni in grado di soddisfare un ampio ventaglio di clienti: dal 2,0 litri Diesel Ingenium nelle versioni da 163 cv/380Nm e 180 cv/430Nm (offerti con cambio manuale a sei rapporti oppure automatico ZF a otto rapporti) al 3,0 litri V6 Diesel biturbo, con cambio automatico, da 300 cv/700 Nm, al 3,0 litri V6 benzina sovralimentato, con cambio automatico,  nelle versioni da 340 cv/450 Nm e 380 CV/450 Nm, disponibili anche con trazione integrale.

(foto Simon Palfrader/RED)

Era un po’ di tempo che non mettevo le mani sul volante di una Jaguar e quando è arrivata in redazione la XF ho fatto fatica a simulare indifferenza perché, non si offendano XE e XJ, è la berlina che più mi piace di quelle che escono dai cancelli di Coventry (anche sa la nuova XF è costruita nello stabilimento Jaguar Land Rover di Castle Bromwich).

Non le manca nulla per giocarsela alla pari con le più agguerrite concorrenti del segmento (Audi A6, BMW Serie 5 e Mercedes Classe E), rispetto alle quali rappresenta una eccellente alternativa, considerando comunque che terrà un po’ meno il valore dell’usato. In questa versione, ossia 3 litri Diesel da 300 cv, rappresenta la scelta migliore per rapporto fra piacere di guida ed efficienza. Il dato più interessante e quello che, all’atto pratico, si traduce in gusto al volante è però quello della coppia, ossia i 700 Nm a 2.000 giri, che rappresentano il valore più brillante della categoria.

Accolto nel morbido (che non significa cedevole) sedile sportivo e coccolato da un raffinato abitacolo risulta difficile restare insensibile alle tentazioni innescate dal sound del motore e alla risposta del gas… Il piede destro si appesantisce e le dita si appoggiano sui paddle dietro il volante. Il connubio motore-telaio è notevole, la potenza è tanta ma soprattutto l’erogazione ha una schiena che comincia molto in basso e sale decisa insieme ai giri del motore. La XF è precisa e stabile, piantata sull’asfalto quando si affrontano le ampie e veloci curve di una superstrada e capace di disimpegnarsi senza affanno quando la carreggiata si restringe e le curve si trasformano in tornanti ravvicinati. Il motore è ben coadiuvato dall’elettronica, che interviene in modo non invasivo e che si può comunque escludere per divertirsi a far fumare le gomme e sciogliere le briglie al posteriore.

A proposito di elettronica, i quattro driving mode sono delle vere e proprie mappature che agiscono (in modo percepibile) su diverse variabili come velocità e regime delle cambiate, risposta dello sterzo, dinamicità del “kickdown” e assetto, dando la possibilità di ottimizzare il comportamento in base alle condizioni ambientali e ai propri capricci. La XF si può guidare in modo aggressivo, senza risparmiare sulle scalate, consumando i paddle e tirando le marce corte, oppure stressando meno il cambio e sfruttando l’elasticità e la grande coppia del 6 cilindri biturbo, che si richiama in modo immediato affondando il piede.

Il cambio automatico ZF a otto marce – il cui selettore rotante è una soluzione che non trovo pratica – è ben accordato con il motore: gli innesti sono molto veloci, anche giocando con le palette, a tutto vantaggio della fluidità di marcia. Fluidità che si deve anche all’efficacia delle sospensioni e che è una delle caratteristiche che concorrono al grande comfort di questa berlina (che non è solo sportiva), fatto anche di silenzio, di un sistema di infotainment e assistenza alla guida di ottimo livello, senza contare la messe di accessori e pacchetti ai quali solo la solidità economica del driver può mettere un limite. La nostra, già nella versione più ricca Portfolio, era equipaggiata con una lunga lista di optional che hanno reso ancora più piacevole la vita a bordo fra cui Head-Up Display (HUD), che con tecnologia laser proietta informazioni sul parabrezza, fari adattivi full LED, impianto audio Meridian Sound System e Advanced Parking Assist.

Che il giaguaro fosse tornato a ruggire ce n’eravamo già accorti, ma questa nuova XF lo fa ancora più forte e, se avesse le forme di una station wagon, spaventerebbe anche il re della jungla.

(foto Simon Palfrader/RED)

 

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