Prova Mazda 2 1.5 Skyactiv-G

Al volante della nuova Mazda 2, la giapponese di segmento B con ambizioni da grande

24 novembre 2015 - 19:11

Il mondo è pieno di auto: per distinguersi occorre fare qualcosa di diverso. Facile a dirsi, un po’ meno a farsi, soprattutto sei un marchio generalista come Mazda. Eppure l’azienda di Hiroshima sta riuscendo nell’intento. Le Mazda di ultima generazione sono fuori dal coro, differenti per il design che segue una propria filosofia battezzata Kodo, differenti per alcune scelte tecniche che vedremo a breve. La nuova Mazda 2 porta queste “differenze” anche nel segmento B, e come contorno aggiunge una dotazione “da secchiona” che poche altre vetture del segmento possono vantare, come i fari full LED o l’head up display, roba da grande!!

Dotazione premium? Quando a citare l’argomento sono marchi generalisti passare per arroganti è un attimo. Ma con questa “2” la parola non stona. Rispetto alla precedente Mazda 2 questa è nuova, tutta nuova. Non è, infatti, solo questione di look o di finiture: a cambiare sono le misure vitali dell’auto. 80 (mm) è la misura di cui arretrano i montanti anteriori e avanza l’assale anteriore. Tutto a beneficio dello spazio interno, visto che l’avanzamento dell’assale provoca un paritetico allungamento del passo. 14 sono i centimetri di allungamento della nuova piccola Mazda, per un totale di 406 cm.

“Quello che non c’è non si rompe” recita un vecchio adagio che su Mazda 2 potremmo aggiornare così: “Quello che non pesa a consumare meno e guidare meglio”. Gli ingegneri giapponesi sono stati presi dalla “grammomania” e hanno lavorato sodo, con il risultato che, pur essendo cresciuta di dimensioni e disponendo della scocca irrigidita del 22%, la Mazda 2 pesa come prima, attorno ai 1.000 kg, con differenze minime in base al motore.

E i motori, appunto? Rientrano nelle scelte “originali” che citavamo all’inizio. Tutti tagliano cilindri e cilindrata, e si affidano al soffio del turbocompressore? Qui sotto al cofano troverete una nuova famiglia di motori Euro 6 battezzati Skyactiv-G: 4 cilindri aspirati e con altissimo rapporto di compressione (14:1, un record) con potenze di 75, 90 e 115 cv. Potenza quest’ultima che consente a Mazda 2 di scendere sotto i 9 secondi nello 0-100 km/h e di passare ampiamente i 200 km orari (207 per l’esattezza). 9,4 secondi e 187 km/h sono i numeri della Mazda 2 90 cv protagonista della prova, dotata per l’occasione di cambio manuale a 5 marce. Volendo, comunque, sul motore 90 cv potrete avere anche il cambio automatico a 6 rapporti. Atteso ma non ancora arrivato il Diesel Skyactiv-D da 105 cv.

Come dicevamo la parola premium non stona a bordo di Mazda 2 e a confermarlo c’è il ricco carnet di sistemi di sicurezza. Un po’ di sigle? Blind Spot Monitoring per il controllo dell’angolo cieco; Rear Cross Traffic Alert che avvisa del traffico alle spalle quando fate retromarcia; Smart City Brake Support, ossia la frenata automatica tra i 4 e i 30 km/h; Lane Departure Warning System per avvisare del cambio di carreggiata. Presenti all’appello anche gli abbaglianti automatici e l’assistenza nelle partenze in salita. Quasi tutto compreso nel prezzo che per la Mazda 2 1.5 Skyactive G Exceed 90 cv è fissato in 17.800 euro, a cui vanno aggiunti 550 euro di vernice metallizzata e 600 euro del Rear Cross Track Alert che comprende gli abbaglianti automatici.

Ho fatto un test. Ho pubblicato sul mio profilo Facebook una foto ravvicinata di un paio di particolari dell’abitacolo della Mazda 2, chiedendo di che nazionalità fosse l’auto in questione. Di tutti quelli che hanno risposto, solo i possessori di Mazda (che evidentemente conoscono bene le loro auto) hanno indovinato. Per tutti gli altri quelle foto appartenevano indubbiamente a un’auto tedesca.

Questo a sottolineare quanto sia complicato per marchi un po’ meno “mediatici” qual è Mazda scardinare certi preconcetti. Era solo un gioco, utile per capire i passi avanti nella tecnologia e nella cura del dettaglio che Mazda – che peraltro ha sempre curato la qualità – ha compiuto in questi anni. Sì, la Mazda 2 è stata per me una sorpresa: lo è stata per come accoglie a bordo, per come si guida. Gli otto centimetri di passo in più si godono soprattutto sedendosi nei due posti anteriori, che offrono parecchio spazio. I posti posteriori e lo spazio dedicato ai bagagli (280 litri), invece, sono simili al modello precedente.

Con l’allestimento Exceed la Mazda 2 è una vera e propria piccola ammiraglia: qualcuno si è permesso un sorriso malizioso quando Mazda ha dichiarato di ambire al mondo delle piccole auto premium con la nuova 2, ma una volta a bordo della versione più ricca non di può che confermare che l’obiettivo è stato raggiunto.

Non manca niente, la cura del dettaglio è altissima, e per i malati di tecnologia il sistema di infotainment regge il passo per qualità e funzionalità (pulitissimo il display da 7 pollici, tutto si comanda con il joystick nella consolle centrale, ricorda qualcosa?) con i migliori sul mercato. Chi volesse può scegliere l’Head Up Display.

Come già detto, contrariamente a quasi tutti i concorrenti Mazda ha scelto una strada tecnica originale. Non ha perso per strada un cilindro, non ha pompato il motore con il turbocompressore, ma ha scelto di tenere sotto al cofano un quattro cilindri in linea da 1.500 cc aspirato, che riesce senza troppa fatica a non far rimpiangere le diffuse soluzioni sovralimentate.

Buona la coppia (anche se ai bassi qualche turbo fa un po’ meglio), convincenti le prestazioni, ottimi l’allungo e i consumi, che restano confinati attorno ai 6 litri per 100 km nell’utilizzo normale. Risultato ottenuto grazie alla disponibilità di coppia del motore, che spinge bene anche quando non gli si tira il collo e consente di usare rapporti piuttosto lunghi, oltre che per merito dei dispositivi Stop&Start (i-Stop) e di recupero dell’energia in frenata (i-Cloop). Il risultato è un’auto che si guida molto bene, con uno sterzo diretto, un cambio “da Mazda” – quindi perfetto – e un ottimo assetto, per un’auto moderatamente sportiva e silenziosa quando si allungano i chilometri in autostrada. Quando scendi non hai l’impressione di aver guidato una “piccola”. E il sorriso diventa di soddisfazione.

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