Mi mancherà, la piccola cabrio inglese. Perché quando viaggi tanto e passi tante ore al volante, l’auto diventa la tua piccola casa. E dopo 10 giorni ininterrotti di viaggio, la MINI è diventata “disordinatamente” mia, nostra. Riempita di roba, vissuta fino all’ultimo dei suoi 385 cm, capace di trasformare il viaggio stesso in vacanza. Spesso il tragitto che ci separa dalla meta vacanziera è fonte di stress e frustrazione. Abbiamo fretta di arrivare, seguiamo percorsi “convenzionali” il navigatore è impostato sul “percorso più rapido” e i fine settimana da bollino nero, affrontati con la targa dell’auto che ci precede come unico panorama non sono proprio il massimo.

CAMBIO DI PROSPETTIVA

Cambiando prospettiva e togliendo il tetto, però, le cose possono cambiare completamente. L’auto scoperta cabrio o roadster che sia è la chiave che consente di trasformare un semplice spostamento in vacanza. Se la scoperta è poi una MINI lo spostamento diventa una vacanza divertente, perché la piccola a cielo aperto made in Oxford aggiunge quell’elemento di guida “pepata” capace di avvicinare il mondo dell’auto a quello della moto. Rettilinei? Vade retro! Con la MINI l’unica cosa che ti vien voglia di cercare sono le curve e la MINI Cabrio è in grado di unire il gusto per la bella guida a quello, sottile, del viaggio a cielo aperto. Un’esperienza che va provata almeno una volta nella vita, che ti fa “vivere” la strada invece che solo vederla da un finestrino da spettatore passivo. Caldo, freddo, profumi, vento. Tutto fa parte di un gioco che rende un viaggio decisamente diverso, sicuramente molto più divertente.

Parte così questo itinerario, un lungo giro che da Milano arriva fino a Santa Maria di Leuca, il punto più estremo del tacco dello Stivale; quasi 4.000 km alla ricerca di curve, panorami, borghi, mare. Cercando di tenersi lontani dalle autostrade e cercando di tenere il tetto più aperto possibile.

SPIRITO DI ADATTAMENTO

Auto che avvicina il mondo delle 4 ruote a quello delle moto, dicevo. Ed è tutto vero soprattutto se guidi capelli al vento. Viaggiare in cabrio richiede già un certo spirito di adattamento, viaggiare in MINI Cabrio non prescinde da una capacità di razionalizzazione e compattazione del bagaglio del tutto simile a quella di un viaggio in moto. 215 litri è tutto il volume che vi concederà il bagagliaio, spazio a cui, viaggiando in due, si aggiunge però quello dei sedili posteriori, presenti più per immagine che per reale  spirito di servizio. Perché di ospiti lì dietro ce ne stanno ben pochi e perché, la MINI cabrio si gusta in due, con il frangivento rigorosamente montato (altrimenti il giro d’aria rende la vita impossibile già a velocità basse) e i due sedili posteriori a fare da baule aggiuntivo, utile per tutte le cose da tenere a portata di mano.

In questo modo puoi viverla scoprendo le tante facce di una cabrio come questa. Che, diciamo, può ovviamente viaggiare chiusa ma DEVE viaggiare aperta per quanto più tempo possibile. Carino, tra i mille “giochini” di cui la MINI (un’auto che per fortuna non ha mai voglia di smettere di giocare) dispone il timer “always open” che conta le ore in cui si guida a cielo aperto. Puntualmente resettato alla partenza, alla fine del nostro viaggio ne aveva contate oltre 20. Poche? No. Va detto che tra le tante cose che si scoprono viaggiando in cabrio e che non è sempre umanamente possibile viaggiare al sole. Soprattutto se si viaggia a latitudini meridionali, le ore centrali della giornata sono off limits, perché a certe ore il sole picchia come un fabbro sulla testa e nemmeno il cappellino di ordinanza è sufficiente.

SMART SOLUTION

Caricati quindi i bagagli indispensabili (ma nulla di più) per una decina di giorni nel piccolo ma sfruttabile vano (aiutato nell’accesso altrimenti ostico dal sistema “easy access” che sgancia la parte inferiore della capotte consentendo di alzarla e inserire senza fatica i borsoni), siamo pronti per il nostro viaggio lungo lo stivale. Un viaggio che la MINI invoglia ad allungare, prendendo la strada più lunga e bella e non la più breve e comoda. Non vi stupisca quindi il fatto che per raggiungere la destinazione finale (Santa Maria di Leuca) siamo passati da Parma, La Spezia, Volterra, San Giminiano, Cortona, Spoleto, Civitanova Marche, tutto il periplo del Gargano, Matera. Tanta strada statale che porta a scoprire un’Italia meravigliosa, da ogni punto di vista. Borghi arroccati traboccanti di storia, campi di girasoli, campi di grano, panorami mozzafiato che dalla montagna vedono il mare. Tutto “cucito” da strade, a volte sconnesse altre perfette, che attraversano Appennini e montagne, ma soprattutto non sono quasi mai rettilinee o noiose.

