Prova Mazda2 1,5L 90 cv

30 novembre 2018 - 16:11

 LIVE 
“Jinba ittai” è un modo di dire che i Giapponesi utilizzano per indicare una condizione di equilibrio perfetto. Di solito si riferisce al rapporto cavaliere/cavallo ma nel caso di Mazda sta a indicare il rapporto perfetto tra l’auto e il suo guidatore, un rapporto che si fonda sul piacere di guida in tutte le sue sfaccettature: dalla posizione dei comandi al peso dello sterzo, all’equilibrio del telaio…
DESIGN KODO ANCHE PER LA PICCOLA
Lo stile della Mazda2 richiamano subito quel family feeling che accomuna tutte le nuove Mazda. Linee nette ma sinuose, per un look muscoloso e ricco di carattere, figlie della filosofia di design che vuole ogni auto plasmata a mano in argilla, a grandezza naturale, prima di trasformarsi in metallo e, infine, essere ingegnerizzata.

Questo metodo ha permesso di ottimizzare gli ingombri e il rapporto fra volume esterno e spazio interno, con un approccio simile a quello su cui si basa la tecnica del bonsai, ossia la creazione di miniature perfette, che permette agli ingegneri Mazda di definire la piccola 2 come un’ammiraglia di 4 metri, capace di racchiudere peculiarità tipiche di automobili dei segmenti C e D. I tecnici assicurano che nulla è lasciato al caso. Un esempio? La posizione della leva del cambio: a seconda che si trovi più avanti o più indietro, determinerà quali muscoli si utilizzano per muoverla. Ecco perché si sono scervellati per allineare l’assetto di guida, con il corpo del guidatore in perfetta linea con i talloni, in una posizione simmetrica al massimo per non sollecitare il fisico durante i lunghi percorsi.

C’È TUTTO O QUASI
Il DNA da “grande” si nota anche nelle dotazioni, che contano su un sistema evoluto di connettività e intrattenimento, sulle dotazioni di sicurezza attiva del sistema i-Activsense e la tecnologia di controllo del motore G-Vectoring.
La nostra Mazda2 è allestita in versione Evolve Comfort, ossia dotata di cerchi in lega da 15″, sensori di parcheggio posteriori, fendinebbia a LED, vetri scuri e antenna shark fin (il cosiddetto Comfort Pack, altrimenti disponibile a 400 euro) e completata dal Connectivity Pack (display a colori da 7″ con grafica TFT, HMI commander, 2 ingressi USB, 6 altoparlanti, a 800 euro).
MOTORI E PRESTAZIONI
Solo propulsori a benzina Euro 6 per la Mazda2, con cilindrata di 1,5 litri comune alle tre versioni, ma cavalleria diversificata: 75 cv, 90 cv (la nostra) e 115 cv. Notevoli, come di consueto, i rapporti di compressione di questi motori, fra i più alti in assoluto (da 13,0:1 a 14.0:1 per il 115 cv). Il cambio è manuale a 5 marce sulle versioni Essence ed Evolve e manuale o automatico a 6 marce sulla versione più esclusiva Exceed.
I consumi, dichiarati, variano fra i 4,9 e i 5,4 l/100 km, valori di tutto rispetto ottenuti grazie alla tecnologia Skyactive, che guida lo sviluppo dei propulsori verso la massimizzazione dell’efficienza senza sacrificarne le prestazioni.

QUANTO COSTA?
I prezzi partono da 14.050 euro per la Essence da 75 cv e raggiungono i 20.700 euro per la Exceed da 115 cv con cambio automatico. La Evolve della nostra prova costa 15.500 euro a cui bisogna sommare 850 euro per la verniciatura Premium Soul Red Crystal, 400 euro del pacchetto Comfort e 800 euro del pacchetto Connectivity.
 DRIVE 

