In un mondo in cui apparire conta più che essere, ci sono ancora auto in grado di distinguersi. La Porsche 911 Targa 4 è sicuramente una di queste. Con il suo piccolo tetto in tela, il roll bar in acciaio satinato (un punto fisso di tutte le Targa), il fascino senza tempo.  Fascino è unico, perché il concetto stesso di Targa appartiene a Porsche che a metà degli anni 60 s’inventò questo “crossover” tra coupé e cabrio.

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Quanto sappia essere sexy quest’auto lo capisci ogni volta che ne hai il volante tra le mani. Ti muovi, la guardano. Ti fermi, la guardano. La parcheggi, la guardano e poi ti guardano. Astenersi timidi e riservati, la Porsche 911 Targa 4 mette inevitabilmente in mostra. Una supercar in tutto e per tutto. Però resta una Porsche, un’auto speciale che sa fare l’auto normale.

La dinastia delle Targa di Stoccarda nasce nel 1965 con le prime 911 e 912, cui venne dato questo nome in onore della “550 Spyder” con la quale Umberto Maglioli vinse la Targa Florio del 1956, conquistando il primo successo della Porsche in una gara internazionale. La dinastia che prosegue ancora oggi con la 911 Targa 4, ultima erede della stirpe, che nel frattempo ha abbandonato il tettuccio rigido a favore di uno in tela e ha mollato i motori aspirati per lasciar spazio al 6 cilindri boxer 3.0 biturbo capace di 370 cv di potenza e 450 Nm di coppia. Scelta oculata quella del motore della Porsche 911 Targa 4, che ha consentito di aumentare le prestazioni e ridurre contestualmente i consumi del 12%.

PIU’ LARGA DIETRO

La trazione integrale, analogamente alla precedente generazione, si abbina all’allargamento della carreggiata posteriore di 44 mm rispetto allo standard; la presenza delle quattro ruote motrici è immediatamente riconoscibile grazie alla barra luminosa che raccorda i gruppi ottici al retrotreno. Lo schema prevede un giunto a lamelle a controllo elettronico e deriva dalla “sorella” 911 Turbo. La Porsche 911 Targa 4 in prova, con trasmissione a doppia frizione PDK a 7 rapporti e pacchetto opzionale Sport Chrono, scatta da 0 a 100 km/h in 4,1 secondi.

MANETTINO

Analogamente a quanto avvenuto per le 911 a trazione posteriore, anche sulla Targa spunta il “manettino” al volante, cioè il comando che adatta in base a diversi programmi di marcia – integrato nel pacchetto Sport Chrono– l’erogazione del propulsore, la taratura delle sospensioni, la servoassistenza dello sterzo e il sound dello scarico. Oltre al manettino qui c’è il “pulsantino”: ai setup Normal, Sport, Sport+ e Individual si aggiunge, infatti, il comando “Sport Response” che per 20 secondi, in qualsiasi mappatura si stia viaggiando, spinge tutto al massimo (pressione del turbo, setting sospensioni, sound eccetera) per consentire un sorpasso o semplicemente godere di 20 secondi di pura adrenalina. Come a dire: al mio via scatenate l’inferno.

Oltre al volante sportivo a tre razze con gli inediti comandi integrati, sulla Targa è prevista di serie la versione 2.0 del sistema d’infotainment Porsche Communication Management con touchscreen da 7 pollici e compatibilità Apple CarPlay; sistema corredabile di Wi-Fi di bordo e navigazione arricchita dalle informazioni fornite da Google Earth e Streetview. In allestimento base la “nostra” Targa 4 costa 121.346 euro. Ovviamente è impossibile resistere alle tentazioni degli accessori, alcuni imprescindibili, per cui arrivare a 144.000 euro non è così difficile. Potendo, naturalmente.

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Novembre 1980 un piccolo Cordara allora tredicenne viene accompagnato dal padre a EICMA per vedere la bicicletta nuova (allora c’erano anche le bici). Folgorazione! Al piccolo Cordara non interessano affatto le bici, vede quelle cose strane con due ruote e un motore e non capisce più niente. Malato per la moto, malato per la velocità. Quell’EICMA crea un vortice che non si è ancora fermato e che lo ha portato a viaggiare in tutto il mondo a correre praticamente con qualsiasi cosa (dal Gilera DNA all’Harley-Davidson passando anche per sportive “normali") e in qualsiasi luogo. Il punto di non ritorno? Correre la mitica 8 ore di Suzuka nel 2008. Tester “since 1992” ha provato praticamente tutto ciò che si muove su ruote. Insieme a Edoardo Margiotta e Marco Selvetti ha creato RED e, visto che ha anche un tesserino da giornalista, si dà da fare come direttore responsabile. Ah, ora si è pure appassionato alle biciclette. Stai a vedere che suo padre aveva ragione?