SI NUTRE DI CURVE

Strade perfette per la MINI Cabrio che di curve si nutre, e ti nutre. Acceleratore reattivo, sterzo diretto, pensi alla traiettoria e lei la ha già fatta; sebbene sia diventata più “matura” e forse meno estrema e kartistica rispetto alla prima serie, la MINI ti lascia sul palato quel bel sapore che solo le auto di rango riescono a lasciare dopo che le hai guidate. Senza il tetto in metallo, la scocca diventa un pelo più flessibile e in questo ci guadagna il comfort -soprattutto nelle mappature “Mid” e “Green” quando le sospensioni lavorano un po’ più rilassate- che concede anche lunghe giornate di guida senza spezzarti la schiena. La mappatura “Sport” invece tira la MINI come un giaguaro pronto all’attacco, l’acceleratore è ancora più sensibile, il rollio soccombe all’assetto rigido la precisione di guida aumenta. Ma questa modalità di guida a parer mio va tenuta presente solo nel momento in cui si vuole guidare sul serio e la strada ci asseconda con un asfalto perfetto. Altrimenti… Keep calm, apri il tetto e goditi il viaggio. Il viaggio in cabrio è bello anche perché ti inocula il morbo dell’andamento lento, quel mood che ti porta a guidare rilassato godendoti tutto quel che ti sta intorno e… sopra.

MOTORE GIUSTO

Il motore Diesel 2.0 litri da 170 cv della Cooper SD abbinato al cambio automatico a 7 rapporti è la ciliegina sulla torta per una MINI che vuole offrire non solo performance, ma anche costi di gestione accettabili. Beve poco, spinge tanto. La rapportatura è lunga (il contagiri staziona sempre tra i 2 e i 3000 giri) e il motore non urla mai (anche se il rumore, molto sommesso, non manca di carattere) ma la MINI è leggera e il coppione del quattro cilindri che scarica a terra 360 Nm a soli 1500 giri assicura spinta e gusto. Tutto questo accontentandosi di bere poco gasolio visto che in poco meno di 4.000 km di viaggio la media si è attestata sui 6,7 litri per 100 km. Forse non è il motore giusto per i puristi che amano sentire rombo e scoppiettii del motore Cooper a benzina da 192 cv. Ma onestamente rinuncio volentieri a 12 km/h di velocità massima e mezzo secondo nello zero-cento per un abbattimento dei costi di gestione non trascurabile.

TANTE FACCE

Completamente aperta, completamente chiusa. Chi crede che la guida in cabrio sia fatta solo di queste due opzioni è in errore. In realtà le opzioni si moltiplicano (tutto aperto finestrini abbassati, tutto aperto finestrini alzati, tetto chiuso tutti i finestrini abbassati, solo parte anteriore del tetto -scorrevole- aperta) e durante il viaggio le abbiamo potute sperimentare tutte giocando anche con l’aria condizionata, che quando guidi a tetto aperto ma con i finestrini sollevati aiuta a creare all’interno dell’abitacolo un microclima più gradevole rispetto all’inferno di calore che certe giornate di questa estate ci ha regalato. Così come il riscaldamento consente di guidare a cielo aperto anche in giornata con clima rigido, cosa questa che ho imparato da amici del nord Europa, luoghi dove le cabrio sono amatissime.

GIORNO DOPO GIORNO

Così giorno dopo giorno quell’abitacolo un po’ angusto, quei sedili avvolgenti, quegli spazi a bordo che, pian piano, hai riempito di cose sparpagliate, quel navigatore che ogni volta che imposti l’itinerario ti fa prendere stradine sconosciute e minuscole quasi avesse nei suoi chip lo spirito MINI diventano elemento integrale della vacanza. “Scappottiamo?” diventa la parola d’ordine appena saliti in auto. Perché una volta che hai assaporato il gusto della guida senza tetto, farne a meno è piuttosto difficile. Sì la MINI mi mancherà.