Erano forse trent’anni che non andavo “a fare un giro in macchina”. L’ultima volta credo sia stata a Lugano, con i miei genitori e mio fratello, passando dal Gaggiolo per fare il pieno e acquistare dadi, cioccolato e banane (perché poi comperavamo le banane in Svizzera non l’ho mai capito…).
Beh, mi è capitato lo scorso weekend. Il programma ufficiale era in realtà pedalare verso il Ghisallo, ma la pioggia e la pigrizia mi hanno fatto cambiare idea. Così mi sono messo al volante della rossa Mazda e, ispirato dai colori dell’Autunno, mi sono concentrato per percepire il Jinba Ittai.
BELLA FUORI, E DENTRO?
Ben poco da eccepire sugli interni della Mazda2, senza però dimenticare che ci si trova al volante di un’auto da oltre diciassettemila euro, dunque sono poco disposto a fare concessioni al livello dei materiali e alla sensazione di qualità percepita: le rifiniture sono accurate ma un po’ stridono le plastiche sul bracciolo, la cappelliera e l’imbottitura dei sedili (se si tasta la parte posteriore dello schienale, si sentono le molle); in compenso mi è piaciuto molto il volante sia per dimensioni sia per feeling.
I comandi sono tutti a portata di mano, essenziali ma pratici; di livello anche il sistema di infotainment (la nostra Mazda2 era dotata del pacchetto Connectivity) con il grande display da 7″ e l’Apple Car Play. e ho apprezzato l’abitabilità, intesa sia come spazio sia come comfort, anche con riguardo al divano posteriore, che offre anche a un lungagnone sufficiente spazio per non strusciare le ginocchia contro i sedili, sebbene la testa sfiori il tetto.
Discreta la capienza del bagagliaio (sono poche le intrusioni però la sponda è piuttosto alta) nel quale, ripiegati gli schienali posteriori, sono riuscito a incastrare due bici da strada. Dopo aver smontato le ruote, certo…

ALLA RICERCA DELL’EQUILIBRIO
Da casa fino a Bellagio, valicando il Ghisallo. Un tragitto che presenta praticamente tutte le situazioni con cui un’auto si deve misurare: città, autostrada, strade extraurbane e stretti tornanti; in più, aggiungetevi un asfalto bagnato e avrete il miglior banco di prova che si possa trovare.
La città è senza dubbio l’habitat naturale della Mazda2 e qui le sue dimensioni contenute, la leggerezza (siamo di poco sopra i 1.000 kg), lo sterzo fanno sì che non si possa fare a meno di apprezzarla. Quando finiscono le case e la strada si fa dritta, larga e veloce, sono la silenziosità dell’abitacolo e il comfort generale a venire a galla. Il motore non è un fulmine di guerra e i 90 cv con 148 Nm per 1,5 litri sono in effetti valori poco esaltanti, però la Mazda2 non nasce per fare la sportiva.
E così, cominciata la salita che da Erba porta a Magreglio ossia il lato più dolce da cui scalare il Ghisallo, ho evitato di cercare emozioni di guida, accontentandomi di quelle naturalistiche. Se il motore ha rivelato una certa vuotezza ai bassi, il cambio ha invece confermato le sensazioni trasmesse fino ad ora: precisione e secchezza (che, voglio chiarire, non significa durezza e non ha accezione negativa).
Lo stesso vale per lo sterzo, preciso, e per il bilanciamento complessivo dell’auto, apprezzato soprattutto dopo la sosta contemplativa al belvedere Romeo, davanti alle Grigne e alla cornice delle montagne che accompagnano il Lario fino in Valtellina, quando è cominciata la discesa verso Bellagio. La Mazda2 entra bene in curva, la conduce con rigore e non paga rollii o inerzie; volendo alzare un po’ il tasso di brio, non avrebbero guastato due dischi anche al posteriore, in luogo dei tamburi, che oggi (fatta salva l’efficacia del sistema nella maggior parte delle situazioni) trovo anacronistici.
Il giorno seguente, lasciate le biciclette a casa, è giocoforza proseguita la prova, questa volta a carte invertite ossia salendo dal versante più severo e proseguendo più su, verso San Primo, così da immedesimarsi in una situazione tipica da gita in montagna. Tanti tornanti, pendenze “alpine” e asfalto più che umido non hanno messo in crisi la Mazdina che, se la si tiene su di giri e le si chiede di soffrire un po’, riesce anche a dispensare qualche emozione…
Inevitabile, davanti a un’autunnale polenta concia, la riflessione finale… Ero riuscito a vivere il Jinba Ittai, il rapporto cavallo/cavaliere? Non credo, ma quello guidatore/auto è stato soddisfacente. La Mazda2 non è un’automobile che entusiasma, ma ha comunque lasciato un piacevole ricordo e senza bisogno del Toblerone.

 

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